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EDITORIALE – A Frosinone, nel 2019, le bandiere valgono ancora più dei soldi

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EDITORIALE – A Frosinone, nel 2019, le bandiere valgono ancora più dei soldi
11 Febbraio
10:00 2019
“Ormai il calcio è un business”.

Una di quelle frasi trite e ritrite, impregnate di quel pressappochismo che va tanto di moda in questo Paese negli ultimi mesi. I tempi cambiano, il mondo si evolve e ormai intorno al pallone di soldi ormai ne girano tanti, è vero, il che però non è necessariamente un fattore negativo.

Al di là di questo, non è detto che con così tanti milioni in ballo non ci sia ancora spazio per i sentimenti. E a volte avviene qualcosa che ci ricorda come questo splendido gioco, in fondo, sia sempre legato alla magia di 22 signori che rincorrono una sfera su un tappeto verde.

L’abbiamo presa un po’ alla lontana ma il preambolo era necessario per attribuire il giusto valore a quanto avvenuto ieri pomeriggio a “Marassi”, dove il Frosinone ha ottenuto un insperato quanto meritato 0-1. La rete decisiva porta la firma di uno che, di gol pesanti, negli ultimi anni ne ha realizzati tanti e non ha alcuna intenzione di fermarsi. Uno che qualche decina di giorni fa sembrava avere la valigia in mano, direzione Pescara o Cremona, dato che la società giallazzurra aveva ricevute offerte troppo allettanti per essere rifiutate. Quando sul piatto ci sono quasi 2 milioni di euro per un giocatore di 34 anni che non è neanche titolare è difficile chiamarsi indietro. E infatti sembrava tutto fatto, prima con la Cremonese e poi con il Pescara.

Invece no. Daniel è voluto restare, la società non l’ha voluto vendere. Perché un capitano non abbandona la sua nave in cattive acque, perché non sarebbe stato giusto snaturare ancora una rosa che aveva già perso troppi punti di riferimento, perché vanno bene la rivoluzione e le esigenze tattiche ma il senso di appartenenza, al calciomercato, mica lo vendono. Una lunga serie di motivazioni, tutte dettate dal cuore più che dalla ragione, che alla fine hanno portato alla scelta giusta. La domanda però è legittima: quante piccole avrebbero tenuto il loro Ciofani di fronte a opportunità del genere? La risposta la sappiamo e possiamo dircela con orgoglio: nessuna. Nel 2019 a Frosinone le bandiere contano ancora, nonostante la scellerata rivoluzione estiva. E contano più delle plusvalenze, dei moduli, di quei soldi che in questo weekend riecheggiano in tutta Italia insieme a note che all’apparenza di sanremese hanno ben poco.

Così alla fine sei rimasto, Daniel. E i tifosi lo hanno apprezzato, nonostante qualche mugugno nessuno ti ha mai considerato un peso, non ti preoccupare. Perché i gol vanno e vengono, le categorie anche, ma alla fine la gente più di ogni altra cosa vuole sentirsi rappresentata e tu sai farlo come pochi altri. Un giocatore che incarna l’anima di un popolo intero: magari non elegante o spettacolare, ma generoso e soprattutto concreto, tignoso come piace a noi. Uno che quando conta la butta dentro senza badare tanto all’apparenza. Uno che gioca con il cuore e questo, a Frosinone, conta ancora più dei soldi.

 

Roberto Caporilli

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