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INIZIATIVA – CORONAVIRUS, chi ha avuto il virus doni il “plasma iperimmune”. Ecco come

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INIZIATIVA – CORONAVIRUS, chi ha avuto il virus doni il “plasma iperimmune”. Ecco come
19 Novembre
15:20 2020
(di Sara Pacitto) L’OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità, di recente ha promosso uno studio sui medicinali impiegati per combattere il Covid: il “Solidaryti” a tutti gli effetti ha voluto mettere a confronto farmaci e placebo, per capire l’effettiva efficacia dei farmaci sul virus. L’approfondimento ha coinvolto oltre 12 mila pazienti di 500 diversi ospedali ed ha incluso tutti gli antivirali impiegati fin’ora in questa battaglia: l’idrossiclorochina, il ritonavir/opinavi, il remdesivir, l’interferone.

Lo studio “Solidaryti” ha dimostrato, almeno per ora, la scarsa efficacia che idrossiclorochina, ritonavir/opinavi, iremdesivir ed interferone hanno sul virus. Dopo questo risultato, il panorama medico/scientifico è stato costretto a fare un passo indietro, valutando e rivalutando altre possibili soluzioni: adesso si punta al plasma convalescente che, pur non essendo certificato come cura, sembra essere rimasto l’unico “antivirale” che sta dando risultati effettivi nella lotta al Covid, la terapia in prima linea più efficace. In combinazione con il cortisone, che abbassa l’infiammazione, e l’eparina, che riduce i trombi che si formano nel sangue, il plasma iperimmune agisce direttamente sul virus. Lo conferma il prof. Massimo Franchini, direttore del SIMIT, Servizio Immunoematologia e Medicina Trasfusionale, dell’Azienda Ospedaliera “Carlo Poma” di Mantova.
6 mesi fa Luca Zaia dal Veneto sfidava i governatori delle altre regioni a realizzare delle “Banche del Sangue Iperimmune”: ci aveva visto bene. Il 24 agosto scorso la FDA, Food and Drug Aministration, aveva analizzato i dati su 70mila pazienti infusi per cui autorizzava ufficialmente l’impiego del sangue convalescente per la cura del Covid negli Stati Uniti. In Italia, i risultati comunicati dai reparti di Malattie Infettive degli ospedali di Padova, Pavia, Mantova, ma anche da altri poli universitari della penisola, sono tutti confortanti. Tanti i guariti, nessun morto, numerose le testimonianze dei pazienti circa gli effetti benefici immediati a seguito dell’infusione.
In diverse occasioni Tg24.info ha scritto e riportato informazioni utili su questa pratica: lo ricordiamo, è una donazione da uomo a uomo, i costi sono contenuti, i rischi vicini allo zero, conferisce un’immunità contro il patogeno. Del resto la terapia del plasma è consolidata e sicura, impiegata anche per altre patologie. Nel caso del Covid, si utilizzano gli anticorpi dei negativizzati per combattere il virus nei malati. Il numero dei contagiati ricoverati aumenta di giorno in giorno per cui, di pari passo, aumenta anche la richiesta delle sacche di sangue iperimmune: dopo tanto scetticismo e la reticenza di clinici ed infettivologi, ora c’è una controtendenza e sono sempre di più i medici che chiedono il plasma iperimmune. Tra marzo e maggio la speranza era nei farmaci; dopo lo studio dell’OMS si è impennata la richiesta del plasma. Ma le sacche scarseggiano, stanno finendo: è necessario che coloro che abbiano superato la malattia, la cui carica virale sia scesa ai valori comuni, collaborino in tal senso e corrano a donare presso i centri trasfusionali. Non tutti possono donare ma, tra tantissimi guariti, sono davvero molti i potenziali donatori. È un gesto di grande amore e di solidarietà nei confronti del prossimo.
In Italia non è mai partita una vera campagna nazionale per la raccolta del plasma iperimmune: Tg24.info intende sensibilizzare tutti, dai cittadini alle Istituzioni, nei confronti della plasmaterapia: donare ed attivare i centri trasfusionali che ancora non sono attrezzati per la raccolta di sangue convalescente. C’è bisogno di un impegno comune per salvare vite umane. Vincenzo De Angelis, il direttore del Centro Nazionale Sangue, sostiene che “il plasma c’è ed il sito del CNS ne riporta la disponibilità”: il numero riportato dal CNS, però, fa riferimento al totale delle sacche e non a quelle con titolo neutralizzante adeguato, nello specifico, per combattere il Covid. Lo stesso equivoco si è creato in Lombardia, quando qualche giorno addietro: si parlava di 2.200 sacche disponibili ma in effetti quelle adeguate per la lotta al Covid, ricche di anticorpi neutralizzanti, erano nettamente inferiori.
Il plasma si può donare più volte, finché si hanno gli anticorpi: c’è chi ha donato anche in 3 distinte occasioni. Il titolo di anticorpi neutralizzanti, ovvero la quantità di anticorpi presenti nel plasma per combattere il virus, deve essere alto per una più efficace riuscita. Così come ci spiega il Centro Trasfusionale presso l’ospedale “Spaziani” di Frosinone: i donatori vengono dapprima “reclutati” con un prelievo di sierologia, per valutare quante IGG ci sono in circolo. Viene effettuata la ricerca dell’Epatite A, dell’Epatite E e del Parvovirus. Verificatane l’idoneità, dopo qualche giorno il donatore verrà ricontattato: una volta trasfuso, il plasma viene inattivato, una sorta di purificazione, ed infine abbattuto e congelato. Le sacche titolate sono pronte per l’infusione. Il Centro Trasfusionale presso l’ospedale “Spaziani” di Frosinone è aperto dal lunedì al sabato e riceve dalle 09:00 alle 14:30, previo appuntamento telefonico al numero 0775.8822194. È importante sapere che non tutti possono donare il plasma convalescente: i potenziali donatori sono uomini e donne che abbiano un’età compresa tra i 18 ed i 60 anni, un peso maggiore a 50kg, che non siano cardiopatici o soffrano di altre patologie importanti. Sono escluse le donne che abbiano avuto una gravidanza, sia conclusa che interrotta.
Sara Pacitto

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