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Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Sora – Muore e lascia una ricca eredità a due conoscenti, la famiglia all’estero denuncia

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Sora – Muore e lascia una ricca eredità a due conoscenti, la famiglia all’estero denuncia
13 Novembre
20:35 2018

 

 

 

Sono state ascoltate quest’oggi in Procura a Cassino due persone che, secondo gli inquirenti, a vario titolo avrebbero potuto fornire elementi utili a chiarire una vicenda resa nota venerdì scorso, quando presso il cimitero comunale di Sora è stata riesumata la salma di un anziano ingegnere deceduto a maggio scorso. L’uomo, vedovo e senza figli, avrebbe lasciato i propri beni, circa 650mila euro e tre immobili (due a Sora e uno a Roma), a due conoscenti che si sono presi cura di lui fino alla fine della sua vita terrena.

La salma è stata riesumata a seguito di due denunce presentate dai parenti. Questi, risiedendo in Venezuela, hanno appreso la notizia del decesso dell’anziano solo poco tempo fa, cioè quando sono tornati in Italia. Una volta in terra ciociara hanno saputo della morte del parente, dei funerali e del contenuto del testamento. Nella scrittura, l’uomo avrebbe espresso  oltre alla volontà di essere cremato, anche la volontà di lasciare il proprio patrimonio – quale gestore – al comandante della polizia locale di Sora. Le indagini sono scattate dopo la denuncia dei parenti che parrebbero avere dubbi sul testamento. Ieri, dopo la riesumazione della salma, presso l’Istituto di Medicina Legale di Cassino si sono svolte le operazioni peritali. Le indagini sono in corso e le ipotesi al vaglio paiono essere diverse. Come è ovvio che sia infatti, sulla vicenda vige il massimo riserbo ma al momento risultano essere due le persone iscritte nel registro degli indagati. Le ipotesi di reato a loro carico sono falsità in testamento olografo, circonvenzione e abbandono di incapace. Gli indagati nel pomeriggio di oggi, attraverso i propri legali, l’avvocato Filomena Zaccardi e l’avvocato Giancarlo Corsetti, hanno diramato la nota che riportiamo di seguito:

 

Parlano i legali degli indagati

«Crediamo che “commentare” un’attività investigativa in corso sia profondamente sbagliato: infatti, siamo convinti che la difesa debba essere svolta nelle sedi giudiziarie, nella consapevolezza che le decisioni della Magistratura non si commentano, neppure indirettamente.
Purtroppo, però, lo “strepitus fori” che accompagna questo caso ci induce ad una lettura “ragionata” dei fatti, di cui è premessa imprescindibile la piena ed assoluta fiducia -nostra e dei nostri assistiti- nell’operato della Magistratura, nella consapevolezza che essa svolgerà con serietà ed obiettività gli accertamenti del caso, facendo luce sulla vicenda che ingiustamente coinvolge i Signori Dei Cicchi e Vermiglio.

Proprio a tale proposito, desideriamo sottolineare con forza che proprio i nostri assistiti -al fine di fare piena luce sui fatti su cui verte l’indagine- hanno chiesto formalmente che un perito, nominato dal Gip, accerti le circostanze della dipartita del compianto Ing. Domenico Tollis; ciò, non solo per l’evidente interesse alla prova della verità dei fatti, ma anche al fine di onorare la volontà dell’Ingegnere (contestata sia in sede penale che civile) di essere sottoposto al procedimento di cremazione, volontà contestata da alcuni parenti, di cui diremo di qui a poco.

Va detto, infatti, che il Dott. Dei Cicchi è stato coinvolto in questa indagine, unitamente al Signor Vermiglio, quando era sul punto di dare esecuzione ad una serie di disposizioni che il defunto Ing. Tollis gli aveva consegnato, in vita, fidando nell’operato di due persone che lo avevano sostenuto ed aiutato nei suoi ultimi anni.
Vale a dire, solo a mo’ d’esempio: la cremazione della salma, appunto; il lascito di una somma di denaro al Centro Anziani di Sora; la donazione di un immobile in favore della Confraternita San Silvestro Papa; la costituzione di una “ricca biblioteca” in favore del Comune di Sora, e molte altre ancora.

Queste disposizioni del defunto Ingegnere sono rimaste -allo stato- inattuate, a seguito di due denunce, praticamente identiche, di due parenti del defunto, a loro volta legate da un rapporto madre-figlia, una delle quali dimorante da anni in Venezuela, le quali hanno lamentato -in sintesi estrema- la loro estromissione dall’eredità dell’Ingegnere, adombrando reati -di cui le stesse non sono state in grado di offrire, né in sede penale, né in sede civile, alcun elemento di prova valido ed oggettivo- che esistono solo nella “fantasiosa” ricostruzione delle denuncianti.
Del resto, la circostanza dell’estromissione dall’eredità non sorprende chi conosce i fatti, dal momento che i familiari del povero Ingegnere in generale, e le due denuncianti in particolare, non avevano da anni rapporti con lui atteso che, come scritto nel diario lasciato dal defunto, questi li aveva esclusi dalla propria vita a causa della loro condotta.
Molti anni fa, infatti, l’Ing. Tollis, ormai novantenne, vedovo e senza figli, aveva cercato conforto tra i suoi parenti ma questi, secondo quanto riportato sulle pagine del suo diario, gli avevano negato ogni aiuto, ogni assistenza.
In particolare, il 25 maggio 2011, dopo avere avuto un colloquio con le odierne denuncianti, l’Ing. Tollis scriveva:”Ci siamo visti il 25 maggio 2011 con te e tua figlia …… La risposta ben congegnata tra te e tua figlia è stata: NO. Praticamente, vi ho messo alla porta senza saluto formale, come estranei qualsiasi e non “parenti”. Per il vostro diabolico comportamento non meritavate altro. Spero di non vedervi mai più!”.
L’anno successivo tristemente appuntava: “… Oltre ai miei (parenti), anche quelli di … sono introvabili, s’intende prima della mia dipartita perché dopo la mia morte, come di norma!, verranno tutti fuori per avere una parte del “malloppo”. Però del sottoscritto non troveranno un centesimo disponibile: andrà tutto a chi mi darà una mano, una compagnia, una assistenza (se necessario) negli ultimi giorni della mia vita (può essere uno, due, dieci, cento, mille … ecc. giorni”.
Lasciamo a chi legge ogni valutazione, ma –alla stregua di quanto sopra- ci sembra lecito ritenere che l’Ing. Tollis abbia predetto il futuro: i suoi parenti, che quando lui era in vita, lo avevano ignorato, dopo la sua morte, sono “usciti fuori” ed hanno riversato ogni sorta di infamanti accuse contro le persone che sono state vicine all’Ingegnere nei suoi ultimi anni.
Siamo certi che il Signor Dei Cicchi era e sarà ancora, quando questa orribile e mortificante ombra di sospetto si sarà dissolta, pronto a elargire parte dell’eredità a numerose opere pie e istituzioni cattoliche, così come l’Ing. Tollis gli ha chiesto di fare.
Sia chiaro: i nostri assistiti faranno valere i loro diritti in tutte le sedi a ciò deputate e nei limiti in cui la Magistratura riterrà di accordare ad essi tutela, nella consapevolezza di agire rispettando le norme giuridiche e le volontà del compianto Ing. Tollis».

avv. Filomena Zaccardi avv. Giancarlo Corsetti

 

Irene Mizzoni

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