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Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Roma / Sant’Oreste – Lupo morto in strada, forse investito da una macchina

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Roma / Sant’Oreste – Lupo morto in strada, forse investito da una macchina
15 Settembre
17:30 2021

 

 

La carcassa di uno lupo è stata recuperata dai Carabinieri Forestale alcuni giorni fa, indagini sulle cause del decesso all’Istituto di Zooprofilassi.

Lo scorso lunedì 13 settembre i Carabinieri Forestale della Stazione di Sant’Oreste sono intervenuti in località Pantano per la segnalazione di un lupo selvatico trovato morto in strada. Molto probabilmente il lupo è stato investito da un mezzo di passaggio, l’animale si trovava al centro della Strada Provinciale 21. I militari con il supporto dei medici veterinari della Asl hanno accertato il decesso dell’animale, si tratta di un esemplare femmina di lupo selvatico. Sono stati attivati i protocolli previsti dal progetto Life Wolf Alps-EU”, la carcassa del lupo è stata portata presso l’Istituto Zooprofilattico di Roma per i successivi controlli.

Grazie al progetto Life Wolf Alps-EU, ideato per mitigare l’impatto del lupo sull’allevamento, stabilire un equilibrio fra il mondo della caccia e la presenza dei predatori, contrastare il bracconaggio e diffondere un’informazione scientifica e corretta, si riesce ad avere una stima della consistenza e della distribuzione dei lupi lungo l’arco alpino. Il progetto coinvolge quattro dei sette Paesi alpini: Italia, Francia, Austria e Slovenia. Interviene inoltre nell’area dell’Appennino Ligure-Piemontese, corridoio ecologico fondamentale per la popolazione alpina di lupo. Una persecuzione continua ha portato all’estinzione del lupo sulle Alpi italiane all’inizio del XX secolo. Nelle Alpi Occidentali, a partire dagli anni ‘90 si è assistito al recupero naturale della specie: qui nel 1996-97 sono stati documentati i primi branchi transfrontalieri fra Italia e Francia. Sebbene le uccisioni illegali siano ancora un fenomeno presente e localmente problematico, nel suo insieme, negli ultimi vent’anni il trend della popolazione alpina di lupo è positivo. Nel 2017-2018 la popolazione di lupo sulle Alpi italiane ha raggiunto un totale di 51 branchi/coppie di lupo stabili per un minimo di 293 lupi, la maggior parte dei quali localizzati nelle Alpi occidentali. La parte centro-orientale della popolazione è in forte espansione, anche se originata in gran parte dalla prima coppia formata in Lessinia nel 2012. L’area alpina italiana è attualmente importante come luogo di ricongiungimento tra la popolazione di lupo appenninica italiana e la popolazione di lupo delle Alpi Dinariche. Il ritorno naturale della specie si verifica in primo luogo in zone rurali e di montagna, dove l’attività zootecnica è più o meno intensa e impattata dal predatore. Recentemente anche le zone collinari, lungo fiume e più antropizzate sono oggetto del ritorno naturale della specie. Le interazioni tra la presenza del lupo e l’attività di allevamento sono da sempre origine di conflitti: è di fondamentale importanza investire localmente su sistemi di prevenzione degli attacchi al bestiame e supportare il lavoro degli allevatori per promuovere la coesistenza tra lupo e attività umane. (fonte Life Wolf Alps-EU).

Per quanto riguarda l’Italia Peninsulare il dato relativo alla presenza dei lupi deriva dai monitoraggi settoriali di istituti universitari in specifiche zone. Lo scorso inverno ISPRA ha avviato con la collaborazione di Carabinieri Forestale e altri Enti Pubblici, un monitoraggio nazionale che si correla al Life Wolf Alps e a breve permetterà una valutazione più precisa e uniforme della consistenza e distribuzione. Per l’Italia Peninsulare, se ne occupa Ispra con Prof. Piero Genovesi.

Nel passato negli Stati Uniti era lecito ammazzare i predatori perché sottraevano prede ai cacciatori, tanto che la fauna selvatica era gestita dal dipartimento che gestiva la caccia. Nel parco di Yellowstone sin dal 1926 si era così estinto il Lupo. La mancanza del predatore di vertice aveva avuto degli effetti particolarmente gravi. Senza lupi erano aumentati in modo eccessivo alci e cervi che essendo troppi avevano mangiato tutte le piante. La foresta non si riproduceva perché i germogli venivano brucati troppo velocemente. Senza abbastanza cibo i piccoli erbivori avevano preferito abbandonare il parco che era rimasto senza piccoli erbivori (tipo conigli) e gli uccelli si erano allontanati perché non c’erano più cespugli che facessero bacche e frutti. Senza piccoli erbivori i piccoli predatori (linci, ma anche serpenti) erano affamati e se ne sono andati. La situazione era diventata tragica. Nel 1995 ormai la fauna non era più considerata solo destinata alla caccia e il “nuovo” US Fish and Wildlife Service, con un gruppo di biologi canadesi aveva liberato nel parco 14 lupi provenienti dal Canada. I lupi iniziarono a predare i cervi, così che abbandonarono alcune zone della foresta, dove erano prede troppo facili. Le piante ripresero a crescere, tornarono le lontre, i conigli e i topi muschiati. Con i roditori tornarono i rettili, ma anche volpi e donnole che li predavano. I cespugli cominciarono a fiorire e a fare frutti e bacche, facendo tornare gli uccelli. Tornarono a vedersi i falchi e le aquile che si cibano di piccoli vertebrati, come mammiferi, rettili e uccelli. Anche gli onnivori, come il tasso, trovarono di nuovo un habitat ospitale. Finalmente anche la maestosa aquila reale tornò a cacciare a Yellowstone.

Grazie ad un migliore equilibrio tra predatori e prede, c’è stata la possibilità per altre specie di prosperare. L’aumento della vegetazione ha fatto diminuire l’erosione del suolo e le sponde dei fiumi si sono stabilizzate. I canali si sono ridotti, si sono formati molti stagni e i fiumi si sono stabilizzati nei loro corsi. Quindi, i lupi non solo hanno dato all’ecosistema di Yellowstone un nuovo equilibrio, ma hanno anche modificato la geografia fisica del parco.  Sappiamo che il lupo nell’ambiente svolge al meglio il suo ruolo di selettore naturale, controllando la dimensione delle popolazioni delle sue prede ed eliminando le carcasse degli animali morti per cause naturali, e quanto accaduto a Yellowstone ne è la prova più evidente!  (fonte WWF)

Anna Ammanniti

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