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Valcomino – Rimesso in libertà Benito Colarossi: “Pensavo fosse un cinghiale, era già accasciato a terra”

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Valcomino – Rimesso in libertà Benito Colarossi: “Pensavo fosse un cinghiale, era già accasciato a terra”
14 Marzo
21:00 2019

 

 

 

 

 

 

E’ stato rimesso in libertà Benito Colarossi, il 76enne di Gallinaro che sabato scorso ha accidentalmente investito Ferent Patrasc, 53enne di Gallinaro. Il tragico episodio è ancora al centro dell’attenzione dell’intera comunità valligiana, ma è importante fare chiarezza.

Sì, perché dopo una meticolosa indagine da parte dei Carabinieri di San Donato e di altri militari operanti, si è fatta strada l’ipotesi che il signor Patrasc fosse già a terra nel momento dell’investimento. Lo stesso Colarossi ha più volte ribadito che pensava sinceramente che si trattasse di un cinghiale accasciato sul tratto stradale della 509 che si trova a pochi metri dal cimitero comunale. Ieri il signor Benito Colarossi, a giudizio direttissimo presso il Tribunale di Cassino è stato difeso dall’avvocato Filippo Visocchi. “Pansavo fosse un cinghiale appena investito. C’erano altre auto ferme al lato della strada, ecco perché non mi sono fermato: ma non sono fuggito“. Si è difeso con queste parole, davanti al Gip, il 76enne che fino a ieri si trovava agli arresti domiciliari. Ora l’uomo è indagato a piede libero per fuga a seguito di omicidio stradale, poiché il Gip di cassino, il dottor Scalera, su richiesta dell’avvocato Visocchi, lo ha rimesso in libertà. Nei suoi confronti non è stata applicata alcuna misura. In base alla ricostruzione fornita al Magistrato dall’ex albergatore, ormai pensionato, il 53enne investito era già disteso a terra sulla carreggiata, in un tratto particolarmente buio e, una volta notato l’ostacolo, l’impatto era inevitabile. “Due auto che mi precedevano – ha sottolineato l’uomo più volte al suo avvocato – si sono accostate, sono sfilate al lato della strada e mi sono così trovato davanti un ostacolo che non potevo evitare: ci sono passato sopra. Se solo avessi immaginato che si trattava di una persona, mi sarei fermato per prestare soccorso“. Il signor Colarossi è apparso visibilmente provato, anche data l’età, dal tragico accaduto, ma ha continuato a raccontare la sua verità: di essere certo di aver investito un cinghiale e non una persona, di non essere fuggito e di essersi addirittura fermato in un bar lì vicino e di essere rincasato a Settefrati, dopo aver bevuto un’acqua tonica e aver salutato alcuni amici. Va inoltre ricordato che i Carabinieri di San Donato lo hanno rintracciato dopo aver individuato la sua auto, un’Alfa 147 bianca e in seguito a varie testimonianze. Così, sabato sera, è stato subito sottoposto all’alcoltest che rilevato un tasso alcolemico pari a 0.55. Ma non era in stato di ebrezza e non gli è stata contestata l’aggravante per l’omicidio stradale, che viene determinato una volta superato il tasso di 1,50 grammi. Ora si attende l’esito dell’autopsia sulla salma di Ferent Patrasc, eseguita dalla dottoressa Daniela Lucidi lunedì scorso e alla quale il Pubblico Ministero Beatrice Siravo ha chiesto di verificare, alla luce delle cause di morte, anche il posizionamento del pastore romeno al momento dell’investimento. In tal senso, si potrebbe luce sull’ipotesi che il 53enne era già accasciato a terra. Entro circa 60 giorni sono previsti i risultati dell’esame autoptico che, unitamente ai rilievi effettuati dai Carabinieri sulla strada statale 509, verranno esaminati dal Pm. Tra qualche mese si conoscerà l’esito delle indagini su questo tragico incidente che ha colpito l’intera Valle.

Caterina Paglia

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