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Calcio – Ripresa, presidente Gravina: “Speriamo che la stagione possa terminare a porte aperte. Quarantena? Problema da risolvere”

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Calcio – Ripresa, presidente Gravina: “Speriamo che la stagione possa terminare a porte aperte. Quarantena? Problema da risolvere”
01 Giugno
19:50 2020
Gabriele Gravina, presidente della FIGC, ha detto la sua riguardo la ripresa dei campionati.

Ecco le sue dichiarazioni, rilasciate a Tutti Convocati sulle frequenze di Radio24: 

Il momento più difficile? Ce ne sono state diversi, forse dico quando la Francia ha rinunciato a far ripartire il proprio campionato. Quando una big five viene meno mentre le altre stanno decidendo sai che può avere un peso, ma abbiamo mantenuto la barra dritta e il risultato c’è mi pare. Io sono realista, mi rendo conto che esistono dei rischi ancora molto attivi, legati non solo all’andamento della curva epidemiologica, ma anche ad aspetti culturali che predominano all’interno del nostro mondo, della nostra società civile e sportiva. Quarantena? Il calcio non ha mai chiesto scorciatoie o sconti. Oggi esistono delle norme chiare, che consentono di poter proseguire l’attività, isolando un atleta o un professionista dello staff, continuando gli allenamenti. Sappiamo che è prevista questa norma, l’auspicio è che a breve, una settimana prima dell’inizio dei tornei, quindi della Coppa Italia, si possa rivalutare: manderemo una nuova proposta al Governo, nella speranza che venga rivisitata. Oggi, teoricamente, ma probabilmente anche in pratica, crea grande ansia e preoccupazione. Rimostranze dei calciatori? Su alcune sono d’accordo, altre sono discutibili. Credo che in un momento di grande tensione, generato da una situazione di grandissima emergenza, ciascuna componente abbia avanzato delle proposte da valutare, alcune legittime e altre meno, alcune discutibili e altre meno. I calciatori sono una parte fondamentale, ma come tutti sanno che per uscire dall’emergenza bisogna stare tutti insieme. E stare tutti insieme non significa portare a casa il miglior risultato possibile, ma anche fare qualche piccola rinuncia. Rapporto con Spadafora? Ottimo, costante, di confronto. La sua prudenza è stata un atteggiamento strategico, tattico se volete, che ha consentito al calcio di arrivare nelle migliori condizioni per poter dire oggi che si può partire. È inutile nascondere che dei momenti di tensione ci sono stati, ma è avvenuto perché c’era voglia di accelerare in un processo che, devo dire, oggi sarebbe stato dannoso per il nostro sistema, considerati alcuni rischi di positività. Tifosi allo stadio? È un auspicio, me lo auguro di cuore. Sto seguendo l’andamento della disponibilità all’interno dei teatri e delle arene per le manifestazioni culturali. È impensabile che, con tutte le precauzioni, in uno stadio da 60 o 80 mila posti, non ci possa essere una percentuale minima di persone. Mi auguro che anche così arrivi un segnale di speranza per il Paese, che ricompenserebbe tanti appassionati di calcio“.

E.P.

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