Aggiornato alle: 20:35 di Mercoledi 20 Febbraio 2019
Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Sora – Una tragedia mai dimenticata: il disastro dell’Itavia (foto)

 ULTIME NOTIZIE
Sora – Una tragedia mai dimenticata: il disastro dell’Itavia (foto)
30 Marzo
18:14 2016

 

 

 

 

53 anni fa la tragedia dell’Itavia, il DC-3 che si schiantò sulle montagne sorane. Riproponiamo un contributo di grande interesse e suggestione nonchè una ricostruzione precisa e dettagliata a cura del Club Alpino Italiano.

“Il 30 marzo del 1963, un piovoso sabato sera, la montagna che da secoli protegge e cinge la città di Sora, Serra Alta, fu teatro di una tragedia che turbò ed emozionò le vite di migliaia di persone. L’aereo DC-3 dell’ITAVIA partito dall’aereoporto di Pescara alle ore 18.30 e diretto a Ciampino si abbatté contro il ripido costone della montagna, probabilmente a causa delle avverse condizioni metereologiche e di un’incerta visibilità dovuta ad un forte temporale in atto. aereoDall’ultimo contatto avuto tra il comandante e la torre di controllo, alle ore 19.25, il pilota comunicò di avere di fronte la parete buia di una montagna e tentava di rialzare l’apparecchio di quaranta metri per evitare l’impatto. Purtroppo non vi riuscì. Otto le vittime totali: tre i membri dell’equipaggio (il comandante pilota Ernesto Roggero; il secondo pilota Erminio Bonfatti ed il sergente marconista Angelo Lombruno); e cinque i passeggeri civili: il nobile Nicola Marcello, Marco Di Michele (cancelliere del tribunale di Pescara), l’avvocato Guido Mancini (vice presidente dell’Itavia), Leon Bruno Angeloni e l’industriale americano Martin Gebel.

La notizia della tragedia si sparse velocemente in tutta la città, anche a seguito del forte boato di motore d’aereo che cercava di prendere quota che si avvertì distintamente nelle zone prossime al monte. Subito si mise in moto la macchina dei soccorsi. Fondamentale fu l’impegno della sezione sorana del Club Alpino Italiano nell’individuazione dell’aereo, nel recupero delle salme e nel loro trasporto a Sora. La prima squadra dei soci Cai composta da Giuseppe Marsella, Raffaele Monaco, Gianni Gasbarrini, Giuseppe Barone ed Alberto Florio, partì alle ore 4.00 del mattino, in ritardo rispetto alle forze dell’ordine, con l’equipaggiamento d’alta montagna per puntare su Balsorano e seguire per Sambucito, affrontando la costa ripida ed accidentata tra masse rocciose ed una spessa coltre di neve. aereo1Nonostante fossero partiti dopo, avendo percorso la “direttissima” i volontari del Cai furono i primi a giungere sul luogo del disastro. Raccapricciante lo spettacolo che si presentò agli occhi dei soccorritori, ovunque vi erano rottami dell’aereo; dei nove corpi, sette a seguito dell’impatto, furono sbalzati fuori della carlinga, due rimasero seduti alle poltrone. Una volta arrivati sul luogo anche i “boscaioli” della Selva, si iniziò a ricomporre le salme, inserendole in sacchi di juta. Terminata questa operazione iniziò il lungo trasporto a valle, reso difficoltoso a causa della presenza della neve. Fu il presidente del Cai, dr. Luigi Savona, ad aver portato per primo a Sora la notizia del ritrovamento dei cadaveri e l’imminente arrivo degli altri componenti della squadra Cai con le salme. Giunte a Sora, le salme delle otto vittime, dopo esser state identificate, furono ricomposte nell’obitorio dell’Ospedale civile, dove arrivarono verso le ore 16.20 del 1 aprile. Il giorno successivo, nella chiesa di Santa Restituta, furono celebrate le solenni esequie dal delegato vescovile don Vincenzo Marciano. Molte le personalità civili e militari presenti, assieme a numerose testate giornaliste nazionali che seguirono fin da subito l’accaduto. Nel giorno dei funerali una seconda squadra dei soci Cai composta da Gino Savona, Gianni Gasbarrini, Giuseppe Marsella, Raffaele Severini, Orlando Saccucci, Giulio Gemmiti, Giuseppe Barone, ed Oscar Gasbarrini, ritornarono sul luogo della tragedia per recuperare altri oggetti. aereo2

Come riportato in vari articoli di giornale, in città la sera del 1 aprile, si notava una certa animazione ed amarezza da parte dei soci Cai e dei boscaioli della Selva e di tutta la popolazione che li appoggiava e li ringraziava; difatti le autorità sminuirono l’apporto dei volontari nel ritrovamento dell’aereo, cercando loro stesse di non fare brutta figura dinanzi ai giornalisti. Questo comportamento fu subito smascherato, soprattutto perché fu sotto gli occhi di tutti il modo di vagare alla cieca dei militari lungo i sentieri boscosi del monte che non conoscevano affatto. Fu così grazie all’impegno spontaneo e fattivo dei soci Cai e degli abitanti della Selva che le salme del Serra Alta furono tempestivamente ritrovate e condotte a valle. Impegno questo che ancora oggi vede impegnati gli iscritti al nostro storico sodalizio, come dimostrano gli interventi dello scorso anno nel recupero di due dispersi, di cui l’uno sul Serra Alta, portato quest’ultimo a buon fine grazie al diretto intervento di un giovane socio Cai il quale, solo ed al buio, ha saputo ritrovare il sentiero che conduce sulla vetta del monte riportando a valle, dove si erano fermate le pattuglie dei soccorritori, il disperso”.

Articoli Correlati

LE PIU' LETTE