Aggiornato alle: 15:41 di Mercoledi 23 Settembre 2020
Testata Giornalistica Telematica n.1/12

FOCUS – Traffico illegale di uccelli, sette arresti nell’operazione “Vedi Napoli e poi vola” (video)

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10 Settembre
18:00 2020
Il bracconaggio è una realtà preoccupante in Italia. Il bracconiere è colui che spara a specie protette, chi caccia in tempi o in aree di divieto, chi caccia con modalità e mezzi vietati, chi cattura illegalmente gli uccelli e gli altri animali protetti.

In Italia il terreno di bracconaggio è molto diffuso, sono prese di mira specie particolarmente protette come rapaci, lupi, cicogne, gru, vittime dei bracconieri, delle trappole, dei fucili, dei bocconi avvelenati. Nelle mani dei bracconieri finiscono anche specie non protette come ad esempio i fringillidi illegalmente commerciati nei mercati abusivi di Napoli e Palermo. Ieri mattina si è conclusa con l’arresto di 7 persone l’operazione “Vedi Napoli e poi vola”.  Grazie una lunga e complessa attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere, i militari della Sezione Operativa Antibracconaggio e Reati a Danno degli Animali del Raggruppamento Carabinieri CITES e del Nucleo Carabinieri CITES di Napoli, coadiuvati nella fase esecutiva dai militari del Gruppo Carabinieri  Forestali di Napoli e Latina e del Comando Provinciale di Napoli, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza emessa dal G.I.P. del Tribunale di SMCV avente ad oggetto 7 misure cautelari personali.  I soggetti indagati sono stati accusati di associazione a delinquere, ricettazione, di avifauna protetta e protetta dalla Convenzione di Berna e proveniente da illecita cattura. L’indagine iniziata nel 2018 ha permesso di individuare i soggetti coinvolti, di delineare l’entità del fenomeno e svelare l’esistenza di una ramificata compagine criminale, con un giro di affari di circa 350 mila euro l’anno. I sette arrestati erano dediti al commercio illegale di un cospicuo numero di uccelli appartenenti a specie protette. I volatili venivano catturati con trappole, richiami acustici e quant’altro, da alcuni degli indagati in svariate parti dell’Italia meridionale. Successivamente venivano custoditi in depositi improvvisati, in condizioni di completo disagio tanto da causare agli uccelli evidenti sofferenze. Infine venduti nel mercato clandestino, sia a privati che ad esercenti commerciali compiacenti, alcuni dei quali provenienti dal nord Italia. Gli associati , attraverso prelievi vietati e indiscriminati di migliaia di esemplari di volatili protetti e pa1ticolarmente protetti, alimentavano il mercato illegale sul territorio nazionale , di avifauna viva per finalità di richiamo e/o ornamentale, con relativo depauperamento della avifauna e conseguente danno ambientale rilevante in termini di perdita di biodiversità e alterazioni delle relazioni  esistenti tra le specie viventi e i loro habitat, causate dall’attività antropica illecita, con un pericolo per l’equilibrio dell’ecosistema e conseguente danno al patrimonio ambientale incalcolabile. Questo fenomeno   è ben radicato nel territorio campano, è molto florido il commercio dei fringillidi in particolare con gli esemplari migliori, ovvero i più canterini, hanno un elevato valore di mercato. Il “modus opermuli” adottato dai soggetti coinvolti nella indagine in oggetto ha evidenziato molte similitudini con quello messo in pratica in altre regioni italiane, vale a dire l’utilizzo in contemporanea di richiami naturali (con soggetti vivi di cattura) e artificiali (magnetici o elettronici) riproducenti il classico canto dei fringillidi (metodi vietati dagli attt. 21 e 30 della Legge 157/97), che posizionati a terra in prossimità di reti da uccellagione o reti in nylon, a volte con azionamento a scatto (vietate dagli attt. 21 e 30 della Legge 157/97) hanno lo scopo di attirare esemplari della specie. Solitamente, nel punto di insorgenza della fonte sonora è facile trovare anche della pastura per attirare ed abituare l’avifauna al luogo in cui poi verranno posizionate le reti; zone di pastura che variano dal fondo agricolo alle aree marginali dei boschi a secondo della specie da bracconare. Dalle attività tecniche svolte è emerso chiaramente, da parte degli indagati, una conoscenza profonda dei luoghi ove mettere in atto la loro pratica illecita e come tutti i sodali abbiano frequentato costantemente quei posti in modo tale da predare, la fauna selvatica aviaria e le specie protette ricercate sul mercato clandestino. Gli attori di queste azioni di cattura illegale della avifauna erano disposti, grazie ad attrezzature, tempo e mezzi a disposizione, a raggiungere località molto distanti dalle loro residenze in un raggio di centinaia di chilometri: sono state monitorate parate in Calabria, in provincia di Cosenza, ma anche in provincia di Salerno ed in Puglia, soprattutto in provincia di Foggia, e non ultima la provincia di Potenza. Gli elementi raccolti hanno dimostrato l’esistenza di una rete di rifornimento dell’uccellagione verso  il territorio   campano   e   il   Nord   Italia,   la   previsione    dei   mezzi   e   dei   veicoli   necessari   per    il   trasporto, l ‘individuazione  di un  luogo/deposito  dove le prede venivano  stoccate in attesa dei transiti,  l’esistenza di  una rete di rifornimento interna in caso di necessità, la creazione di  vigilanza  e  di  macchine  vedetta  per  i  trasporti rilevanti  e  la  possibilità  che  gli  animali  selvatici  venissero  inanellati  con  la  connivenza  di   professionisti (allevatori  e veterinari)  per  la creazione  della  documentazione  a corredo  delle  successive  vendite. Dagli atti di indagine, in particolare dalle perquisizioni e sequestri e dai servizi di osservazione ed intercettazione, sono emerse chiaramente i caratteri di un accordo criminoso per commettere una serie indeterminata di condotte penalmente rilevanti. Si denota una particolare cura e accortezza da parte dell’organizzazione durante gli spostamenti sia dei carichi di uccelli sia durante l’avvicinamento dei sodali ai depositi o luoghi di scambio attraverso l’utilizzo di auto staffetta e cottili riparati alla vista e facilmente tenuti sotto controllo. Le intercettazioni hanno dimostrato l’importanza della creazione di una rete articolata di fornitori e compratori e il costituirsi di una pluralità di gruppi, capaci di operare sia tra loro che con altri compratori, a volte carpendoli dalle altre organizzazioni. I vantaggi di natura economica derivanti dall’attività criminosa posta in essere erano immediati e diretti, favorendo e consolidando l’illecito arricchimento. Infatti dalle comunicazioni intercettate e dai sequestri effettuati è stato possibile stimare il numero di avifauna depredata intorno alle 2.750 unità per il periodo oggetto di indagine, che proiettato su base annuale arriva a quantificarsi in 11.000 esemplari ogni anno, con un giro di affari del traffico di avifauna selvatica quantificabile in circa € 350 mila l’anno.

Anna Ammanniti

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