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San Donato – In fin di vita su una barella del Pronto Soccorso per una mancata diagnosi, salvato dai reparti chirurgia e rianimazione

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San Donato – In fin di vita su una barella del Pronto Soccorso per una mancata diagnosi, salvato dai reparti chirurgia e rianimazione
12 Febbraio
19:01 2020

 

 

 

In fin di vita al Pronto Soccorso dell’ospedale Santissima Trinità di Sora per un giorno e una notte, viene salvato in extremis grazie ai medici dei reparti di chirurgia e rianimazione. Si tratta di un 46enne di San Donato, marito e padre di tre figli che ha rischiato di non riabbracciare più i propri cari a causa di una mancata diagnosi precoce e per un “codice azzurro” in via sperimentale che indica malori di lieve entità.

“La mattina del 29 gennaio scorso – ha raccontato la signora Tramontozzi di San Donato – mio marito, dopo aver accusato un grave malore, è letteralmente collassato a terra, rompendosi il setto nasale. Notando la perdita di conoscenza, ho immediatamente allertato i sanitari del 118 che lo hanno trasportato al Pronto Soccorso dell’ospedale di Sora. Qui è iniziata la nostra disavventura, dove è rimasto su una barella per un giorno e una notte, medicato soltanto per un trauma facciale. In realtà aveva un’ulcera sanguinante che stava avanzando e, nonostante la gravità delle condizioni in cui versava, non gli è stata fatta una tac o un controllo all’addome. Soltanto dopo le analisi di routine, notati i valori dell’emoglobina in discesa, da 7 a 4, gli è stata fatta una trasfusione di sangue. Ma era tardi: mio marito continuava a rigettare sangue dalla bocca ed era ormai incosciente. Nessun medico lo ha visitato per un giorno e mezzo, ma poi, al cambio di turno, ho alzato la voce, chiedendo altri controlli. Alla fine, vista la gravità delle sue condizioni, mio marito è stato trasferito d’urgenza nel reparto di chirurgia dove è stato sottoposto ad un delicato intervento per oltre 6 ore. Il risultato? E’ salvo, ma gli è stato asportato quasi l’intero stomaco, quando da una semplice gastroscopia si poteva intervenire in tempo per la tipologia di ulcera. Dopo ben cinque giorni in coma farmacologico nel reparto di rianimazione, è sveglio e finalmente ha potuto riabbracciare anche i nostri figli. Ma per tutto il resto della sua vita dovrà mantenere una dieta alimentare differenziata. Al momento si nutre soltanto di omogeneizzati. La tragedia sfiorata poteva essere evitata se al Pronto Soccorso avessero controllato in maniera più attenta lo stato di mio marito, invece di abbandonarlo, come tanti altri pazienti, su una barella. Nonostante tutto, ringrazio di cuore i reparti di chirurgia e di rianimazione per la loro impeccabile onestà e professionalità e il Centro Trasfusionale di Frosinone. Allo stesso tempo – conclude la signora Tramontozzi – stiamo pensando di agire tramite vie legali per far chiarezza sul triste accaduto che non auguro a nessun altro e sulla sperimentazione di questo fantomatico codice azzurro”.

Caterina Paglia

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