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Regione – Formazione professionale, Sindacati: le scelte sbagliate della Regione Lazio

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Regione – Formazione professionale, Sindacati: le scelte sbagliate della Regione Lazio
29 Maggio
19:05 2020

 

 

Riceviamo e pubblichiamo nota stampa delle segreterie regionali del Lazio flcgil, cisl, uil, snals.

Si è definitivamente concluso il lungo confronto tra le OOSS e l’Assessorato Regionale alla Scuola e Formazione, relativo alla conclusione dell’anno scolastico nel sistema di IeFP gestito dalla Regione.

In una apposita riunione, svoltasi il 26 maggio, l’Assessorato ha ribadito la propria volontà politica di non recepire alcuna proposta di modifica della DGR 227 del 15/05/2020, nonostante l’evidente contrasto della stessa con la normativa posta dal D. L. 34 del 19/05/2020, meglio noto come Decreto Rilancio. Con una chiarezza persino inusuale per i testi di legge italiani, tale da non rendere
credibile alcun artificio interpretativo, il Decreto Rilancio, all’art. 91, stabilisce:

1. La legittimità dell’attività formativa a distanza nei sistemi regionali di IeFP, come per le scuole del sistema statale;
2. La validità dell’anno scolastico/formativo a prescindere dal raggiungimento del numero minino di ore previsto per il relativo percorso formativo, sulla falsariga normativa di emergenza varata per la scuola;
3. La deroga delle condizioni previste dall’art. 4, comma 7, del DPR 22 del 5 febbraio 2018.
Il DPR in questione altro non è se non il Regolamento recante i criteri sull’ammissibilità delle spese per i programmi cofinanziati dai Fondi strutturali di investimento europei (SIE) per il periodo di programmazione 2014/2020. L’art.
4, comma7, stabilisce che le Autorità di gestione riducono i contributi erogati se non sono raggiunti i livelli quantitativi e qualitativi previsti. Con cristallina chiarezza, il Decreto Rilancio stabilisce in senso contrario che, nelle condizioni determinate dall’emergenza sanitaria, tali disposizioni possano essere derogate.

A fronte di ciò, L’Assessorato Istruzione e Formazione della Regione Lazio, guidato dall’Assessore Claudio Di Berardino, ha ritenuto di decidere e imporre al sistema:
1. La Formazione a Distanza per le sole attività didattiche d’aula, con un Project Working attinente alle attività laboratoriali, o, come da Ordinanza del Presidente Zingaretti del 27/05/2020, la riapertura alle attività in presenza per le ore professionali nelle scuole e di stage presso aziende difficilmente disponibili, data la situazione contingente; senza poi tener conto del rischio sanitario cui vengono sottoposti i ragazzi della FP rispetto agli allievi della scuola statale;
2. La riduzione del curriculum pari a 66 h;
3. Il ricalcolo del finanziamento, rapportato alla riduzione delle ore da 1056 a 990 (il che, con tutta evidenza, contraddice l’autorizzazione data dalla stessa Regione a detta riduzione);
4. Lo svolgimento degli esami in presenza, nel mese di luglio.

Ad avviso delle OOSS si tratta di decisioni sbagliate, che non hanno mai condiviso con l’Assessorato, nonostante le dichiarazioni in senso contrario, apparse sul sito lavorolazio.com, per le seguenti motivazioni:

1. discriminano la Formazione Professionale dal resto del sistema scolastico, di cui pure sarebbe parte, in quanto canale di assolvimento dell’obbligo di istruzione. La Formazione Professionale, in forza dei provvedimenti regionali, che statuiscono un’impropria “minorità” di questo segmento scolastico, regredisce di colpo dalla condizione di percorso educativo a quella di mero addestramento al lavoro, riproponendo la logica dell’avviamento professionale, superata negli anni sessanta del secolo scorso, a coronamento di una lunga battaglia democratica. Si sancisce in tal modo l’esistenza di un canale di serie “B”, destinato ad accogliere i giovani espulsi dal ciclo formativo, per il quale non valgono le regole proprie della Scuola, ma, piuttosto, quelle del settore produttivo di riferimento, accettando e, anzi, ratificando, in tal modo la logica della diversità dei percorsi come corollario della divisione della  società in classi privilegiate e subalterne, a cui sono destinati, a seconda dei casi, percorsi prestigiosi o, al contrario, privi di pregio;

2. creano una contraddizione interna tra gli studenti che frequentano i corsi triennali presso gli Enti di formazione (che saranno impegnati più a lungo) e quelli che frequentano in regime di sussidiarietà (quindi, con titolarità regionale) gli stessi percorsi presso gli Istituti Professionali e Tecnici, che, invece, seguono le regole proprie della scuola di Stato. Non può non ravvisarsi in tale disparità una verità che il sindacato denuncia da tempo, ossia la finzione che si cela dietro il regime di sussidiarietà, che, di fatto, è un abbandono alle istituzioni scolastiche statali della possibilità di rilasciare la qualifica di competenza regionale, al fine di consentire alla Regione stessa di poter
vantare numeri più alti circa il servizio svolto;

3. subordinano il finanziamento del sistema a un impegnativo completamento del monte orario previsto, al quale è condizionata l’erogazione dell’ultimo 10% del finanziamento regionale. Di tutta evidenza, che, per poter ottenere l’intero finanziamento, necessario all’equilibrio finanziario degli enti, questi ultimi saranno indotti a proseguire l’attività oltre la scadenza dell’8 giugno, facendo ricorso agli straordinari, per il personale, e a un impegno supplementare a carico di studenti e famiglie. Più che di un recupero didattico, si tratta, evidentemente, della traslazione
sui soggetti più deboli delle difficoltà cui vanno incontro gli enti, la cui voce, purtroppo, non si è sentita nel corso di questa crisi, malgrado la sollecitazione delle OOSS a muoversi unitariamente, in un’ottica di sistema, di pari dignità rispetto al segmento statale;

4. aumentano la condizione di difficoltà cui sarà sottoposta la Formazione Professionale Regionale dal prossimo settembre, a causa di quella che sarà la prevedibilissima carenza di iscrizioni, causata dall’impossibilità di un’efficace campagna di orientamento nelle scuole medie e dal basso numero di ripetenze che si verificherà quest’anno nel sistema scolastico, dati gli orientamenti assunti in materia di valutazione dal Ministero dell’Istruzione, che di fatto rinviano il problema del recupero della dispersione prodottasi quest’anno al 2021/22.

È anche il caso di aggiungere che lo svolgimento a distanza dell’attività formativa, unica modalità possibile per l’erogazione della didattica nel periodo dell’emergenza, a fronte della quale poteva solo darsi un’illegittima attività in presenza, è stata svolta dal personale del comparto con mezzi propri, non disponendo i docenti della FP dei fondi della Carta del Docente, erogati a ciascun insegnante statale dal 2015, per finalità di aggiornamento professionale, ma anche
per l’acquisto di strumentazione informatica, in quanto funzionale alla docenza. Le OOSS annunciano sin d’ora che, la rigidità della Regione rende non scontata, per il futuro, tale generosa disponibilità dei dipendenti FP a fornire prestazioni straordinarie e a usare mezzi propri, che non sono tenuti a possedere o a mettere a disposizione.

Le OOSS procederanno a una rapida consultazione della categoria per decidere quali siano le iniziative da assumere. (Fonte: comunicato stampa)

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