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Testata Giornalistica Telematica n.1/12

San Donato – Dal Pronto Soccorso ad Ortopedia, interminabile odissea per un 95enne

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San Donato – Dal Pronto Soccorso ad Ortopedia, interminabile odissea per un 95enne
14 Gennaio
19:45 2020

 

 

 

Anziano si rompe il femore, niente posto e lunghe attese per l’intervento chirurgico. Da qui ha avuto inizio una vera e propria odissea per il signor Mario Leone, un pensionato 95enne di San Donato che, in seguito ad una rovinosa caduta in casa, avvenuta nella mattina di sabato 28 dicembre 2019, è stato soccorso dai figli che hanno immediatamente allertato i sanitari del 118. Trasportato presso l’Ospedale Santissima Trinità di Sora però, l’uomo è rimasto per ore nei corridoi del Pronto Soccorso, in attesa di una sistemazione.

“Mio padre Mario, all’età di 95 anni – ha raccontato la figlia Manuela – dopo una brutta caduta che gli ha causato la rottura del femore, è stato trattato come un paziente di serie B davanti ai miei occhi increduli. Dopo lunghe ore di attesa al Pronto Soccorso infatti, soltanto intorno alle 22 di sera è stato trasferito nel reparto di lunga degenza, anziché in quello di ortopedia. Questo succedeva sabato 28 dicembre. Poi, finalmente, il lunedì successivo ha preso posto in una camera nel reparto di ortopedia, dove i medici hanno deciso di inserirlo in una lista di attesa per l’intervento di cui necessitava. Sembrava essersi aperto uno spiraglio di luce, invece, per oltre tre giorni, mio padre, ogni mattina messo a digiuno e pronto per entrare in sala operatoria, è stato di volta in volta rimandato indietro a causa di interventi più urgenti, rispetto al suo. Dunque, lui era l’ultimo di una misteriosa lista, forse perché ormai avanti con l’età? Ma come può un ospedale trattare un anziano con tale insensibilità? Ero con mio fratello Leonardo e mia madre Marcella a far forza a mio padre Mario, ma era tale il senso di abbandono che ho deciso di protestare a voce alta contro il chirurgo che doveva occuparsi dell’intervento al femore. Soltanto dopo innumerevoli insistenze, il primario ha concesso l’ingresso in sala operatoria e con freddezza si è congedato da tutti noi ad operazione terminata. Poi, come se non bastasse, uscito dalla sala operatoria, mio padre è stato spostato, a nostra insaputa, nel reparto di cardiologia, convinti che avesse avuto un problema al cuore post intervento. Qui, grazie alla cordiale consulenza di una dottoressa di turno, abbiamo deciso di ricondurlo a casa, dove sta seguendo una terapia domiciliare“.

Sembrava un incubo senza fine che fortunatamente si è concluso con un lieto fine. Ma la sanità è ancora una volta nell’occhio del ciclone e una certa trascuratezza sugli anziani, oltre che dalla signora Manuela, è stata già ripetutamente segnalata.

Caterina Paglia

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