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FOCUS – Defibrillatori, quando la modifica di una legge più salvare la vita

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FOCUS – Defibrillatori, quando la modifica di una legge più salvare la vita
13 Marzo
15:45 2018
(di Ester Evangelisti) Portare in salvo una vita è un atto nobile, un atto che solleva anche chi lo compie. Ma quando è una legge a bloccare quell’atto, come si può agire?

In moltissimi luoghi pubblici, oggi, sono presenti i Dae, defibrillatori semiautomatici esterni che, se utilizzanti in tempo, permettono al cuore di torna a battere attraverso una scarica elettrica; possono dunque salvare la vita.

La legge italiana, però, permette l’utilizzo di questi defibrillatori esclusivamente a chi ha frequentato un corso di Basic Life Support and Defibrillation.

Davanti alla legge italiana la vita di una persona può essere messa in salvo solo da chi è competente in materia, “guai” a chi provi a rendersi utile!

È per questo che oggi viene lanciato a gran voce un appello: i cardiologi italiani chiedono che la legge che richiede un certificato specifico per utilizzare il defibrillatore semiautomatico esterno, venga cambiata.

Questo appello, così sentito, è importantissimo: riguarda la vita delle persone, persone che in difficoltà potrebbero essere salvate, potrebbero continuare a sentire il cuore pulsare, la vita fremere nelle loro mani.

Ma se la legge non viene cambiata, quante persone perderanno questa possibilità?

Come viene spiegato anche da Enrico Baldi, medico specializzando in Cardiologia presso l’Università di Pavia e il Policlinico San Matteo di Pavia, i Dae sono macchinari semplicissimi da utilizzare: “guidano l’operatore con delle chiare e semplici istruzioni vocali e decidono da soli se la scarica elettrica è utile o meno, permettendo di erogarla solamente se necessaria”.

I Dae infatti hanno solamente due tasti: uno per accendere il dispositivo e uno per erogare la scarica elettrica. Quella scarica elettrica che lascia scorrere la vita e chiama il cuore, lo scuote, lo fa tornare a “respirare”.

Ciò che si evince dallo studio portato avanti da Baldi e dai suoi collaboratori è chiaro: le persone che sono state soccorse, prima dell’arrivo dell’ambulanza, con il Dae hanno un tasso di sopravvivenza molto più alto, 60%, rispetto a coloro che sono soccorsi solamente in ospedale, 24%.

“Prima si usa il defibrillatore, più possibilità si hanno di salvare la persona”, dice Baldi.

In moltissimi Stati questa legge non esiste, perché forse prima di tutto viene la vita.

Ciò che si dovrebbe capire è che per salvare la vita ad una persona non serve avere un pezzo di carta tra le mani, ma serve la prontezza.

Ciò che non si dovrebbe mai dimenticare è che la vita non aspetta, mai, e quando soffre, s’affanna, deve essere salvata, dobbiamo aiutarla a tornare a respirare.

Non può esserci legge che tenga.

Ester Evangelisti

 

 

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