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Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Provincia – SIN Bacino del fiume Sacco: la nuova caratterizzazione delle fasce agricole ripariali

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Provincia  – SIN Bacino del fiume Sacco: la nuova caratterizzazione delle fasce agricole ripariali
23 Gennaio
12:38 2020
L’accordo di programma stipulato nel Marzo 2019 tra Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente prevede, tra gli interventi prioritari, l’esecuzione della nuova caratterizzazione delle fasce ripariali del fiume Sacco ad uso agricolo, impegnando la somma di 4 milioni di euro.

Per fasce ripariali si intendono le zone dell’ampiezza di 100 m dall’argine del fiume oltre ad alcune aree inondabili; tali aree furono interdette all’uso agricolo e zootecnico con le ordinanze commissariali della Regione Lazio del 2005 e del 2010.

Infatti, l’indagine ambientale aveva rilevato la presenza di contaminanti nel suolo e nel sottosuolo, costituiti da βHCH e metalli pesanti, e pertanto l’autorità preposta aveva disposto l’inibizione all’uso dei suoli per evitare che gli inquinanti entrassero a contatto con la catena alimentare umana ed animale: una misura di tutela non solo ambientale ma anche sanitaria. Le fasce ripariali si estendono lungo tutto il fiume Sacco, da Colleferro a Falvaterra, con una superficie complessiva di circa 1000 ettari. La Regione, quale soggetto attuatore dell’accordo di programma, ha quindi avviato il procedimento per la nuova caratterizzazione delle fasce ripariali per verificare “l’eventuale permanenza degli inquinanti che ne decretarono l’interdizione dell’Ex Commissario Delegato in fase emergenziale”, come indicato nell’avviso recentemente inoltrato ai Comuni.

Con una serie di incontri pubblici presso i Comuni della valle del Sacco, svoltisi dal 13 Gennaio 2020 in poi, la Regione ha, quindi, inteso informare i proprietari dei terreni ricadenti nelle fasce ripariali ed oggetto della nuova caratterizzazione, nonché i rappresentanti degli enti coinvolti, delle associazioni di categoria e delle associazioni di cittadini, sui tempi e procedure che verranno attuate per tale importante intervento. L’associazione CIVIS ha partecipato alle riunioni del 14 e 15 gennaio, rispettivamente nei comuni di Ferentino, Frosinone e Ceccano, e con il presente articolo intende informare i soci ed in particolare i cittadini di Ferentino dell’esito di questi incontri.

I rappresentanti della Regione hanno spiegato che gli interventi consistono in:a) Studio idrogeologico del sito SIN valle del Sacco, che intende accertare il movimento delle acque sotterranee al fine di individuare dove i contaminanti possano essersi spostati e raccolti nel sottosuolo, per determinare le fonti; b) Campionamenti sui suoli e sottosuoli sui terreni delle fasce ripariali, che verranno effettuati con dei carotaggi -in numero di 5/10- per ettaro ad una profondità massima di 80 cm, e analizzati per individuare la presenza e la quantità dei contaminanti eventualmente rilevati; c) Campionamento dei prodotti vegetali, il cui studio consentirà di accertare il rischio di penetrazione dei contaminanti nella catena alimentare. Una delle finalità degli interventi è restituire i terreni all’uso cui erano destinati “escludendoli dall’interdizione”, sempre che sia verificata l’assenza di contaminazione; mentre, nel caso in cui permanga la contaminazione, la nuova caratterizzazione permetterà di elaborare e predisporre le eventuali misure di messa in sicurezza e successiva bonifica. In entrambi i casi, i terreni non saranno comunque esclusi dalla perimetrazione del SIN poiché queste analisi vanno a studiare la sola porzione superficiale del terreno -80cm; non sarà quindi opera di indagine in queste analisi preliminari il volume di terreno sottostante. Incrociando i dati dei vari studi e la caratterizzazione del 2008, si avrà un quadro più chiaro della situazione.

Inoltre, i rappresentanti della Regione hanno richiesto ai Comuni e ai proprietari dei suoli la loro collaborazione per l’accesso ai terreni che saranno oggetto dell’indagine ambientale; in ogni caso sarà onere dei Comuni notificare ai proprietari apposita ordinanza con la quale sarà loro imposto di concedere l’accesso ai terreni per l’esecuzione delle operazioni di prelievo dei campioni. I tempi di realizzazione dell’intervento e i vari step sono stati indicati in modo sintetico e generico come segue: Definizione dell’area di campionamento con l’individuazione esatta dei luoghi di indagine entro 4 mesi, avvio del campionamento dopo 4 mesi, conclusione ed esito della caratterizzazione delle aree agricole entro 2 anni. È stato subito evidente che la complessità geomorfologica e idrogeologica della valle del Sacco, la diversità della tipologia dei suoli e le differenze di composizione degli stessi, non aiutano a delineare un piano di intervento uguale per ogni ettaro dell’asta fluviale ma impongono di dover analizzare “metro per metro” ogni area delle fasce ripariali, al fine di avere un quadro completo della situazione ed una esatta fotografia dello stato ambientale.  Inoltre, la Regione Lazio dovrà dirimere la questione circa la destinazione urbanistica delle fasce ripariali, giacché una parte di queste ricadono nei perimetri delle Aree Industriali e quindi la loro destinazione ed uso non è agricolo ma produttivo; quali criteri d’indagine per l’individuazione della presenza di contaminazione dovrà adottare la Regione per le fasce ripariali ricadenti negli ASI? Quelli per le aree agricole e di cui al recente Decreto Ministeriale n.46/2019 o quelli per le aree industriali di cui al DLgs.vo 152/2006 ed alle Linee Guida del SIN di cui al DM 370/2017?  Sono problematiche di tipo tecnico ma che hanno immediate ricadute sui proprietari dei terreni. Nelle prossime settimane e mesi, perciò, si succederanno diversi adempimenti, scadenze ed attività. L’associazione CIVIS nell’ambito del progetto “Appennino fragile” svolto con i volontari del servizio CCP –corpi civili di pace- è pronta a mettere a disposizione dei proprietari dei terreni in fascia ripariale del fiume Sacco (fra i quali vi sono numerosi soci dell’associazione) tutte le informazioni e la documentazione in suo possesso riguardanti l’intervento preannunciato, e a fornire spiegazioni e delucidazioni a chi ne farà richiesta a titolo assolutamente gratuito. Chi fosse interessato può contattare l’associazione telefonicamente al numero 392 0834660 o tramite mail civis.ferentino@gmail.com.

A nostro parere è sicuramente positivo ed importante che si proceda finalmente al primo intervento che riguarda il SIN Bacino del fiume Sacco, soprattutto riguardo la tutela della salute dei cittadini; infatti, la nuova caratterizzazione della fasce ripariali -come più volte sottolineato dai rappresentanti degli uffici regionali e di ARPA Lazio- ha le caratteristiche di una misura di prevenzione sanitaria, volta ad individuare e prevenire di rischi di penetrazione dei contaminanti nella catena alimentare animale e quindi umana. D’altro canto, però, ci sembra prematuro parlare di avvio concreto della “bonifica della valle del Sacco” come rivendicato sulla stampa da diversi rappresentanti istituzionali, infatti bisognerà attendere ancora diversi mesi affinchè sia avviata la campagna di campionamenti e almeno due anni per averne l’esito. Si tratta di un percorso lungo che già sconta ritardi rispetto al cronoprogramma di cui all’accordo del marzo scorso.  Ad esempio proprio in relazione alla caratterizzazione e messa in sicurezza dell’ex cartiera di Ferentino -che ci riguarda più da vicino- i rappresentanti regionali hanno esplicitato risentimento per la notifica dell’atto di diffida inoltrato da Civis nel Dicembre scorso (all.n.6), ma hanno anche ammesso una serie di difficoltà ed incagli che ritarderanno di sei mesi l’approvazione degli atti e l’avvio dell’intervento. Fatto sta che, finora, non è stato dato riscontro al sollecito per l’avvio dell’intervento sulla ex Cartiera di Ferentino: una risposta della Regione che indica i tempi di attuazione non è pervenuta. E’ contraddittorio, per i vertici dell’amministrazione regionale, predicare la partecipazione degli stakeholder e nello stesso tempo ignorarne le istanze. Inoltre, non solo l’associazione CIVIS ma altri soggetti intervenuti agli incontri, hanno evidenziato la necessità di maggiore informazione e trasparenza da parte della Regione, la quale ha assicurato che in tempi brevi verrà aperto un sito web per monitorare l’avanzamento dei lavori sul SIN.

L’auspicio è, perciò, che ci sia un’accelerazione delle procedure di esecuzione di questi interventi, evitando propaganda e proclami, attuando nel contempo una maggiore informazione e trasparenza sui procedimenti. Infine, una questione che Ministero dell’Ambiente e Regione dovranno affrontare e che è stata più volte fatta oggetto di domande negli incontri della settimana scorsa, è quella dei risarcimenti dei danni ai proprietari dei terreni che hanno subito l’inibizione delle attività agricole, con la conseguente perdita di reddito dall’uso della loro proprietà. Infatti, la loro posizione è quella di proprietari non responsabili della contaminazione, ovvero di chi non avendo provocato l’inquinamento ne subisce però le conseguenze, con il diritto di rivalersi su coloro i quali, invece, hanno provocato la detta contaminazione il cui vettore è stato ed è il fiume Sacco che ha trasportato e diffuso gli inquinanti sulle fasce ripariali. Orbene, le autorità preposte alla tutela e salvaguardia ambientale (Comuni, Provincia, Regione e Ministero dell’Ambiente), hanno individuato i responsabili? Esiste un atto amministrativo o una sentenza nel quale sono indicati i nomi o la ragione sociale dei responsabili, ed ai quali chiedere il risarcimento dei danni, anche ambientali? Pare di no, che non esista un tale elenco e neppure l’individuazione -formale e riscontrata- dei responsabili della contaminazione del fiume Sacco, o almeno noi non l’abbiamo trovata. Ebbene, i proprietari dei terreni non potranno che rivalersi, quindi, solamente sugli enti che avevano -ed hanno- l’obbligo di vigilare sullo stato ambientale del fiume Sacco? É  un’altra domanda che avrà bisogno di una risposta chiara. (comunicato stampa)

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