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Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Isola del Liri – Il bollitore di stracci e l’archelogia industriale

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Isola del Liri – Il bollitore di stracci e l’archelogia industriale
05 Marzo
18:00 2021

 

“Il bollitore di stracci è un capolavoro di ingegneria meccanica costruito all’esterno con lastre di acciaio, chiodate e ribattute senza alcuna saldatura. All’interno un’ ulteriore sfera di ghisa per evitare la corrosione della soda caustica”.

E’ il parere dell’ex sindaco di Isolaliri, Luciano Duro che spiega: “In ogni bollitore venivano cotti, in circa 5.000 litri d’acqua più la giusta quantità di soda caustica, 25 quintali di tessuto in fibra vegetale. Le balle di canapa e lino di 4 – 5 quintali provenivano nella cartiera da tutto il mondo, erano per lo più residui militari, in special modo della marina: corde gigantesche, lenzuola, abiti e uniformi coloniali. Nella “stracceria” le donne ed i bambini provvedevano alla scelta liberando gli stracci da materiali inquinanti come bottoni, pellami, gomme, cinghie e metalli. La Stracceria era il luogo più insalubre della fabbrica per le polveri ed i parassiti che si annidavano nelle balle compresse. Gli stracci, erano triturati e tagliati, prima di essere immessi nel bollitore, poi attraverso un enorme imbuto si versavano i 5.000 litri d’acqua e la soda. Il tutto veniva portato all’ebollizione dal vapore saturo secco che proveniva dalle caldaie. Il ciclo di cottura durava un turno lavorativo, dalla mattina alla sera. Alla fine si faceva fuoriuscire il vapore da una valvola laterale, l’espulsione impiegava dalle tre alle quattro ore. Il bollitore girava intorno all’asse lentamente, ogni giro durava 10 minuti. Il coperchio bullonato che si vede sulla cima della sfera era chiamato dagli operai “passo d’uomo” perché era anche l’ingresso per la manutenzione. Il prodotto bollito e cotto, si scaricava, nelle “vasche olandesi” lavato e ulteriormente triturato prima di essere trattato con cloro affinché divenisse bianco. Il ciclo di lavorazione proseguiva con ulteriori passaggi fino ad ottenere carta da sigarette per nove mesi l’anno o con diversa lavorazione carta per gli alimenti nei rimanenti tre mesi.
Il bollitore di stracci fu collocato all”interno del giardino di Via Po e ne fu ricavata una fontana, senza tuttavia manomettere quell’opera d’arte. Ma forse per un impianto idraulico difettoso, dopo poco tempo restò a secco e smise di creare quell’effetto scenico, davvero suggestivo, specialmente di sera. Oggi la vasca è un contenitore di sporcizia e la grande sfera è incrostata da calcare. Da anni è così, a pensare allo spirito di sacrificio, di quegli operai che l’avevano curata con attenzione, perchè era strumento importante del proprio lavoro e quindi necessaria per la produttività dell’azienda e di conseguenza per il sostentamento delle proprie famiglie.
Questa descrizione del funzionamento del “bollitore di stracci” la raccolsi da una coppia di vecchi operai delle Cartiere Meridionali, accompagnato dall’amico Bruno Ceroli che ringrazio”.

 

 

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