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Roma – Diagnosi in ritardo, Asl condannata a quasi 800mila euro di risarcimento

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Roma – Diagnosi in ritardo, Asl condannata a quasi 800mila euro di risarcimento
13 Dicembre
16:19 2018
Diagnosi avvenuta in ritardo. La Asl Roma H condannata al pagamento di quasi ottocentomila euro per la morte un 26enne di Anzio. A tutelare gli interessi dei familiari della vittima è stato l’avvocato Enzio Bonanni, presidente Ona. Il legale sta avviando la procedura di pignoramento per ottenere il pagamento degli importi dovuti.

“Negligenza e imperizia medica non hanno consentito al paziente di avere un rallentamento nel decorso della malattia, privandolo dunque di avere una sopravvivenza più lunga e una migliore qualità della vita”. Questa in sintesi la sentenza di condanna nei confronti della Asl Roma H, formulata dalla II sezione civile del Tribunale di Velletri. Una malattia ematologica acuta diagnosticata come ‘colica renale’. Un gravissimo errore medico costato la vita ad un ragazzo di appena 26 anni. Stefano Melotti è deceduto a causa della negligenza dei medici in servizio al pronto soccorso dell’ospedale di Anzio e Nettuno, il giorno in cui è arrivato con forti dolori all’addome.

Una diagnosi ritardata che non ha permesso al giovane, che avrebbe potuto avere ancora tanti anni da vivere, tanti anni da potere dare e ricevere amore, di essere sottoposto a trasfusioni di plasma e piastrine che gli avrebbero quantomeno permesso di avere una chance di sopravvivenza, certamente maggiore a 5 giorni. I fatti risalgono al 4 dicembre di qualche anno fa. Il giovane si trovava a casa. All’improvviso  aveva cominciato ad accusare lancinanti dolori all’addome. Spasmi che gli toglievano  il respiro. Il ragazzo sorretto dai genitori. era salito in macchina   dove era stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale di  Anzio e Nettuno. Ma la diagnosi era stata una “Sospetta colica reale sinistra”.

Dopo due giorni il 26enne, mentre era a riposo a casa, come ‘prescritto’ dai medici dell’Ospedale di Anzio e Nettuno, aveva perso conoscenza ed era entrato in coma. Dopo due giorni di ricovero nel reparto di rianimazione della casa di cura Città di Aprilia, i camici bianchi diagnosticano una “leucemia mieloide acuta”. Una patologia grave che sarebbe potuta essere accertata con un banale emocromo. Analisi di laboratorio, dunque, (come stabilito dalle perizie mediche che hanno indotto il Tribunale di Velletri a pronunciare sentenza di condanna, riconoscendo quindi responsabilità medica) che sarebbero risultate completamente alterate e avrebbero quindi messo in allerta i medici, capendo subito che la diagnosi di “sospetta colica reale” non poteva che essere errata.

Il giovane con una patologia così grave non avrebbe potuto avere una vita lunghissima. Ma senza quel maledetto errore diagnostico, avrebbe sicuramente potuto avere la possibilità di essere sottoposto a trasfusioni di sangue e di piastrine. Un iter che permette ai malati ematologici di poter affrontare anche diversi cicli di chemioterapia e forse con un trapianto del midollo avrebbe potuto salvarsi.

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