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Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Roma – Biomasse a via Prenestina: “Istituzioni contro”

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Roma – Biomasse a via Prenestina: “Istituzioni contro”
31 Maggio
10:00 2020
Lunedì 25 maggio si è svolta in forma simultanea e in modalità sincrona, la Conferenza di Servizi convocata dalla Regione Lazio per discutere del Procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale ai sensi dell’art. 27 bis, parte II del D.lgs.152/06 e s.m.i. e D.M.52/2015 relativo al progetto di “impianto per riciclo di biomasse” che la Società proponente intenderebbe realizzare a Roma in Via Prenestina 1280 (Km 13,00).

<<Più precisamente – spiegano i Gre Lazio – quello che si vuole realizzare è un impianto di riciclo di 75.000 tonnellate all’anno di biomasse per la produzione di energia elettrica da immettere nella rete nazionale e ammendante compostato di qualità da commercializzare e/o impiegare per la fertilizzazione dei terreni agricoli e del verde annesso al sito.

Alla riunione, coordinata dall’ing. Flaminia Tosini e dell’Arch. Paola Giorgioli dell’Area Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Lazio ed a cui i GRE LAZIO sono intervenuti come auditori insieme al Comitato di Quartiere Nuova Ponte di Nona ed al Comitato Raccolta Fondi (CRF) per la Tutela della Salute e dell’Ambiente del VI Municipio di Roma, era ovviamente presente la Società proponente.

Sul proponente, che usufruendo di una proroga ha fornito le integrazioni ed i chiarimenti richiesti, è però piombato subito un macigno: l’Autorità di bacino distrettuale dell’Appennino Centrale che con una nota inviata pochi minuti prima della Conferenza di Servizi ha rilevato che “l’attività di progetto sembrerebbe rientrare nelle attività vietate che comportano pericolo per la risorsa idrica, come indicato al co.4 dell’art.94 del D.lgs.152/2006” ed ha pertanto richiesto ulteriore specifica documentazione tecnica integrativa.
Un parere negativo, quest’ultimo, che pone anche pesanti interrogativi sui pareri di altri 3 Enti: in primis sul parere inviato il 17 marzo da parte dell’Area Vigilanza e Bacini Idrografici della Direzione Regionale Lavori Pubblici, Stazione Unica Appalti, Risorse Idriche e Difesa Del Suolo (con cui comunicava che “in considerazione che l’area medesima risulta esterna alle aree soggette ai vincoli idraulici imposti dal vigente P.A.I. – Piano di Assetto idrogeologico ed a distanza dal fiume Aniene superiore ai limiti prescritti dal R.D. n.523 del 25.07.1904, questa Direzione Regionale non è tenuta e/o competente al rilascio di pareri in merito.” e pertanto non sarebbe stata coinvolta nel prosieguo dei lavori della conferenza di servizi); poi su quello inviato il 20 marzo dall’Area Tutela del Territorio – Servizio Geologico e Sismico Regionale della Direzione Regionale Lavori Pubblici, Stazione Unica Appalti, Risorse Idriche e Difesa del Suolo (con cui comunicava la non attinenza del progetto in esame alle tipologie in carico all’Area); ed infine sul parere inviato il 9 aprile dalla Direzione Operazioni Investimenti e Ingegneria della Manutenzione dell’ACEA ATO2 S.p.A. con cui “rilascia parere favorevole vincolato al recepimento delle suddette prescrizioni in fase di redazione del progetto esecutivo, che dovrà essere preventivamente inviato a questa Società per il rilascio del parere definitivo”.
Ancora assente, invece, l’ARPA Lazio sebbene il 23 marzo avesse rappresentato che “al fine di esprimere il parere di competenza (PAUR-AIA), è richiesto che sia prodotta documentazione tecnica che riscontri, in modo univoco ed esaustivo, le criticità evidenziate e che la medesima risulti complessivamente revisionata allo scopo di renderla coerente con le specificazioni fornite nella valutazione”.

L’architetto Maria Luisa Mutschlechner del MIBACT ha sottolineato che le precedenti autorizzazioni erano riferite ad un progetto diverso da questo attualmente proposto in quanto non prevedevano interventi nel suolo e/o sottosuolo, vista la rilevanza delle preesistenze archeologiche del sito, tra cui i resti dell’Acquedotto Vergine, nonché la norma di tutela del “paesaggio agrario di rilevante valore”, che prevede una normativa stringente che non sembra possa essere rispettata adeguatamente dal progetto proposto in esame: il contesto presenta il sistema dei Casali e la Tenuta del Cavaliere, che sono sistemi di paesaggio che dovrebbero essere tutelati sia dal punto di vista paesaggistico che dal punto di vista dell’agricoltura storica tradizionale. Gravissimo invece quanto dichiarato dalla Dr.ssa Cristina D’Agostini, per la parte archeologica di competenza, in quanto parrebbe non essere stata ancora coinvolta nel sopralluogo dovuto per l’avvio delle indagini conoscitive preventive nel sito: il Proponente ha però smentito che i lavori sarebbero già iniziati.
La Città Metropolitana di Roma, rappresentata dalla dr.ssa. Maria Zagari, ha preannunciato ulteriori integrazioni in relazione alle emissioni in atmosfera nonchè chiarimenti per il riutilizzo delle acque dal punto di vista industriale (nonché sul trattamento delle acque di prima e seconda pioggia) dal momento che l’area di intervento ricade nella fascia di attenzione dell’acquedotto Vergine, secondo la perimetrazione approvata con DG.R.n. 537/2012 “Individuazione delle aree di salvaguardia degli impianti di captazione dei Colli Albani: Acqua Vergine, Torre Angela, Finocchio, Pantano Borghese. Attuazione della DGR 5817 del 14/12/1999” e sembrerebbe esserci uno scarico idrico sul suolo di competenza della Regione Lazio.
Il Comune di Roma Capitale, Dipartimento di Tutela Ambientale, ha invece trasmesso un parere con esito negativo in quanto il parere della Sovrintendenza Capitolina, di fatto, non è superabile. Analogamente il dott. Massimiliano Cafaro per il SUAP – Attività produttive agricole del Comune di Roma, ha evidenziato che sebbene il progetto dal punto di vista architettonico sia uguale al precedente rilasciato, invece dal punto di vista amministrativo è diverso in quanto la produzione di compost non è prevista né nella NTA del PRG né da parte della norma paesaggistica regionale e che soltanto nel caso della variante urbanistica per gli impianti dei rifiuti potrebbe essere possibile l’attuazione (compresi impianti di compostaggio): a tal proposito ha inoltre suggerito che l’azienda Salone verifichi la possibilità o meno di avvalersi delle attività nella multi imprenditorialità sancita all’art.57 bis della L.R.38/1999.
Il Responsabile Unico per la Regione Lazio, il dott. Fabio Genchi, ha rilevato la mancanza di alcuni pareri regionali per poter esprimere il parere unico regionale ed in particolare: Area V.A.S. dell’Urbanistica regionale, Area Qualità Ambientale, Area Bonifica Siti inquinati, Area Rifiuti, ARPA Lazio e ASL Roma 2 – Dipartimento di Prevenzione (competenza regionale): SIAN, SPRESAL, SISP, Servizi Veterinari, Dipartimento di Epidemiologia del Serv. Sanitario Regionale. Ha inoltre chiesto di chiarire se l’attività di vendita del compostato e la produzione dell’energia siano svolte direttamente dall’azienda agricola o da altro soggetto/gestore. Ai fini della conservazione dei requisiti del produttore agricolo, a livello normativo, ha rilevato la necessità di chiarire l’attività prevalente dell’attuale attività agricola, oppure se l’azienda stessa ha intenzione in futuro di vendere compostato o produrre energia (art.2 bis della L.R.14/2006).
Il Municipio VI delle Torri del Comune di Roma, rappresentato dalla Presidente Katia Ziantoni e dall’Assessore all’Urbanistica Sergio Nicastro, ha rilevato che sussistono le criticità già evidenziate all’interno delle osservazioni presentate, risultando sostanziale che l’impianto autorizzato non è ancora stato realizzato ad oggi, ed il nuovo progetto cambia totalmente i codici CER già autorizzati e cambia la natura progettuale del progetto autorizzato originariamente; per quanto ai codici CER, oltre gli sfalci verdi vengono aggiunti diverse tipologie di fanghi, ed altri CER: il nuovo impianto ha natura industriale, è un impianto di biogas. L’Assessore all’Urbanistica ha altresì ribadito la forzatura della normativa urbanistica vigente del nuovo impianto di natura industriale all’interno di una zona in cui sussistono nuclei abitati ed edifici sensibili, come l’istituto Agrario Sereni, zone edificate e densamente popolate, oltre che la criticità della zona di captazione dell’acqua ad uso potabile>>.

(nota stampa Gre Lazio)

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