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Editoriale – Frosinone: un calciomercato invernale “chirurgico” e moderno

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Editoriale – Frosinone: un calciomercato invernale “chirurgico” e moderno
03 Febbraio
15:43 2021
Quante squadre in Italia cambieranno modulo dopo la sessione di calciomercato invernale?

Fra Serie A e B probabilmente soltanto una, il Frosinone. Già questo basterebbe a giudicare positivamente l’operato di Guido Angelozzi, alla sua prima sessione di mercato dietro la scrivania giallazzurra.

Federico Dionisi

L’ex dirigente dello Spezia è riuscito a consegnare a mister Nesta gli elementi necessari per abbondare il 3-5-2 e sposare il 4-3-2-1, modulo che nelle ultime uscite l’allenatore romano ha già proposto e che ora potrà sfruttare appieno, dopo gli innesti di Millico, Brignola e Iemmello. Parliamo di un terzetto di giocatori offensivi di assoluto livello per la Serie B: il capocannoniere della scorsa stagione e due giovani con doti tecniche importanti che in questa seconda parte di stagione saranno ulteriormente motivati dagli Europei Under 21. A finanziare i loro arrivi il risparmio sugli ingaggi di Ardemagni e Dionisi, anche se la gestione del caso inerente quest’ultimo potrebbe essere l’unico neo, finora, della gestione Angelozzi. In effetti il trattamento riservato all’attaccante reatino, specialmente se lo si analizza dal punto di vista umano, non è stato esemplare. Ma mettendo da parte i sentimenti e limitandosi a un cinico calcolo, emerge il fatto che è stato depennato dal libro paga un giocatore che non rientrava più nel progetto tecnico della società. Certo, pensare a Dionisi come a un semplice dipendente non è facile, ma ormai è questa la logica che guida tutti i club che sono delle vere e proprie aziende.

Andrea Beghetto

Allargando il discorso agli altri reparti si registrano le partenze di Tabanelli e Beghetto con l’arrivo del solo Vitale. Sulla carta il centrocampo ne esce indebolito ma bisogna tenere presente che entrambi, pur essendo ottimi elementi per la categoria, non rientravano più nelle priorità del tecnico. Giusto, allora, sacrificare due giocatori che non erano più titolari per fare cassa (risparmiando sull’ingaggio e/o ricavando qualcosa dalla cessione), per investire le risorse sull’attacco, reparto che deve fronteggiare l’infortunio di Ciano e che finora ha reso sotto le aspettative, come dimostrano i soli 19 gol segnati. A questo va aggiunto che qualche mese era arrivato (fra lo scetticismo generale) Boloca, giocatore pescato fra i dilettanti dallo stesso Angelozzi e dal suo collaboratore Pietro Doronzo, rivelatosi col tempo molto utile nello scacchiere giallazzurro

Senza parlare dell’arrivo (a parametro zero) del portiere Vettorel, classe 2000, oltre alle cessioni in prestito dei giovani Giordani e Volpe, rispettivamente alla Fiorentina per un’esperienza di alto livello e al Catania per trovare spazio in una piazza importante.

Guido Angelozzi

Insomma degli interventi chirurgici da parte di Angelozzi, capace di tagliare dove possibile per integrare nei ruoli che necessitavano degli interventi, senza richiedere spese ulteriori alla proprietà. Niente male per essere la prima sessione da dirigente del Frosinone, in un periodo economicamente difficile per tutti e in un mercato, quello invernale, notoriamente più complesso di quello estivo. Da non sottovalutare nemmeno le tempistiche di trattative condotte a lungo ma chiuse solamente nel finale, strappando alle controparti condizioni più vantaggiose di quelle che ci sarebbero state qualche settimana prima. Iemmello, Brignola, Vettorel e Vitale in entrata; Beghetto, Giordani, Volpe e Tabanelli in uscita: un totale di otto operazioni concluse nelle ultime ore di mercato, quando la pressione aumenta e pesa moltissimo la pazienza di chi ha vissuto decine di sessioni nella propria carriera.

Oltre al mero calcolo di entrate, uscite, spese e incassi c’è da sottolineare l’avvio di un nuovo tipo di gestione sportiva da parte del Frosinone. Una visione più moderna, basata sul principio che i top club italiani stanno seguendo negli ultimi anni: avere nella propria orbita il maggior numero possibile di giovani, valutando all’occorrenza se lanciarli, farli crescere altrove o cederli. Sempre con un duplice obiettivo: quello sportivo che consiste nel coltivare potenziali talenti e quello gestionale di generare plusvalenze, piccole o grandi che siano. Due cose che finora ai giallazzurri erano riuscite solamente in rare occasioni e che invece ora dovranno diventare l’abitudine. Il presidente Stirpe l’aveva chiesto espressamente e nei limiti del possibile è già stato accontentato: l’operato di Angelozzi va nella direzione indicata dal patron per modernizzare e rendere più efficiente il management della sua amata creatura.

 

Roberto Caporilli

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