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Serie B – Conferenza Salvini: “Nessun processo, ne scuse, siamo uniti e positivi” (video)

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26 Settembre
17:20 2019
(di Alessandro Andrelli) Oltre 30 minuti di monologo iniziale, più di 1 ora di conferenza stampa. Il direttore Ernesto Salvini ha fortemente desiderato questo appuntamento con la stampa, per chiarire la propria posizione  dopo appena cinque giornate di campionato del suo Frosinone, del Frosinone targato Salvini-Nesta, in quello che è il 14esimo anno nel club gialloazzurro. Ecco i passaggi più importanti della sua conferenza, e chiaramente il video integrale del suo monologo iniziale, rivolto principalmente ai tifosi, nessuno escluso.

  • “… Lo avevamo detto che sarebbe stata una stagione work-in progress. Credo che non sia il momento dei processi, ne tanto meno delle scuse. Un dirigente di calcio dovrebbe chiedere scusa quando si accorge di aver lucrato su operazioni societarie o di aver portato giocatori solo perché amico dei procuratori. Un dirigente che deve chiedere scusa è un dirigente che lavora in malafede. E’ giustissimo che arrivino le critiche. Nascondersi dietro gli altri non va bene. Io posso non essere il massimo, ci sono tanti colleghi più bravi di me. Il passato è stato importante perchè ci ha dato una cognizione nuova nel quale poter vivere oggi”.
  • “Non c’è alcun retroscena da fare. Quando c’è da fare il punto della situazione e quando ci sono i sentimenti delle persone di mezzo, non ci si può esimere. E’ un momento di prendere parte alla discussione sulle vicende quotidiane. Abbiamo subito la retrocessione dalla A e ci siamo rimboccati le maniche. Ci sono stati dei cambiamenti. In coscienza non posso rinnegare nulla di quello che è stato fatto. Tante strategie sono state partorite da me, e spesso hanno avuto bisogno di essere supportate. Ribadisco che volevamo fare qualcosa di più.
  • L’operazione convincimento di “Proseguire il progetto” è riuscita con tutti tranne con uno (Ciofani ndr). Il pensiero è andato sul ragionamento che noi abbiamo perso due occasioni. Non abbiamo sfruttato le due stagioni di serie A. L’errore principale è stato quello di non sfruttare la prima promozione e farne tesoro. Chi lavora può sbagliare, e non abbiamo fatto tutto il possibile. Sapevamo che questa stagione sarebbe stata di cambiamento, con un calcio molto diverso. In un campionato così difficile, il partire benissimo non garantisce il successo finale, il partire malissimo o male ti da molta più pressione. Quando una società cerca di trattenere quasi nella totalità i migliori giocatori, vuol dire insistere sul percorso già intrapreso. Quando poi ascoltando anche il tecnico si riesce a portare a casa giocatori che sulla carta davano l’idea di essere in grado di coprire le lacune che avevamo, io credo che non si tratta di una presidenza minimale ma che vuole rilanciarsi.
  • Non possiamo essere contenti dell’andamento. Però abbiamo la coscienza di fare le cose secondo criterio. Il messaggio che vorrei dare è questo, a prescindere da chi dirige o indossa la maglia, la cosa in assoluto da salvaguardare è il bene della maglia stessa. Il tifoso è la cosa a cui tiene di più. Se chi indossa questa maglia ha difficoltà nel potersi esprimere, non è il momento delle critiche e non è questa la migliore medicina. E’ il presidente che muove ogni cosa. Il proprietario vero è il tifoso, lo dice sempre il presidente. Non è un’esagerazione secondo me.
  • Abbiamo una staff tecnico preparatissimo, che può avere un po’ di inesperienza. Tutti gli allenatori che ci hanno regalato soddisfazioni sono cresciuti con noi. E nell’indole della società. Quando prendi un tecnico che ha poca esperienza, dovrà avere la possibilità di commettere qualche errore, anche perché l’allenatore perfetto non esiste. Siamo consapevoli che ai giocatori è stato dato un compito più difficile, cioè fare un calcio diverso. Questo porterà e porta delle difficoltà, che devono e che verranno superate il prima possibile, e di questo ne siamo consapevoli. Le critiche sono sacrosante.
  • Il messaggio che vorrei arrivasse è questo: “Indubbiamente il momento non è semplice, indubbiamente crediamo nel lavoro fatto e continueremo a crederci. Se il tifoso ha a cuore la maglia e la società, deve ragionare ed essere positivo. Ciò che era l’intento iniziale di tutti, non si sta concretizzando, per tanti motivi. Non siamo stati neanche fortunati in questo. Occorre continuità in tutto. Se riusciamo a capire questo, e sopratutto ci riesce il tifoso, vale a dire che il bene del Frosinone passa attraverso gli interpreti della stagione. Questi interpreti vanno aiutati in maniera positiva. Non è il momento di fare processi, il lavoro alla fine pagherà”.

Ecco le domande dei giornalisti e le risposte di Salvini.

Come sta intervenendo la società?
“Siamo stati carote e bastone in passato ed era più semplice. Quest’anno è più difficile, perché abbiamo preteso di più. E’ da stupidi interrompere un progetto appena iniziato. E’ da stupidi non tentare il possibile per far sì che questo progetto posso svilupparsi”.
Gli infortunati come stanno?
“Dionisi conoscendolo penso che entro 10 giorni possa tornare in gruppo. Rhoden è ok, e credo sotto l’aspetto fisico non ne ha. Szymiński sta recuperando anche se il trauma alla mandibola è stato davvero brutto. Bardi è uscito ieri mattina dall’ospedale. Abbiamo vissuto qualche frazione abbastanza intensa e di paura. Ha avuto un trauma cranico. Spero possa in dieci giorni possa tornare a disposizione”.
La mancanza di aggressività può dipendere da una preparazione troppo dura?
“Estrapolo la prestazione di Perugia dalle altre, è stata brutta e abbiamo fatto un passo indietro. Non c’è alcun tipo di frizione nella squadra. L’allenatore accetta il dialogo. I nuovi si sono inseriti anche meglio, con volontà di mettersi a disposizione. E’ un percorso che andrà superato e sono sicuro potrà dare le sue soddisfazioni. Hanno lavorato tanto in fase di preparazione. Non è giusto parlare di condizione atletica, ma semmai di potrebbe essere quella mancata soddisfazione che arriva quando metti tanto impegno e non arrivano i risultati. Siamo in ritardo rispetto alle aspettative, sia nei punti che nello sviluppo di calcio programmato. Tempo e serenità ci aiuteranno, ma non può essere solo la società a trasmetterlo. Finchè c’è la possibilità di sostenerlo tutti ci dobbiamo impegnare”.
La società cosa dice al tecnico?
“Non è stato detto di fare quello che vuoi. E’ stato detto di continuare a fare ciò che abbiamo impostato. Qualcosa nella partita di martedì si è sbagliato. Non è rimescolando le carte e gettando le ortiche che si ottengono risultato. Il cambiamento del modulo in corsa di martedì secondo me era dovuto per l’inerzia di quella partita. Il Perugia ha dimostrato di essere ben preparata e noi probabilmente non lo eravamo”.
Soddisfatto del percorso intrapreso finora?
“Se questi obiettivi fossero stati rispettati non saremmo probabilmente qui. E’ chiaro che tutto quello che è successo esternamente e internamente alle partite… Quello che ci spetta è fare il nostro lavoro nel migliore dei modi. L’interesse cresce per questa azienda e questa passione. Non possiamo scherzare con questo sentimento. Il progetto è sano e giusto e deve maturare”.

Necessità di tempo possa rappresentare un alibi per tutti?
Alla quinta giornata no, sarà difficile, adesso no. L’annotazione è corretta ma oggi è una presa di coscienza, non è un alibi.

Alessandro Andrelli

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