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Provincia – E’ sulle spalle dei giovani la responsabilità del “dopo Coronavirus”?

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Provincia – E’ sulle spalle dei giovani la responsabilità del “dopo Coronavirus”?
26 Maggio
22:31 2020

 

 

«I giovani che fanno l’aperitivo in piazza sono degli assassini» è la dichiarazione del dr. Antonio Sechi, ex primario del Pronto Soccorso dell’Ospedale “San Giovanni Bosco” di Torino, rilasciata appena qualche giorno addietro. Il premier Giuseppe Conte, intervenuto nella mattinata di giovedì scorso alla Camera dei Deputati ha lanciato un messaggio preciso «Mi dispiace ma non è ancora il tempo dei party e della movida. Occorre fare attenzione. Non farlo significherebbe esporre al contagio noi e i nostri cari. Non possiamo fermarci in attesa di un vaccino o non saremo mai nelle condizioni di ripartire».

Carlo Serini, medico di Milano, scrive in una lettera aperta «Faccio l’anestesista rianimatore per tutti, ma non per i cretini. Cari cretini eliminatevi come preferite, ma non chiedeteci ancora di rivedere e rivivere i tre mesi appena trascorsi, a causa del vostro cretinismo. Io sono in terapia del sonno per sedare e sopire incubi, insonnie e risvegli dopo tre mesi in un ospedale Covid e voi che fate? L’aperitivo…».
Le foto che immortalano orde di persone nelle piazze ed a passeggio per le strade delle città italiane, soprattutto negli orari serali, senza alcun rispetto per il divieto di assembramento, delle distanze di sicurezza interpersonali, con le mascherine sul mento o intorno al collo, stanno facendo il giro delle testate giornalistiche: è una realtá che accomuna l’intera penisola. Sono i giovani ad essere nell’occhio del ciclone: a loro sembrerebbe sia stata affidata la responsabilità circa l’evoluzione di questo “post-Covid”.
È inconfutabile che il distanziamento sociale imposto dal lockdown abbia favorito il “contenimento” del virus, come mai adesso viene a prevalere la voglia di libertà fuori da ogni controllo? Che fine ha fatto il buonsenso degli ultimi mesi? Perché non si pensa di tornare alla normalità ed alle vecchie abitudini con il più assoluto rigore ed il rispetto delle regole? È un’utopia stare in compagnia, chiacchierare, bere una birra, nella più totale sicurezza? In effetti gli spazi ci sono, c’è la comprensione dei Tutori dell’Ordine e degli Amministratori, mancano solo le buone intenzioni e la volontà di collaborare ad una ripresa graduale, senza che si forzi la mano. I giovani devono tener presente che il loro “trasgredire” potrebbe mettere a rischio la salute degli altri, delle persone più fragili. I giovani devono tener presente che il loro “trasgredire” potrebbe costare la chiusura di 5 giorni al gestore dell’attività che frequentano, benzina sul fuoco in un momento di collasso economico. I giovani devono tener presente che il loro “trasgredire” potrebbe essere motivo di nuovi provvedimenti restrittivi da parte dei sindaci, autorità locale di pubblica sicurezza, ancor prima che sia il Ministero a pronunciarsi. I “giovani”….ed i titolari delle attività? non possono permettersi di cullarsi sulla superficialirà dei ragazzi: a loro l’onere di accertarsi che tutto rientri nelle misure previste.
Sicuramente chi governa non intende porsi come un “genitore paternalista”, nessuno vuole privare nessuno della propria libertà individuale però, alla luce di tre mesi in isolamento, di migliaia di morti, dell’immane sforzo di medici ed operatori sanitari, dei danni economici subiti da tutti, di milioni di euro investiti…  è giusto che ognuno si senta responsabile di quanto potrebbe succedere ancora. Una responsabilità civica che va assolutamente dimostrata, perché non è la responsabilità civica che compromette l’aperitivo, la chiacchierata tra amici, la passeggiata in compagnia. Quindi, cari giovani e cari tutti, fatevi furbi: mascherina, distanziamento interpersonale, niente “ammucchiate” di gruppi; non fatevi additare come degli irresponsabili e soprattutto non create degli inutili grattacapi ai gestori dei locali, che già hanno tante difficoltà da fronteggiare. Le regole sono fatte per essere osservate e non per essere eluse. Molti sindaci della provincia sono preoccupati per la diffusa mancanza di rispetto: l’intenzione è quella di avere le “città vive” e non fare un passo indietro per tornare alle limitazioni, ai divieti, all’isolamento. Il Governo ha stabilito che la Protezione Civile arruolerà 60mila “assistenti civici” da impiegare nelle attività collettive, per assistere i cittadini nell’osservanza delle disposizioni: che una comunità debba essere “fiancheggiata”, avere degli “assistenti” che diano indicazioni sul comportamento civico da tenere, è di per se un fallimento sociale.

Sara Pacitto

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