Strangolagalli – Emergenza Covid-19, Cinellips racconta la sua odissea | TG24.info
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Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Strangolagalli – Emergenza Covid-19, Cinellips racconta la sua odissea

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Strangolagalli – Emergenza Covid-19, Cinellips racconta la sua odissea
11 Aprile
12:25 2021

 

 

 

Enzo Cinelli poliziotto e custode del punto 113 della via Francigena del Sud, racconta la sua personale esperienza di malato covid.

Già gravato da un precedente ictus, Cinellips si è ritrovato a combattere contro il virus insieme ai suoi familiari, risultata purtroppo positiva. Giorni difficili che il coraggioso pellegrino, simbolo dell’ospitalità umile, ha voluto condividere con gli altri.

‘Voglio umilmente raccontarvi la pessima esperienza con il Covid-19. Sicuramente più invasiva e dolorosa dell’Ictus. Ero molto attento e scrupoloso, certo non da escludere un eventuale temuto contagio: vita monastica domiciliare, con una famiglia protettiva. Tutto bene per un anno o quasi dall’inizio di marzo 2020, quando a malincuore ho dovuto chiudere l’Ospitalità povera donativa del punto 113. Ero particolarmente soddisfatto del recupero fisico e psicologico dopo l’ictus. Egoisticamente, anche in virtù del mio esser cinellips, mi sono ricavato una bolla, contornandomi di piccoli ma funzionali comfort, con i problemi quotidiani demandati principalmente alla famiglia. Il 2 febbraio 2021, per non farmi mancare nulla, ho dovuto far ricorso allo ZAC per un’ernia Inguinale. Operazione riuscita. Nel frattempo, da navigatore, ho fatto vari viaggi a Roma, in auto con le sole figlie Ilaria e Lorena (le chiamo Angeli Custodi) in vari nosocomi. Mi sentivo bene sia fisicamente che moralmente e non solo, anche per aver ritrovato un rapporto fraterno con Giovanni, che è poi motivo di sprint e gioia di vivere. Grazie a FB, rivivere i trascorsi è energia speciale, scoprendo che sono al contempo ‘fonte’ di energia per tanti che hanno la bontà di seguirmi. Il 24 febbraio inizia il ‘travaglio’ Covid a casa Cinelli! Test molecolare comunicato alle figlie al Gemelli, entrambe positive, con la secondogenita subito ricoverata per altri motivi al reparto Ginecologia (tante le positive). La primogenita asintomatica ai domiciliari e poche ore dopo tutti positivi. Mia moglie viene subito ricoverata allo Spaziani di Frosinone con polmonite di 2-3 livello medio. Anche io positivo, ma si decide dopo accurato consulto medico, dovuto anche a mia ridotta autosufficienza (invalidità al 100% ed accompagno), ad una cura mirata domiciliare. A parte un picco di febbre a 38.3, tutti i valori clinici sono nella norma, grazie a Dio. Si va avanti per qualche giorno, sino al tardo pomeriggio di venerdì 5 marzo. La situazione clinica è stabile, non migliora, ma neanche peggiora, mi sento in forze e continuo a condurre una vita regolare, anche ricamando. In serata un mancamento, subito l’ambulanza mi trasporta allo Spaziani, dove sono già a conoscenza dei miei trascorsi. Rimango per qualche ora in ambulanza, fa freddo (servono più coperte negli ospedali). Fortunatamente verso mezzanotte è il mio turno, nel girone dell’Inferno di Dantesca memoria, TAC ed altri esami clinici mi rassicurano: polmonite di 3 livello bilaterale. Vengo collocato nella ex nova tensostruttura, in attesa di essere trasferito in una RSA disponibile. Trasferimento che avviene nel primo pomeriggio di sabato presso la struttura sanitaria INI di Tivoli, settore Covid. Condizioni cliniche buone, ossigeno bocca naso, cosciente ma non autosufficiente tra nutrizione e soprattutto medicine, che mi vengono sistematicamente tritate e somministrate. Personale medico, infermieristico e non solo, efficiente e molto disponibile, come lo avevo già riscontrato all’ospedale di Frosinone: grazie Angeli di cuore con il camice bianco. A parole non riesco ad esprimere il mio sentimento profondo di gratitudine, ma sappiate che c’è. Trascorrono le ore, i giorni, con le condizioni sanitarie sono stabili: ancora positivo. La mobilità è ridotta al minimo. Non si può passeggiare neanche lungo corridoio. In compenso, senza particolare sforzo, riesco a fare ogni due giorni la doccia, barba, lavaggio abbigliamento autonomamente. Credetemi non era affatto scontato, anzi la ritengo una personale vittoria, niente di straordinario, da medaglia sul petto! Sabato pomeriggio 20 marzo, mi cala un panno bianco alla vista, mi duole la testa, si accentua la dislessia con la voce che diventa afona, rantolosa ed inizio a non sentire gli arti sinistri. Si opta per ricovero presso un ospedale. In ambulanza, vengo trasferito al Policlinico Umberto I di Roma. Sempre in codice Rosso, subito Tac ed altri esami sono nella norma. Lentamente riprendo un pò di mobilità. Le condizioni fisiche migliorano. Anche se resto positivo, i medici d’intesa decidono per le dimissioni controllate, considerato anche la disposizione domestica che mette al sicuro da ogni contagio. Supportato in maniera magistrale dai miei Angeli Custodi, procede in maniera lenta, ma costante la convalescenza, che a detta di tutti, sarà lunga e complessa e lascerà degli strali sui polmoni e non solo. Ci vuole fede, determinazione e tanto altro, per andare avanti, ma io voglio raccontare ancora! Non doveva succedere, ma è successo. Purtroppo, il repentino regredire di tutti i miglioramenti fisici e psiche acquisiti tramite la riabilitazione motoria e logopedia acquisita con impegno e fatica negli ultimi 15 mesi è andato vanificato in pochi attimi. Con la bilancia che segna 59kg scarsi, ma DEVO RICOMINCIARE, con un pensiero sempre rivolto a chi non ce l’ha fatta, in primis al collega di alamari Alessandro Lombardi, scomparso poche settimane fa. Mente, grinta e determinazione ci sono convintamente, senza SE e senza MA. Andiamo avanti!’.

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