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Testata Giornalistica Telematica n.1/12

#Viaggiodellamemoria – Sami, il nonno di noi tutti: “Ci sono cose che non si possono cancellare” (video)

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15 Aprile
13:30 2019
(di Alessandro Andrelli) Le sue mani, la stretta della sua grande mano, i suoi occhi così dolci, il suo sorriso, sono molteplici i fattori che colpiscono la mente umana incontrando a Cracovia Sami Modiano, 88 anni, reduce dalla “fabbrica di morte” come la definisce lui davanti a centinaia di studenti, di Auschwitz-Birkenau.

Nella prima serata (domenica 14 aprile) trascorsa insieme ad oltre 600 studenti della regione Lazio, Sami e le sorelle Andra e Tatiana Bucci, riescono con tremenda trasparenza, drammaticità e cruda semplicità a raccontare la prima parte della loro storia, fino all’arresto e l’abominevole viaggio verso la Polonia, la seconda verrà raccontata dopo la visita in programma oggi ai campi di sterminio.
Sami racconta con immutata sofferenza, con dettagli minuziosi e spesso cruenti. Non era più un bambino, ma aveva 13 anni, e ricorda benissimo tutto di quegli anni tremendi, specie Auschwitz-Birkenau. “Come posso dimenticare, non si può, non si deve dimenticare”. Il viaggio in nave da Rodi, prima e poi quello in treno verso la Polonia sono momenti di una crudeltà disumana: “Eravamo delle bestie, trattati come animali, anzi all’inizio del viaggio in nave fummo gettati nelle stive dove ancora c’erano escrementi animali, senza la minima umanità”.

C’è una frase però, tra le prime pronunciate da Sami che sconvolge i ragazzi presenti in sala: “Mi cacciarono dalla scuola perché ero ebreo, non riesco a capire perché un ragazzo potesse subire una tale violenza“. Mamma Diana e soprattutto Papà Giacobbe sono sempre nei ricordi di Sami, uomo che purtroppo non ha avuto figli in vita, ma che ha deciso, grazie all’impegno in questi anni dei vari governi regionali di diventare il “nonno di noi tutti”. E’ incredibile l’amore che i ragazzi nutrono per Sami. Le sue parole, forse la sua durezza, il suo determinato e voluto cinismo sono elementi di una modernità disarmante. “Meno male la mia mamma è morta a Rodi. Sarebbe stata tra le prime a morire perché era malata di cuore, e come tutti sarebbe stata buttata in mare o scaraventata fuori dal treno come un sacco di patate. Mia madre ha avuto una tomba dove riposare in pace, lei sì, loro no, non l’avranno mai e questo è un gesto di una bestialità inimmaginabile”.

E’ il nonno che tutti noi ricordiamo, già perché è proprio questo il pensiero che sinceramente anche vi scrive ha avuto, ripensando ai miei nonni e ai loro tremendi racconti bellici. Un nonno dal cuore grandissimo, ma dallo sguardo a volte anche severo, perché la vita è dura, a volte ingiusta e nel suo caso è stata drammaticamente di una violenza e crudezza  che lascia senza fiato.

Ha la potenza di un leader Sami, di colui che riesce a tenere a bada con le parole centinaia e centinaia di ragazzi. Nessuno probabilmente sarebbe in grado di farlo. E poi ha qualcosa che pochi adulti riescono a dimostrare nei confronti dei giovani, la disponibilità e la speranza nel domani. Sami non dice mai di no, le sue mani stringono giovani vite con determinazione e raggiante semplicità. Foto? “Quante ne volete, ma non dimenticate, non permettete a nessuno che questi orrori vengano dimenticati“. Per Sami ogni anno tornare ad Auschwitz-Birkenau è una grandissima sofferenza. Rivivere quello sterminio, ciò che i suoi occhi hanno visto e non possono dimenticare, è un chiaro messaggio alle nuove generazioni: “ASCOLTATEMI”. Mostra il braccio sinistro dove è tatuato B7456, il numero di matricola dato dai tedeschi.

Grazie nonno Sami, che Dio possa darti la possibilità di raccontare ancora per tanti anni le atrocità di quello sterminio. Perché i giovani, il mondo ne ha bisogno, ne avrà sempre più bisogno!

Alessandro Andrelli

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