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Sora – “Tortura anche sul corpo di Serena”, così Gugliemo ieri al dibattito sui casi Mollicone e Cucchi

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Sora – “Tortura anche sul corpo di Serena”, così Gugliemo ieri al dibattito sui casi Mollicone e Cucchi
27 Ottobre
15:27 2018

 

 

 

(di Irene Mizzoni) Una figlia e un fratello.

Due giovani strappati alla vita, uccisi con violenza, senza pietà. Quanto dolore e rabbia nelle vicende, umana prima e giudiziaria poi, di Serena Mollicone e Stefano Cucchi. Due ragazzi con vite differenti ma ora uniti dal tragico destino. Come si può accettare che la propria figlia o il proprio figlio/fratello perdano la vita quando si trovano nel cuore dello Stato, nell’avamposto della Legge? Entrambi sono morti in una caserma dove dovrebbero esserci solo e soltanto eroici difensori che sentono forte il dovere di proteggerci, di stare dalla parte degli onesti, dei deboli. E’ bene sottolinearlo, perchè è così: la gran parte delle donne e degli uomini che indossano una divisa sono dalla nostra parte, ci proteggono e ci aiutano. E’ per questo, per noi cittadini e per tutti coloro che onorano il giuramento fatto quotidianamente, che casi del genere non devono verificarsi. Stato di Diritto, Principio di Legalità, Garantismo. Ecco quello che non può e non deve mancare. “Uccidere” non è accettabile. “Arbitrario” non è ammissibile. La Giustizia non può essere mala-giustizia. Oggi è soltanto grazie a chi onora quella divisa che i casi di Serena e Stefano sono ormai vicinissimi alla verità. Il grazie va e andrà sempre a quelle donne e quegli uomini che prestano servizio per lo Stato e che scelgono la Giustizia, la Verità. Anche se fa male, anche se ci sembra impossibile.

<<Per tanti anni – ha detto Guglielmo Mollicone – ho creduto che Serena fosse morta in quella caserma per un incidente. Ho creduto anche, forse per soffrire di meno, che uno schiaffo, una spinta l’avesse fatta sbattere a quella famosa porta e poi lasciata morire per terra. Invece, dalle analisi fatte, la dottoressa Cattaneo ha trovato sul corpo di Serena una vera tortura. Qui parliamo di tortura. E’ accaduto in quell’appartamento attiguo alla caserma dove c’erano dei militari al piano di sotto e un maresciallo che non sentiva niente, anzi, neanche quando arrivavano urla mentre stavano picchiando Serena, con calci e pugni, è uscito con una scusa per evitare di intervenire su e mettere fine a quello che stava avvenendo in quell’appartamento. Come si fa a non intervenire mentre una ragazza di 18 anni e mezzo viene picchiata selvaggiamente?

<<Quello che vedrete stasera – ha detto Ilaria Cucchi – è il caso di mio fratello che va oltre il caso giudiziario. E’ la storia di Stefano. Quella verità che è così chiara e che vedrete nel film, ha fatto una fatica enorme ad entrare anche in un’aula giudiziaria. Mio fratello è morto 9 anni fa e oggi siamo al punto in cui si celebra un processo a coloro che ne hanno causato la morte. E’ stata dura, è stata difficile ma oggi possiamo dire che anche per Stefano Cucchi ci sarà Giustizia. Quello che vi chiedo è soltanto una cosa: di porvi delle domande. Questo film è anche molto attuale perchè racconta la violazione dei diritti dell’essere umano e siccome oggi viviamo in un momento nel quale si sta facendo passare il concetto che i diritti sono sacrificabili per obiettivi superiori… Chiedetevi, è questa la società che vogliamo?>>.

IreMiz

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