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Provincia – Coronavirus, toccante lettera dall’Ordine dei Medici: “Noi, medici in prima linea”

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Provincia – Coronavirus, toccante lettera dall’Ordine dei Medici: “Noi, medici in prima linea”
28 Marzo
16:33 2020
Il presidente dell’Ordine dei Medici della provincia di Frosinone, il dottor Cristofari, ha scritto queste righe.

Stiamo lavorando in silenzio. Con grandi sacrifici, 24 ore su 24. Ma dover contare, tra i medici, ben 51 decessi (soprattutto al Nord), ci rattrista.

E’ un tributo troppo alto che è stato dato dalla nostra categoria al Covid 19.

Questo tributo è legato essenzialmente all’opera dei medici di famiglia che sono quasi due terzi dei deceduti. E restano, ancora oggi, i più esposti.

Naturalmente sono esposti anche i medici ospedalieri a diretto contatto con i pazienti contagiati.

Da questa realtà deriva la necessità di poter utilizzare i dispositivi di protezione medica (mascherine, guanti, tute…) .

Purtroppo in Italia in questo periodo c’è stata una gravissima carenza di questi mezzi. E, soprattutto nelle prime fasi del contagio, questa carenza ha permesso la diffusione del virus tra i colleghi della medicina generale e della medicina ospedaliera. Molti si sono ammalati. Altri sono morti.

Dunque, è un discorso di organizzazione. Un tema particolarmente importante perché la partita (che oggi si sta giocando negli ospedali) poi si trasferirà sul territorio. Per evitare la diffusione della patologia i mezzi di protezione non devono mancare in un Paese come l’Italia. E ancor di più nella nostra Provincia.

Siamo riusciti a colmare il Gap che avevamo sulle terapie intensive, credo che una potenza mondiale non possa essere in difficoltà sui mezzi di protezione.

Essere eroi non ci piace. Noi vogliamo essere attori principali della cura, vogliamo l’ammirazione del paese, siamo vicini a tutti.

“Nessuno vince da solo” ha detto il Papa.

E noi vogliamo vincere insieme al popolo. Insieme ai nostri concittadini che, non dimentichiamolo, oggi sono chiamati a grandi sacrifici non solo nella vita sociale ma anche nella vita privata.

Noi tutti siamo distanziati, addirittura dai nostri familiari. Io, per esempio, non vedo mia figlia da un mese. Posso vederla solo su Skype, ma mi mancano i contatti diretti con lei.
E questa “reclusione” crea anche difficoltà di relazione sociale, sia con i nostri vicini, sia nel momento in cui veniamo a lavorare.

Ritengo sia necessario fare un elogio da parte mia e di tutto il Consiglio dell’Ordine a tutta la classe medica provinciale che non ha subito defezioni.
Quello che si è verificato altrove, vale a dire il fatto di assentarsi dal lavoro, è un comportamento che non ci appartiene.

Da noi non solo non si è verificato alcun caso, ma c’è stato il massimo impegno di tutti, sia dei medici dipendenti sia dei medici liberi professionisti, sia dei medici della medicina generale convenzionata.
E tutti, indistintamente, siamo stati capaci di riconvertirci.
Eravamo abituati a curare malattie croniche; adesso siamo molto più disponibili verso le patologie infettive, verso le patologie epidemiche.

Per concludere, penso che questa sarà una battaglia che vinceremo tutti insieme: noi, lo Stato e i cittadini…
Proprio ai cittadini va rinnovato l’invito al distanziamento. So che è doloroso abolire le relazioni sociali, ma è l’unico modo per consentire di vincere questa guerra.

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