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Veroli – Coronavirus, zero contagi alla Città Bianca. La RSA combatte contro il nemico e vince

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Veroli – Coronavirus, zero contagi alla Città Bianca. La RSA combatte contro il nemico e vince
03 Maggio
10:49 2020

 

 

 

Da oltre una settimana non si registrano contagi, il dato è incoraggiante ma la guardia è ancora alta.

Migliorano le condizioni dei pazienti Covid positivi, tanti sono già tornati a casa e stanno bene. Il virus non ha risparmiato gli operatori, anche loro in via di guarigione. La situazione è in continuo divenire, il peggio sembra però essere passato. C’è ancora tanto da fare. Vietato arrendersi o fare previsioni.

E’ il dottor Carmine Romaniello, Clinical Risk Manager gruppo Ini, a spiegarci qual è la situazione.

Quando sono scoppiati i primi casi a Città Bianca e quali misure avete adottato?

I primi casi sono scoppiati lo scorso 21 marzo. Sono state adottate tutte le misure necessarie che avevamo già adottato dal 24 febbraio, come da procedura scritta: la sorveglianza degli operatori, il blocco dei familiari dal 9 marzo.

Come avete gestito la comunicazione con i parenti dei pazienti?

Abbiamo messo a disposizione alcuni Tablet con assistente sociale e anche psicologo che mettevano in comunicazione tramite videochiamate i pazienti con i congiunti. Un servizio che funziona ancora oggi. Ovviamente le informazioni mediche venivano fornite telefonicamente e in forma privata ai familiari.

Quanti Covid positivi avete avuto?

Abbiamo avuto fino ad un massimo di 70 pazienti positivi ma asintomatici

Fino a quando Città Bianca è diventata una Rsa Covid. Cosa ha comportato ciò?

E’ stato un passaggio naturale perché ancor prima che la Regione ci riconoscesse clinica Covid, avevamo già diviso la struttura in due: secondo e terzo piano dedicati ai pazienti positivi, con percorso isolato sia per i pazienti che per gli operatori, mentre il primo piano dedicato ai negativi. La quasi totalità dei nostri pazienti non presentava sintomi evidenti: abbiamo, quindi, scelto di fare i tamponi a tutti, operatori compresi. Oggi, a distanza di un mese, stiamo facendo il secondo giro di tamponi agli operatori.

Qual è stata la difficoltà maggiore in questo percorso?

La difficoltà maggiore è stata sicuramente nel gestire la suddivisione dei pazienti. La struttura è stata modificata anche dal punto di vista architettonico. Abbiamo dovuto costruire gli spogliatoi per gli operatori. L’obiettivo era non far comunicare il personale sanitario che lavorava nell’area dei positivi con gli altri.

Qual è la situazione attuale?

Da più di una settimana stiamo dimettendo i pazienti, sia quelli che ci provengono dall’area Covid sia i nostri pazienti della riabilitazione. Sono quasi due settimane che non abbiamo casi positivi. Gli operatori sono al secondo prelievo e sono negativi

Previsioni per il futuro?

Purtroppo l’evoluzione di questa malattia è piuttosto anomala. Sicuramente quanto fatto sta dando dei risultati. Abbiamo cercato di isolare il prima possibile i pazienti positivi, evitando che il contagio si diffondesse e questa è stata una mossa vincente. Non sappiamo però cosa ci riserva il futuro. Su alcuni pazienti stiamo effettuando test sierologici per valutare se hanno prodotto anticorpi. Ogni giorno osserviamo dei fenomeni e cerchiamo di regolarci di conseguenza. La speranza è che non ci siano nuovi casi sul territorio, ma nessuno può averne la certezza.

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