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Frosinone – Fase 2, attività a rischio chiusura

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Frosinone – Fase 2, attività a rischio chiusura
30 Aprile
19:30 2020

 

 

 

 

Il presidente dei Consulenti del Lavoro di Frosinone, Carlo Martufi, sui nuovi modelli organizzativi sui costi da sostenere per la ripresa.

Dalla “Fase 2”, che prevede la riapertura a partire da lunedì 4 maggio solo di alcune attività produttive, restano fuori commercianti, ristoratori e tutte le professioni “di prossimità” – come parrucchieri, estetiste, colf e badanti, una platea di circa 6 milioni 145 mila di lavoratori. É la fotografia scattata dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoronell’indagine “Come cambieranno le professioni di prossimità” contenente una classifica dei lavoratori maggiormente esposti al contagio e più bisognosi di tutele per la Fase 2.

<L’uscita dal lockdown imporrà a molti di questi lavoratori un cambiamento non facile della proprie modalità di lavoro – spiega Carlo Martufi, vicepresidente della Fondazione Studi e presidente del Consiglio provinciale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro di Frosinone – Bisognerà creare nuovi modelli organizzativi, rivedere l’organizzazione dei luoghi di lavoro, assicurare il contingentamento degli accessi, fornire protezioni individuali e garantire una maggiore attenzione all’igiene e alla cura dei locali. Questo riadattamento risulterà più difficile da attuare soprattutto alle micro e piccole imprese, che dopo 2 mesi ferme dovranno scegliere se riaprire oppure no, in considerazione dei costi fissi che dovranno sostenere anche nei prossimi mesi per pagare affitti, stipendi, utenze e tributi. E se molte attività produttive decidessero di non riaprire quando sarà consentito farlo, perché ne trarrebbero più vantaggio dal restare chiuse, il danno ricadrà anche sui loro dipendenti, per i quali il rischio di rimanere senza lavoro sarà concreto>. Una triste prospettiva che si somma a quella dei lavoratori dipendenti già in cassa integrazione. <Il Lazio – precisa Martufi – è la prima regione per numero di domande presentate per la cassa integrazione in deroga (30 mila al 23 aprile) ma sono solo 6 mila circa quelle autorizzate e poco più di 600 quelle pagate. In molti casi non è stato rispettato l’ordine cronologico di invio delle domande e, di conseguenza, migliaia di lavoratori non riceveranno il sussidio neanche questo mese. Ci sono tanti imprenditori che non hanno percepito alcun prestito dalle banche per un eccesso di burocrazia e adempimenti formali – sottolinea ancora Martufi – La procedura da seguire per richiedere un finanziamento fino a 25 mila euro garantito al 100% dallo Stato è molto complessa e non è la stessa per tutte le banche. In questo modo si finisce per rendere sempre più lontana la possibilità di rispondere in modo concreto e adeguato al bisogno di liquidità degli imprenditori italiani>.

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