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Sora – La commovente lettera di una figlia per il papà scomparso al tempo del Coronavirus

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Sora – La commovente lettera di una figlia per il papà scomparso al tempo del Coronavirus
31 Marzo
11:23 2020

 

 

 

Le parole sono dell’ingegnere Eugenia Tersigni. Ieri mattina, 30 marzo, ha perso il papà Gabriele. La malattia contro cui lottava da tempo, aggravata dalla piaga del Coronavirus, se lo è portato via. Si è spezzato così il legame terreno più forte, quello tra un genitore e una figlia. In una lunga lettera su Facebook Eugenia ha voluto dire addio a modo suo al papà. Un ultimo saluto negato dalla pandemia che sta affliggendo il mondo intero e che vede tante famiglie soffrire per essere lontani proprio nel momento in cui si vorrebbe essere più vicini. Non manca nel post il ringraziamento ai medici e al personale dello Spaziani di Frosinone, del SS. Trinità di Sora e un pensiero ai tantissimi che in tutti i modi consentiti stanno cercando di essere vicini alla famiglia Tersigni.

Quando muore il tuo papà e tu non puoi essere al suo fianco, né al suo funerale, perché una pandemia mondiale ha reso impossibili anche le cose più semplici che sono sempre apparse scontate, il cuore ti si spacca in mille pezzi e viene spontaneo rivedere la vita trascorsa, come fosse un film. Infinite le immagini. Teneri i ricordi. Quasi 46 anni di vita insieme e di un amore profondo e totalizzante che tanto, e sempre, ha sostenuto il mio cammino, guidando le mie scelte e scaldando il mio cuore. Roccia della mia esistenza, papà è sempre stato al mio fianco, stringendo la mia mano di bambina e fortificando il mio viaggio di donna. Mi ha insegnato il valore dell’onestà, del lavoro, della coerenza, della parola data, della perseveranza e della determinazione. Mi ha sostenuto e motivato, aiutandomi a camminare da sola, pur essendoci sempre, mentre contribuiva in silenzio a farmi crescere. È stato un papà all’ennesima potenza, votato alla sua famiglia, pronto a rimproverarmi in caso di errore ma orgoglioso dei miei traguardi e intento a trasmettermi i suoi valori, per lui capisaldi imprescindibili e linee guida indissolubili nel cammino della vita.

Mosso da fede incrollabile, mi ha insegnato l’importanza di essere vicino al prossimo con lealtà e buon cuore. È stato un vero esempio di presenza. In famiglia come padre, come marito e come nonno. Nelle realtà religiose di San Gabriele e di San Rocco, per le quali ha nutrito profonda abnegazione ed infinita partecipazione. Nelle circostanze di necessità, di bisogno e di malattia che hanno coinvolto parenti, amici e persone che conosceva. Sempre partecipe ad ogni funerale, considerava questa una manifestazione di affetto e rispetto imprescindibile nei confronti di chi aveva lasciato questa terra e nei confronti della famiglia del defunto.
Così è stato e tanto mi ha insegnato.

Il mio papà è volato in cielo all’alba di lunedì 30 marzo, dopo aver lottato contro il mostro del Coronavirus ed essere stato sconfitto a causa di un quadro clinico compromesso dalla malattia che negli ultimi mesi lo aveva assalito. È andato via in silenzio e da solo, senza che io potessi essere al suo fianco. Mi ha salutata in un momento storico senza eguali dove non è possibile fare un funerale, far celebrare una messa cantata o comprare facilmente dei fiori. 

In questo momento di così profondo smarrimento, non posso non ringraziare le tantissime persone che, seppur lontane fisicamente perché impedite da questa guerra invisibile, sono state vicine a lui, a me ed a tutti noi. In tanti hanno fatto l’inimmaginabile, essendoci in ogni modo possibile… prima, durante e dopo. Centinaia le telefonate, i messaggi, i post, le iniziative di saluto e poi il bellissimo articolo degli amici di Tg24.info. Tutti hanno cercato di abbracciare forte il mio cuore, colmandolo di tanto amore, amicizia e calore. Siete stati unici, fantastici, insostituibili. Con le vostre bellissime parole di affetto e di stima, avete dimostrato che la linea di vita tenuta da papà è una linea giusta. Ci tengo a ringraziarvi tutti ed a stringervi forte a me.

Un pensiero particolare va a Paolo Ceccano, alle dottoresse Nucera e Petricca dello Spaziani di Frosinone, nonché a tutti coloro, medici e infermieri, che sono stati vicini a papà nelle ultime ore della sua vita. Nell’assurdità della situazione legata al Coronavirus, si sono dimostrati veri e propri angeli, pronti a lottare fino alla fine per la vita. Un grazie speciale anche al dottor Michele Battista, alla dottoressa Maria Laura Mancini, alla dottoressa Annamaria Fariello ed a tutto il personale del reparto di radioterapia e di oncologia dell’ospedale SS. Trinità di Sora. Dimostrando dolcezza, attenzione e competenza sono sempre riusciti a trasformare un lavoro duro e difficile, in una missione di vita.
Con un sorriso ed una buona parola riscaldano il cuore di chi si trova a combattere una guerra difficile e spesso impari. Un abbraccio grande al dottor Nazareno Lo Martire che con la sua terapia del dolore ha fatto miracoli, alla dottoressa Doriana Matteucci che c’è sempre stata… anche a capodanno, al dottor Vincenzo Manetta sempre disponibile ed al dottor Sandro Vicini, amico insostituibile e sempre presente nei momenti più bui.

Papà ieri è volato in cielo… sicuramente è in un posto migliore, senza più sofferenza né dolore. Voglio credere fermamente a questo, così come lui ci ha sempre creduto e, nonostante non faccia parte della mia natura, accettare la morte come un passaggio positivo guardandola allo stesso modo con cui lui l’ha sempre guardata. Spero di riuscire… spero che lui mi dia la forza di fare questo.
Grazie di cuore a tutti!
Eugenia”

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