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Focus – Il Muro di Berlino, la fine dell’oppressione

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Focus – Il Muro di Berlino, la fine dell’oppressione
09 Novembre
22:20 2019
(di Anna Ammanniti) C’è stato un tempo in cui l’Europa era divisa in due da una “cortina di ferro”, era il periodo compreso subito dopo la fine della seconda guerra mondiale alla fine della guerra fredda. In quegli anni l’Europa occidentale era sotto l’influenza americana, l’Europa orientale era invece controllata dall’Unione Sovietica.

Nel 1989 con la fine del comunismo in Ungheria, il governo ordinò che fosse tolta l’elettricità alle barriere al confine con l’Austria. L’apertura del confine permise agli ungheresi di andare in Austria per comprare beni che non erano disponibili all’interno dei loro confini. Era l’inizio del cambiamento, quello che avrebbe portato alla fine, alla demolizione del Muro di Berlino. La “striscia della morte” era stata per quasi trent’anni una “vergogna” per l’umanità. Lo stesso popolo, le stesse tradizioni, parenti, sangue dello stesso sangue divisi dal potere, da quella inquietante ossessione di egemonia di avere tutto sotto controllo, meglio ancora delimitarla con la costruzione di un muro altissimo e pericoloso: chiunque avrebbe osato oltrepassarlo sarebbe stato preso di mira dai “cecchini” di guardia. La “costruzione” avrebbe diviso in due la città di Berlino, la capitale tedesca divisa dal Berliner Mauer, tutto sarebbe stato più facile da “controllare” costruendo uno degli emblemi della storia della Germania. Il Muro di Berlino fu costruito nel 1961, la sua costruzione venne giustificata dal governo occidentale come la volontà di volersi proteggere dalla continua migrazione dei cittadini dell’Europa dell’est e dalla Repubblica socialista che affermava che il Muro avrebbe rappresentato un “baluardo antifascista” e avrebbe evitato che spie occidentali potessero intromettersi sul territorio orientale. In realtà era la divisione del Comunismo dal Capitalismo. L’allora presidente della DDR Walter Ulbricht dichiarò che per bloccare la fuga dei lavoratori di Berlino Est non avrebbe di certo costruito un muro. Una frase che passò alla storia, durante la notte tra il 12 e il 13 agosto 1961 tra l’est e l’ovest della capitale furono innalzate delle barriere di filo spinato. Fu messa a guardia la polizia, nessuno doveva oltrepassare quel filo, pena la morte.  Poche settimane dopo iniziò la costruzione del Muro, i residenti di Berlino da un giorno a un altro si trovarono imprigionati.  Nel 1962 fu eretto un secondo muro parallelo al primo, la distanza tra i due era di circa dieci metri, quei 10 metri formavano la “striscia della morte”, era ricoperta di ghiaia e di sabbia per rendere visibili le impronte di eventuali fuggiaschi. L’ordine era chiaro: sparare a chiunque tentasse di attraversare il Muro. Era alto 3,60 metri, esteso per 140 km con numerose torri di guardia per evitare che qualcuno tentasse di scavalcare il muro. Circa 5 mila persone riuscirono a scavalcare il confine, tra il 1961 e il 1989 morirono 138 persone nel tentativo di fuggire. Nei 28 anni di vita del Muro, le due Berlino si erano evolute in modo diverso. Entrambe le comunità di frontiera subirono una lacerazione sociale, oltre 8.300 cittadini tedesco-orientali che vivevano lungo il confine furono trasferiti a forza tramite un programma dal nome in codice “operazione parassiti”. Per le comunità della Germania Est fu molto più difficile, perché il paese era più povero e il governo impose loro forti restrizioni. Nel corso di quasi trent’anni, quei 140 km furono il simbolo morte e oppressione, di divisione di affetti e legami. Fino al 9 novembre del 1989, quando alle ore 19 il portavoce del governo della DDR, Guenter Schabowski, nel corso di una conferenza stampa annunciò che finalmente si poteva oltrepassare il Muro. Poche ore dopo migliaia di berlinesi dell’Est si radunarono davanti al Muro chiedendo alle guardie di aprire i passaggi, i varchi furono aperti e dopo ben 28 anni gli abitanti delle due Berlino poterono riabbracciarsi. Quella notte i berlinesi festeggiarono tra picconate e abbracci, molti giovani videro luoghi di cui avevano soltanto sentito parlare, impararono a mangiare cibi e bere bevande nuove, era la fine di un incubo.

Anna Ammanniti

 

 

 

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