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Isola del Liri – Mamma ricoverata per Coronavirus, niente tamponi per i familiari: la denuncia

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Isola del Liri – Mamma ricoverata per Coronavirus, niente tamponi per i familiari: la denuncia
10 Aprile
21:41 2020

 

 

 

Nella gestione dell’epidemia da Covid-19, la “questione tamponi” rappresenta una falla per la nostra nazione. Fino al 3 aprile, il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore della Sanità hanno raccomandato di fare i test a tutti i pazienti che presentavano sintomi sospetti, ma non sempre ciò è avvenuto: in larga parte il test è stato fatto ai pazienti gravi, trascurando migliaia di casi meno gravi ma comunque dubbi. I laboratori attivi sono alla loro capacità massima e non riuscirebbero ad analizzare ulteriori provette. Hanno addirittura problemi per l’approvvigionamento dei reagenti chimici, necessari ad analizzare il prelievo.

Dopo settimane di discussioni, la nuova circolare ministeriale del 3 aprile ha esplicitato che, in virtù della “limitata” capacità dei laboratori, i test diagnostici vanno fatti ai pazienti che rientrano in alcune categorie prioritarie: ricoverati, operatori sanitari a rischio, pazienti più fragili, e «tutti gli altri individui che presentano sintomi possono essere considerati casi probabili ed isolati senza test supplementari». Questa direttiva, in sostanza, riconosce il problema che persiste da sempre: non si riescono a fare tutti i tamponi, necessari o raccomandati, e quindi migliaia di casi sospetti non sono mai stati, prima, e non verranno testati mai, adesso. La circolare specifica che i test «vanno riservati prioritariamente ai casi clinici sintomatici/paucisintomatici ed ai contatti a rischio familiari e/o residenziali sintomatici» ed aggiunge «se si dispone di risorse sufficienti, effettuare test diagnostici in tutti i pazienti con infezione respiratoria».

Sono settimane che medici di famiglia, ospedalieri, amministratori locali e gli stessi cittadini, che siano o meno pazienti, denunciano la carenza del sistema sanitario nazionale. È argomento di discussione anche nella comunità scientifica: testare più persone permetterebbe di monitorare l’andamento dell’epidemia ed avere informazioni dettagliate aiuterebbe a prendere scelte meglio opportune per il contenimento del contagio. Dal punto di vista sanitario, consentirebbe di isolare i malati dai sani, condizione fondamentale per limitare la diffusione del virus. In effetti, la gestione di una pandemia prevede scelte che vanno oltre l’aspetto clinico dei singoli pazienti ma riguardano, oltremodo, l’aspetto pubblico del contagio e l’estensione epidemiologica.

La testimonianza in tal senso di una residente presso il Comune di Isola del Liri che, su facebook, manifesta la sua riluttanza nei confronti del sistema «Mia madre è con Covid, ricoverata al Policlinico Gemelli. Dato che non cammina da più di un mese, non ha avuto contatti con nessuno se non con mio fratello, mia sorella ed il fisioterapista che l’ha in cura. Mio fratello è mia sorella stanno aspettando un tampone dalla ASL che non è ancora arrivato… e lunedì 13 aprile finirà la quarantena fiduciaria. Nel frattempo potrebbero,  se non fossero coscienziosi di loro, uscire tranquillamente avendo anche uno dei più grossi supermercati di Roma sotto casa. Aggiungo, il fisioterapista è stato avvisato da noi e, per non perdere il lavoro, sta continuando tranquillamente ad andare a casa di tante brave persone anziane, fiduciose. Rispetto e ammirazione immensa per tutti i medici e gli infermieri che con amore e professionalità si stanno dedicando a mia madre. Per il resto…». Una riflessione aspra, che non intende togliere nulla ai numerosi operatori sanitari che, giorno dopo giorno, sono in prima linea per combattere questo maledetto virus, ammalandosi e rimettendoci la vita: una riflessione che testimonia, appunto, che nella gestione dell’epidemia da Covid-19, la “questione tamponi” rappresenta una grande falla per la nostra nazione. Quanti asintomatici, sospetti e mai testati, sono stati causa di contagio per altre persone?

Sara Pacitto

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