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FOCUS – Valle del Sacco, quale è il suo stato di salute attuale?

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FOCUS – Valle del Sacco, quale è il suo stato di salute attuale?
12 Ottobre
19:05 2019
(di Anna Ammanniti) La Valle del Sacco, è una grande area situata al centro d’Italia, nel cuore della Ciociaria, attraversata dal fiume Sacco, si estende dalla zona a sud di Roma a tutta la provincia di Frosinone. Anticamente chiamata la Valle Latina, oggi è nota come la Valle dei Veleni.

La Valle è attraversata dal Fiume Sacco, lungo 87 km nasce dai Monti Prenestini, nei comuni di Bellegra, Olevano Romano, San Vito Romano e Capranica Prenestina e scorre nelle pianure al confine tra le due province di Roma e Frosinone. Da Colleferro lambisce le pendici dei Monti Lepini, durante il percorso si presenta con una cascata a Sgurgola, scorrendo lungo la via Morolense bagna i comuni di Morolo, Supino e Patrica ed è nel paese che ospita il Monte Cacume che si ammira la seconda cascata. Da qui il Sacco bagna Ceccano formando altre due suggestive cascate, passando per Pofi, Castro dei Volsci, Falvaterra, arriva a Ceprano per confluire nel fiume Liri.

La Valle dei Veleni, una meravigliosa distesa verde saccheggiata nel tempo, contaminata nel suolo e nelle falde acquifere: rifiuti tossici, interrati, industrie, inceneritori, discariche, sversamenti illegali, negli anni hanno creato un sovraccarico di inquinanti, fino ad ottenere il primato di uno dei posti più inquinati di Italia. La vicenda del Beta – esaclorocicloesano del 2005, la schiuma di pochi mesi fa, fenomeni che hanno palesato una situazione che va avanti da più di mezzo secolo. Il fiume Sacco è inquinato, anche quando l’acqua sembra limpida, anche quando tutto scorre con lentezza e nel silenzio, l’acqua del Sacco è portatore di malattie. Ad oggi quale è lo stato di salute della Valle? Dall’episodio del Beta-esaclorocicloesano del 2005, cosa è cambiato? È il caso di dire che sono state dette e scritti “fiumi” di parole, buoni propositi da parte di tutti gli enti istituzionali, ma all’atto pratico, nulla è cambiato. Il Beta-esaclorocicloesano è una sostanza che non “sparisce” dal terreno con un tocco di bacchetta magica. Si tratta di un insetticida commercializzato dal 1938, dal suo processo produttivo si originava una sostanza di scarto, il cosiddetto Beta-esaclorocicloesano, ritrovato nel 2005 nel latte bovino. Il Beta-esaclorocicloesano era una sostanza di scarto che negli anni 70/80 non veniva trattata come un rifiuto. La polvere veniva lasciata all’aria aperta, con la pioggia finiva nelle condutture fognarie e da qui arrivava al fiume Sacco. Trattandosi di una sostanza poco solubile restava nel fondo e quando il fiume esondava si depositava sui terreni, trasportando la sostanza tossica in tutta la catena alimentare. Essendo liposolubile non veniva assorbita dal terreno, era entrato negli ortaggi, nei foraggi; si era depositato nei tessuti grassi degli animali, nel latte dei bovini, fino all’apice della catena: l’uomo. Oggi in quei terreni c’è ancora il Beta-esaclorocicloesano? Purtroppo ci sono ancora livelli molto elevati, come emerge dal rapporto annuale 2018 di Arpa Lazio, ma anche di mercurio, diossine, arsenico, cromo… I risultati ufficiali sulla qualità dell’acqua dicono che il Sacco è molto inquinato. Il Beta-esaclorocicloesano c’è, la speranza è quella che si riesca a ridurre la quantità nei terreni, attraverso analisi che diano certezze quasi assolute.

I comuni della Valle attendono la bonifica dei luoghi più inquinati, aspettano l’attuazione del protocollo di intesa tra Regione Lazio e Ministero dell’Ambiente. Dal quinto rapporto di Sentieri è emerso che tra il 2013 e il 2015 il rischio di contaminazione umana associato al consumo di carne bovina, uova e pollame allevati nell’area contaminata, è molto elevato. Il Bacino del fiume Sacco è tornato tra i SIN nell’ottobre del 2016 con il Decreto Ministeriale sulla nuova perimetrazione. In questa nuova configurazione territoriale il SIN ha una estensione di circa 7.300 ettari, sono interessati 19 Comuni per una popolazione di poco più di 200.000 residenti, ben 79 aziende.
Si attende disperatamente la bonifica, che passerà prima per la “caratterizzazione”, con la definizione delle caratteristiche dei suoli, sottosuoli e acque. Solo analizzando le fonti di contaminazione, si potrà capire quali sono le misure necessarie per rimuoverle e arginarle. Prima di questo, tutto è rimasto come lo abbiamo lasciato, la Valle del Sacco, un’enorme distesa avvelenata.

Anna Ammanniti

 

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