Aggiornato alle: 04:00 di Giovedi 17 Ottobre 2019
Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Sora – Scritta contro il direttore di Tg24 sul muro della redazione

 ULTIME NOTIZIE
Sora – Scritta contro il direttore di Tg24 sul muro della redazione
16 Settembre
10:57 2019

 

 

 

 

 

(di Alessandro Andrelli) Faccio il giornalista da circa vent’anni. Ho imparato sulla strada quella che considero una vera e propria missione. Non si fa il giornalista così, come magari si decidono di fare tanti altri nobili mestieri. E’ una professione complessa, dove tutto spesso è in discussione, dove ogni parola pesa come un macigno, e dove il peso delle proprie idee, non sempre riscuote consensi, o esaltazioni popolari. Ho avuto tanti nobili maestri, molti dei quali purtroppo non sono più in vita.

Ed è grazie a loro, ai sacrifici fatti in questi anni, e a tanto altro se ho avuto la fortuna di lavorare prima per la carta stampata, poi per uffici stampa, poi per emittenti radiofoniche, poi per emittenti televisive, e ora per un giornale online. Essere direttore responsabile di una testata giornalistica può sembrare un concetto abbastanza “antico”, ma spesso viene sottovalutato, e si considera inefficace ai fini pratici di quello che oggi è il concetto di informazione.
Oggi fare il giornalista, e per me dirigere un giornale online che ha raggiunto punte di 2,3 milioni di pagine lette, è un privilegio, ma non così semplice. Spesso è poco più di una passione, per pochi di noi continua ad essere un lavoro regolarmente retribuito, per molti è solo diventata una vetrina, in attesa chissà forse un giorno di un’opportunità. Il giornalista racconta e difende la collettività, ma chi conosce poi le difficoltà di chi vive nella comunicazione? Quasi nessuno! Internet ha divorato gran parte dei progetti editoriali, lo si era ampiamente preannunciato. La realtà è soprattutto che non c’è volontà di investire in questo mondo, o di affidarsi ai giornalisti. La libertà di espressione è spesso un concetto che si legge sui manuali, nelle tesine universitarie, e basta.
Sabato la redazione si accorge che di fianco al portone d’ingresso, siamo in pieno centro a Sora, è comparsa la scritta “Andrelli servo”. Un po’ come venne fatto nel periodo fascista agli ebrei per questioni razziali, si è voluto etichetta un’abitazione, un esercizio commerciale, un luogo di passaggio, in maniera denigratoria per la propria ideologia.
Motivo? Avere una linea editoriale, esprimere il proprio pensiero nel rispetto delle regole deontologiche e farlo nel pieno possesso delle proprie facoltà. Lavorare per una testata giornalistica è anche questo, avere una propria idea politica e condividerne il pensiero con l’editore. “Servo” starebbe per: “schiavo”, “assoggettato”, “sottomesso”! Ci vuole del gran coraggio a pensare una tale falsità, e lo dico con il sorriso. La scritta è stata preparare ad hoc con una tecnica molto conosciuta nell’ambiente dei writer, quindi anche con cura nei particolari. Non è necessario rispondere agli ignoti “artisti” che l’hanno realizzata, ma la parola utilizzata sotto il nome del direttore responsabile di una testata giornalistica regolarmente registrata,  è grave e diffamante.

Le centinaia di problematiche risolte da Tg24 sono sotto gli occhi di tutti. Le iniziative editoriali, e le battaglie legali oltre che civili e culturali intraprese non verranno intaccate. Tacere su questa “scritta”, non era e non è giusto, per il rispetto che nutro verso il gruppo di lavoro, e la società che edita il più letto giornale online della provincia di Frosinone. Ma soprattutto nei confronti di me stesso e del cognome con il quale mi onoro di firmare ogni articolo e sopratutto la testata online Tg24.  C’è chi vorrebbe del “servilismo” nella società moderna su tutti i fronti. Perché il più forte è sempre colui che alza la voce, minaccia, o magari si rende autore di atti vandalici di così basso livello? Beh, con me non funziona e non funzionerà mai! Ah, dimenticavo, la telecamera pubblica di videosorveglianza nel vicolo della redazione è inattiva,  strano ma vero!
Tanto dovevo a tutti, e come disse il presidente Pertini: “Alla più perfetta delle dittature preferirò sempre la più imperfetta delle democrazie”.

Alessandro Andrelli

Articoli Correlati

LE PIU' LETTE