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Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Isola del Liri – Covid-19, la didattica a distanza rivoluziona il mondo della Scuola

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Isola del Liri – Covid-19, la didattica a distanza rivoluziona il mondo della Scuola
23 Aprile
17:04 2020

 

 

L’emergenza non ha cambiato solo le abitudini sociali. La scuola italiana sta vivendo una rivoluzione forse epocale.

La tecnologia è entrata nelle case degli studenti. Nove ragazzi su dieci, alle superiori, sono stati raggiunti dalla scuola online. Meno alle medie, comunque oltre l’80% della popolazione scolastica si connette ogni mattina a internet per assistere alle lezioni. Le piattaforme più evolute (anche se non sempre funzionanti) sono diventate le nuovi classi virtuali dove l’interazione con i docenti è in certi casi migliorata. Non mancano ovviamente i problemi. Il digital divide è evidente, soprattutto in quelle realtà più emarginate. La Rete non è all’altezza e più del 60% non ha un collegamento fisso e veloce. Di questo e di altro abbiamo parlato con Mario Luciani, professore di Fisica e Matematica, oggi dirigente scolastico dell’IIS Nicolucci Reggio di Isola del Liri.

Come procede la didattica a distanza?

<Sono molto soddisfatto. La didattica a distanza è un’esperienza nuova per la scuola e per le famiglie e ha colto le scuole di sorpresa, ma non tutte si sono travate impreparate. Certo, non ci aspettavamo questa situazione, tuttavia molte scuole del secondo ciclo avevano già avviato esperienze in questa direzione e questo le ha favorite. Pensavamo al digitale come integrazione e complemento della didattica in presenza, mentre invece ci siamo ritrovati a inventare un modo di sopperire alla presenza in classe e i risultati ci sono e sono evidenti. Abbiamo una frequenza prossima al 100% degli alunni, con diversi insegnanti che mi riferiscono il grande entusiasmo con le video lezioni. Abbiamo migliaia di ore di video lezioni, spesso registrate e disponibili per essere riviste con calma, i messaggi sulle chat della piattaforma non si contano ormai ed è sorta l’esigenza di frenare l’attività degli studenti che tentano di usare la piattaforma anche per le comunicazioni private. Il tutto, importante ricordarlo, offerto gratuitamente agli studenti e gratuitamente ottenuto dalla scuola>.

Limiti ed opportunità?

<Il limite principale è dovuto alla connettività insufficiente presente nelle case degli alunni, dove troppo spesso non c’è banda larga ma solo connessione mobile che si è dimostrata incapace di sostenere i servizi avanzati e le tecnologie di comunicazione audio video della didattica a distanza. Molto meno pressante la mancanza di dispositivi visto che tutti hanno comunque il cellulare. Però oramai si è capito che senza un computer degno di questo nome, la didattica a distanza rallenta, è faticosa e poco efficace. Navigare su internet dallo smartphone è come vedere il mondo dal buco della serratura. Consolidare i risultati ottenuti e valorizzare gli esiti positivi della didattica a distanza sarà la vera sfida delle scuole al rientro dall’emergenza. Occorre trasformare in opportunità il patrimonio di esperienze e competenze maturate. Non ci sono soluzioni per tutti, ogni scuola avrà il suo modo ma certamente domani nessuno potrà più fare resistenze all’uso del digitale nella scuola. Non si torna indietro!>

Come si gestisce la didattica a distanza dei BES?

<Se fino ad oggi il digitale era il mezzo che più di altri forniva agli alunni con bisogni educativi speciali inclusione e pari opportunità, con la didattica a distanza secondo me si è avuto un rallentamento. La socializzazione ottenibile con la partecipazione attiva in classe, con la didattica a distanza è gravemente compromessa anche se gli insegnanti di sostegno fanno grandi sforzi per mantenere vivo il cordone ombelicale tra il gruppo classe e gli alunni svantaggiati inserendosi nelle lezioni online. Occorre sempre ricordare che la scuola non è un posto ove si scambiano conoscenze tra chi sa e chi non sa, quanto piuttosto un luogo di interazione sociale. In questo momento, l’interazione è sofferente>.

La ministra Azzolina prima parla di promozione garantita, poi chiede ai ragazzi di studiare. C’è coerenza?

<Sì, c’è coerenza ma è un discorso davvero difficile da far capire ai non addetti ai lavori. Bisogna abbandonare l’idea di promozione come premio e di bocciatura come punizione. Non è così che funziona. Lo scrutinio finale non è il momento in cui si separa il grano dalla crusca ma il momento in cui si attestano i livelli di competenza raggiunti dagli alunni. I ragazzi devono studiare per imparare cose nuove, per crescere meglio, non per il voto. Abbandoniamo questo modello competitivo di scuola e tutto apparirà diverso e sarà anche manifesta la coerenza delle affermazioni della ministra. Ci sono molti modi per riconoscere il merito ed è compito della scuola farlo. In questo momento di grave emergenza il ruolo della scuola di educatore è più che mai vivo, molto più attenuato quello di giudice>.

Negli istituti professionali com’è la situazione?

<Gli istituti professionali vivono una stagione difficile, non da ora. Hanno subito due importanti riforme in pochi anni e soffrono un calo di iscrizioni e di livello negli apprendimenti. Nell’orizzonte culturale delle famiglie, il professionale è una scelta per lo più residuale. Il professionale attira oggi alunni che appartengono a famiglie di basso livello socioeconomico e culturale (dati Istat). La caratteristica del professionale è il consistente numero di ore passate nei laboratori e nelle officine e purtroppo questa caratteristica è gravemente compromessa dalla didattica a distanza. La risposta alle video lezioni è stata molto positiva, ma senza laboratorio il professionale, perde di specificità>.

Difficoltà per gli insegnanti?

<Onestamente, all’avvio delle video lezioni mi ero preparato al peggio. Temevo resistenze, difficoltà, problemi e invece vedo esperienze più che positive. Certo, dirigo una scuola tecnica, un’istituzione scolastica dove la tecnologia e l’innovazione sono messe al centro di tutto ma devo dire di essere positivamente sorpreso perché anche gli insegnanti più insospettabili hanno tirato fuori il meglio in fatto di innovazione>.

Qual è il ruolo delle famiglie?

<Le famiglie ci stanno sostenendo, ne ho diversi riscontri. Gli alunni sono puntuali alle lezioni e agli impegni con i professori e questo è certo merito delle famiglie. Come gli alunni, molte famiglie sono più attente ora alle lezioni dei figli rispetto a prima>.

Aggiungo io…

<Mi rendo conto di aver fatto un bilancio positivo ma sollo perché positiva è l’esperienza che vivo con la mia scuola. Problemi esistono ovviamente, a cominciare dalla insufficiente competenza digitale di molti insegnanti, degli alunni e delle famiglie. Ma penso anche alla carente connettività a disposizione delle scuole e delle famiglie e ai costi ancora troppo alti per un bene oggi ritenuto essenziale, ai costi dei dispositivi soggetti a troppo rapida obsolescenza, agli infiniti passi burocratici per l’acquisto di una semplice scheda SIM per gli alunni. Occorrerà in futuro fare un bilancio serio di ciò che sta avvenendo ora e dei risultati prodotti dalle recenti politiche in tema di innovazione scolastica: i PON, il piano nazionale per la scuola digitale, i piani triennali di formazione dei docenti hanno davvero aperto la strada alla didattica digitale o sono scivolati sulla scuola senza provocare miglioramento effettivo. È antipatico, lo so, rispondere con una domanda ma ci provo lo stesso: ‘Chi se lo aspettava due mesi fa che la scuola italiana riuscisse a fare quel cha ha fatto in questa fase di emergenza?’>

 

 

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