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Diritto – “Fifa gate”: tutto il mondo è paese

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Diritto – “Fifa gate”: tutto il mondo è paese
09 Giugno
08:14 2015

Caro Lettore,

negli ultimi giorni il mondo del calcio (e non solo) è stato letteralmente sconvolto da quello che ben presto è stato ribattezzato come il “Fifa gate“, ossia da una operazione – condotta dal F.B.I. – che ha portato all’arresto di diversi alti funzionari della F.I.F.A. (Fédération Internationale de Football Association, l’Organo che governa il calcio a livello mondiale) ed alle dimissioni dello storico Presidente, Joseph Blatter.

Stando all’ipotesi accusatoria, fondata su elementi di prova piuttosto inequivoci, si sarebbero verificate dazioni di tangenti ad alcuni membri del Comitato Esecutivo dell’ente o ad alti funzionari e dirigenti per consentire la celebrazione dei Campionati del Mondo di calcio in Sudafrica (effettivamente ivi svoltisi nell’anno 2010) o per condizionare la partecipazione ad eventi di tal genere di questa o quella nazionale: stando sempre a quanto fatto trapelare dalle Autorità inquirenti, l’indagine sarebbe solo all’inizio, essendo emerse anomalie anche con riguardo all’assegnazione di diverse altre manifestazioni facenti capo alla F.I.F.A., così evidenziando un sistema di corruttela diffuso all’interno dell’Organismo.

Ebbene, la prima riflessione che sorge spontanea attiene alla circostanza per cui – dunque – la corruzione non sembrerebbe essere un cancro che affligge solo il Bel Paese, risultando invece presente anche all’estero ed in larga misura: ergo, “tutto il mondo è paese”.

Fatta tale premessa, l’interprete che voglia compiere uno sforzo “esegetico” ulteriore dovrebbe andare alla ricerca delle ragioni che stanno alla base della creazione e dello sviluppo di un sistema di corruttela tanto ramificato: in questo senso, l’esperienza italiana ci pone in posizione di assoluto vantaggio rispetto ad altri Paesi che – per loro fortuna – si sono trovati costretti a studiare il fenomeno solo in epoche recenti.

Una soluzione semplicistica all’oggetto di una tale “ricerca” potrebbe attenere alla forza attrattiva propria del “Dio denaro“, dinnanzi al quale anche le coscienze più limpide tendono storicamente a vacillare: in realtà, l’aspetto economico è – a parere di chi scrive – soltanto una conseguenza del problema, ma non ne rappresenta la causa.

In questo senso, l’esperienza italiana insegna che sono almeno due le circostanze che consentono ad un qualsiasi sistema di corruttela di germogliare e stabilirsi in un’area geografica o in un organismo giuridico: da un lato, l’eccessiva burocrazia; dall’altro lato, l’attribuzione di poteri esorbitanti in capo ad un solo o a pochi soggetti, ovvero la previsione di regole in base alle quali un soggetto riesca a ricoprire un determinato ruolo per anni ed anni.

Quanto all’eccessiva burocrazia, rappresenta un dato di fatto quello per cui la previsione di un sistema di regole e di “passaggi di grado” troppo esasperato, anche se introdotto proprio al pregevole fine di contrastare fenomeni illeciti, finisce invece per agevolarne la consumazione: la presenza di meccanismi farraginosi da “oliare” è terreno fertile tanto per chi intenda scavalcare taluni passaggi teoricamente essenziali (il corruttore), quanto per colui il quale sia disposto a favorire un tale “sveltimento” procedurale a fronte di un vantaggio personale (il corrotto).

Alla stessa stregua, l’accentramento di poteri in capo ad un solo o a pochissimi soggetti (alti funzionari o dirigenti), nonché la previsione di sistemi in base ai quali si consenta ad un soggetto di restare radicato per anni ed anni nell’esercizio perenne della stessa funzione, non può far altro che favorire ancor di più lo sviluppo di un sistema di corruttela: un grande e controverso statista italiano era solito affermare una grande verità, vale a dire che “il potere logora chi non ce l’ha“.

La somma delle due “cause” appena riportate sembra attagliarsi alla perfezione al “Fifa gate“, ma anche a tutti i più importanti casi di cronaca giudiziaria esplosi nel nostro Paese.

Da una parte, infatti, la sofisticata procedura di assegnazione di manifestazioni tanto importanti (il cui immediato risvolto è lo spostamento di cifre iperboliche in favore del Paese assegnatario, al fine di aiutarlo nella costruzione degli stadi e delle strutture di accoglienza necessarie) non ha fatto altro che agevolare lo sviluppo di un sistema corruttivo.

Luigi-Annunziata_2In questo senso, non v’è chi non veda come sarebbe stato sufficiente modificare tali regole: anziché prevedere una procedura di affidamento diretto, basterebbe lasciare al Comitato Esecutivo solo il compito di selezionare almeno tre profili meritevoli, lasciando poi al caso (ad esempio mediante lo sviluppo di un sistema di pubblico sorteggio) la “scelta” dell’assegnazione della manifestazione (e dei conseguenti ingentissimi fondi) a questo o a quel Paese candidato.

La banalità (e la linearità) di una tale soluzione è talmente evidente da far pensare che la sua mancata adozione sia frutto di una scelta consapevole: è palese, infatti, che in tal modo risulterebbe pressoché annientata qualsiasi tentazione di compiere manovre illecite, non potendosi incidere significativamente sull’assegnazione finale.

Dall’altra parte, risulta quantomeno assurdo consentire ad uno stesso soggetto di ricoprire per diciotto anni funzioni apicali di un Organismo avente rilevanza mondiale, essendo oramai previsto in qualsivoglia statuto un limite alla ricandidabilità e/o alla rieleggibilità: il radicamento in ruoli particolarmente delicati fa sì che – in capo al soggetto “radicato” – si sviluppi la malsana idea per cui vi sia una commistione tra la funzione e la persona che la esercita, che dunque si considererà (e, quel che è peggio, sarà considerata) plenipotenziaria dell’ente in questione, di cui disporrà anche perseguendo i propri personali interessi.

Tali considerazioni, figlie dell’esperienza maturata nello studio delle questioni connesse e nel quotidiano confronto con situazioni di tal genere dentro e fuori le aule di Giustizia, si attagliano perfettamente anche alle diverse vicende deflagrate di recente nel nostro Paese e, più nello specifico, nella nostra area geografica: a tal riguardo, preme considerare come – a parere di chi scrive – l’unica soluzione per contrastare efficacemente lo sviluppo di sistemi corruttivi non attiene all’inasprimento delle pene o alla dilatazione dei termini prescrizionali, ma al profondo snellimento della burocrazia ed alla previsione di regole ferree non solo sulla assegnazioni di commesse ad evidenza pubblica, ma anche sui criteri di rapida rotazione nella copertura di determinati ruoli pubblici.

Avv. Luigi Annunziata    

Foro di Roma

 

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