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Roma – Beccati dai Carabinieri Forestale a bruciare rifiuti anche pericolosi in un terreno, nessun arresto

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Roma – Beccati dai Carabinieri Forestale a bruciare rifiuti anche pericolosi in un terreno, nessun arresto
03 Maggio
22:48 2021

 

 

Lascia l’amaro in bocca l’ordinanza emessa giovedì scorso dal tribunale ordinario di Roma, in merito all’arresto di due individui, sorpresi in flagranza di reato mentre su un terreno davano fuoco a dei rifiuti pericolosi e non pericolosi.

Il giudice ha ritenuto giusto non convalidare gli arresti, motivando con le seguenti parole: “Nelle circostanze di fatto esistenti al momento dell’intervento di p.g (polizia giudiziaria) … non potevano ravvisarsi gli estremi del reato per cui si precede. Lo smaltimento dei rifiuti per termocombustione, infatti, è avvenuto all’interno del giardino di pertinenza della villetta in cui ha stabilito il proprio domicilio *** (nome dell’arrestato). Non può dunque ritenersi che vi sia stato un abbandono dei rifiuti, né un deposito incontrollato, posto che la combustione si è verificata all’interno di un’area privata in cui non sono stati riscontrati, peraltro, ulteriori affastellamenti di rifiuti cosicché l’area non si presentava illecitamente adibita, appunto, ad un incontrollato deposito. “L’arresto non è stato convalidato non sussistendo i presupposti di legge e il giudice ha specificato che comunque i due arrestati non erano provvisti di alcuna autorizzazione allo smaltimento. I due soggetti sono stati beccati dai Carabinieri Forestale e dai Carabinieri mentre bruciavano rifiuti urbani e speciali pericolosi e non pericolosi. Si trattava per lo più di infissi, mobilio, plastiche, imballaggi di sostanze pericolose derivanti dalla attività di svuota cantina. La decisione del giudice molto probabilmente confonde gli addetti ai lavori, i cittadini, gli arrestati per lo stesso reato. Nei giardini e terreni privati è possibile bruciare tutto ciò di cui una persona deve disfarsi, senza ricorrere al servizio messo a disposizione del Comune? Trattandosi di proprietà privata il massimo che si rischia è una sanzione con denuncia, tanto una volta tutto bruciato come si fa a stabilire se vi era un incontrollato deposito di rifiuti? A questo punto il reato di combustione illecita di rifiuti introdotto nel 2015 nel Testo Unico Ambiente dal c.d. Decreto “Terra dei Fuochi” per contrastare i roghi tossici, prevedendo l’arresto in flagranza di reato per chi appicca il fuoco ai rifiuti, come va interpretato? La fattispecie criminosa, introduce con l’art. 256 bis lo specifico reato di “combustione illecita di rifiuti” e lo circoscrive, anzitutto, ai rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata in aree non autorizzate. La condotta materiale è costituita dall’appiccamento del fuoco e non rilevano le dimensioni dell’incendio. La norma prevede una fattispecie aggravata, nel caso di rifiuti pericolosi”. Certo non è uso comune lasciare nel giardino di casa infissi, mobilio, plastiche, imballaggi di sostanze pericolose derivanti dalla attività di svuota cantina e poi appiccare il fuoco come se fosse un’abitudine di qualsiasi cittadino.
Come è noto, l’art. 3 del decreto legge, 10 dicembre 2013, n. 136 ha inserito, in seno al decreto legislativo, 3 aprile 2006, n. 152, un’apposita norma incriminatrice, intitolata «Combustione illecita di rifiuti» e numerata art. 256 bis, del seguente tenore testuale: «1. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque appicca il fuoco a rifiuti abbandonati ovvero depositati in maniera incontrollata in aree non autorizzate è punito con la reclusione da due a cinque anni. Nel caso in cui sia appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi, si applica la pena della reclusione da tre a sei anni. 2.Le stesse pene si applicano a colui che tiene le condotte di cui all’articolo 255, comma 1, in funzione della successiva combustione illecita di rifiuti. 3. La pena è aumentata di un terzo se i delitti di cui al comma 1 siano commessi nell’ambito dell’attività di un’impresa o comunque di un’attività organizzata. Il Governo con questa norma ha inteso contrastare (anche attraverso la confisca obbligatoria del mezzo utilizzato per la commissione del reato) il preoccupante fenomeno dei roghi di rifiuti, al quale conseguono immediati danni all’ambiente ed alla salute umana, con la dispersione in atmosfera dei residui della combustione, incluso il rischio di ricadute al suolo di diossine. Come è da considerarsi questo ultimo caso giudiziario? Il rogo ha causato inquinamento? Coloro che sono stati arrestati per analoghi reati possono da giovedì scorso in poi chiedere la revisione del provvedimento? È indiscutibile e resta un concetto chiaro che l’incivile comportamento di bruciare rifiuti reca danni alla salute umana e all’ambiente.

Anna Ammanniti

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