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Roma – No minigonna a scuola al “prof cade l’occhio”, la protesta delle alunne e la vice preside fraintesa

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Roma – No minigonna a scuola al “prof cade l’occhio”, la protesta delle alunne e la vice preside fraintesa
20 Settembre
18:00 2020
Al liceo Socrate alla Garbatella la vicepreside sembrerebbe aver vietato alle studentesse di presentarsi in classe con le minigonne.

Non essendo ancora stati consegnati i banchi monoposto, le studentesse risulterebbero essere troppo scoperte e qualche professore potrebbe “cadere in tentazione”, rivolgendo sguardi indiscreti. Per tutta risposta le studentesse si sono presentate a scuola in minigonna e affiggendo cartelli “Non è colpa nostra se gli cade l’occhio!” per sottolineare come gli eventuali sguardi dei professori non possano essere una loro colpa. Le parole che hanno scatenato la protesta, sono state giudicate dalle ragazze sessiste e fuori luogo. La vicepreside ha affermato di essere stata fraintesa, in un’intervista ha dichiarato che ha cercato di trasmettere alle ragazze quello che in quel momento stava succedendo a lei stessa. Gli insegnanti costretti a una posizione fissa per via del distanziamento, durante la lezione possono decidere di direzionare lo sguardo a destra e a sinistra, in alto e in basso. Ciò potrebbe generare difficoltà nel pensare di posare lo sguardo in un punto che crea imbarazzo. La professoressa ha aggiunto che nel suo discorso non c’era nulla di sessista. “Nel 2020 vorrei che il messaggio fosse di una reale parità tra i generi che non passa attraverso i centimetri degli indumenti, ma attraverso le possibilità che le donne accedano alle stesse possibilità lavorative degli uomini. In questo senso, da madre di due figlie, mi sento molto femminista.” La vice preside assicura che si è trattato di un equivoco.

Il ministero dell’Istruzione intanto tramite l’Ufficio scolastico regionale del Lazio ha chiesto un approfondimento sulla vicenda. Il presidente dell’associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli osserva che è giusto che le studentesse e gli studenti debbano frequentare le lezioni con un abbigliamento decoroso, in segno di rispetto verso l’Istituzione che la scuola rappresenta e verso sé stessi. Non è però condivisibile che la motivazione posta alla base di tale doverosa condotta faccia riferimento a un ipotetico e deprecabile voyeurismo dei docenti uomini. Docenti che svolgono un importante ruolo educativo. Il dirigente sindacale spiega che si deve evitare che, a causa di un evidente e marginale incidente comunicativo, la categoria dei docenti sia percepita dall’opinione pubblica in maniera distorta e degradata e che il liceo Socrate venga erroneamente rappresentato come presidio di una cultura oscurantista. L’episodio dimostra quanto sia fondamentale utilizzare le parole correttamente e consapevolmente.

La polemica della minigonna a scuola ha scatenato una serie di interventi. La showgirl Alba Parietti è d’accordo sull’evitare di indossare la minigonna a scuola, semplicemente perché è “Questione di buongusto, non di sessismo. Questo vale anche per gli studenti maschi che non devono andare a scuola in canottiera, pantaloni corti e infradito. Tutto dovrebbe essere nell’ordine del buongusto e bisogna vestirsi in maniera adeguata rispetto al luogo in cui si va. Certamente ognuno è libero di vestirsi come vuole, ma non è necessario mancare di buongusto rispetto al luogo”. Il fotografo Oliviero Toscani afferma che non è allungando le gonne alle ragazze che si toglie ai prof e agli alunni il vizio di guardare. “Purtroppo questa mentalità fa parte di un retaggio secolare, che difficilmente verrà superato in breve tempo. Alla base c’è una cultura religiosa, cattolica e ipocrita che ha generato un maschilismo che, senza distinzioni, appartiene anche alle donne stesse, come nel caso di questa vicepreside.” L’ex ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli commentando la polemica minigonne, afferma che invece di discutere di minigonne e sguardi dei prof, sarebbe meglio parlare di formazione e contenuti. “Decoro e contesto, sono i due elementi importanti di cui tenere conto quando ci si veste sia se si deve andare a scuola o in un palazzo istituzionale, ciò però non deve togliere la libertà per le donne di indossare la minigonna, che vorrei ricordare nasce nel 1963. Invece di discutere delle minigonne e degli sguardi dei prof, discutiamo di come migliorare l’educazione e la formazione dei ragazzi, di come migliorare l’apprendimento degli studenti e delle studentesse: parliamo di contenuti e non dei centimetri sopra al ginocchio.” Lo stilista Renato Balestra a tal proposito ammette che non ha nulla contro la minigonna, ma non tutte le ragazze possono permettersela. “Bisogna avere il coraggio, a volte, di sapersi guardare allo specchio e poi decidere con coscienza. C’è un limite a tutto. Ma non trovo giusto che per timore di un prof maschio… le ragazze evitino di indossare la minigonna. A coloro che hanno strani pensieri, ai prof guardoni consiglierei di farsi curare.” Cristina Costarelli, preside del liceo scientifico “Newton” di Roma spiega invece che il dress code a scuola deve essere mediato da rispetto e buon senso.

Anna Ammanniti

 

 

 

 

 

 

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