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EDITORIALE – Frosinone, è stato un viaggio straordinario…Grazie “Matusa”!

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EDITORIALE – Frosinone, è stato un viaggio straordinario…Grazie “Matusa”!
09 Ottobre
17:15 2017
E così il Matusa ha chiuso i battenti per sempre.

Il “Green day” di ieri è stato l’ultimo giorno utile per visitare l’ormai ex stadio dei giallazzurri destinato a diventare parco cittadino. L’apertura prevista per la primavera prossima, mostrerà il nuovo volto del Comunale, ma fino ad allora i lavori proseguiranno a porte chiuse. Le curve e il settore distinti sono stati smantellati completamente e hanno lasciato il posto a cementate troppo vuote. Non è stato difficile sentire questa o quella persona dire “povero Matusa!” oppure “che impressione!” o ancora “che strano vederlo così…”. Entrati all’interno del campo, ora secco e senza porte, il silenzio è stato obbligatorio. Tutto sembrava così strano che a tratti si poteva pensare che il Leone non avesse mai giocato lì, che il calcio non avesse mai fatto visita a quei luoghi, che il “Matusa” non fosse mai esistito. E improvvisamente è stato facile vergognarsi. Vergognarsi di averlo abbandonato. Vergognarsi di aver gioito per l’apertura del “Benito Stirpe”. Vergognarsi per aver desiderato così ardentemente lo stadio nuovo. Come un nonno che non si va a trovare da tempo, il Matusa sembrava osservare tutti con quell’aria bonaria di rimprovero mista a tenerezza di chi sa di non essere più necessario. Di chi ha tanto da raccontare ma preferisce tenerlo per sé. Di chi è triste di dover partire con la consapevolezza di non poter tornare più. Tutti indugiavano, tutti sembravano non voler uscire. Tutti sapevano che quelle che stavano rubando con gli occhi o con i telefonini sarebbero state le ultimissime immagini del Matusa vegliato dal Campanile. Nessuno dimenticherà le vittorie e le sconfitte, le urla e le lacrime, le gioie e le delusioni. Nessuno dimenticherà quanto sia stato semplice sentirsi felici fra quelle mura. Nessuno dimenticherà il sole su Frosinone, il giallo e l’azzurro a colorare la Curva Nord e l’inno cantato a squarciagola quasi a dimenticare tutti i problemi. E se il “Benito Stirpe” è il simbolo della modernità e il figlio dei tempi che cambiano, il Comunale resterà sempre l’emblema di quel calcio vecchio stile, tutto sudore, tigna e cuore, che non esiste più. Come il primo amore, al quale si pensa sempre con un sorriso e un pizzico di nostalgia, così resterà negli anni a venire il caro, vecchio, indimenticabile…Matusa.

 

Elena Picchi

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