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FOCUS – I “furbetti” del vaccino. Nel Lazio e in Ciociaria al via le verifiche

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FOCUS – I “furbetti” del vaccino. Nel Lazio e in Ciociaria al via le verifiche
24 Gennaio
10:14 2021

 

 

 

(di Alessandro Andrelli) “Una media di circa 3 persone su 10, stando ai numeri fino ad ora resi noti, avrebbe ricevuto il vaccino anti-Covid pur non avendone diritto secondo le modalità adottate in questa prima fase di distribuzione del siero”. A denunciare nei giorni scorsi attraverso i propri social è stato il direttore del Tg di La7 Enrico Mentana. E anche nel Lazio e nelle varie province ci sarebbero in atto controlli accurati da parte delle varie Prefetture e Forze dell’Ordine.

“Come si temeva, e come avevo denunciato ieri (venerdì ndr) su un totale di 1.312.275 dosi di vaccino fino a ora utilizzate, ben 397.583 sono state iniettate a personale non sanitario e non appartenente alle altre aree a rischio come ad esempio quelle degli ospiti delle Rsa e degli ultraottantenni”, così ha riportato il direttore del Tg di La7.

“La conferma viene dal presidente della federazione degli ordini dei medici. Vuol dire che tre su dieci hanno fatto il vaccino saltando la fila, con l’aiuto indispensabile di chi distribuisce le dosi”, puntualizza Enrico Mentana il quale, prima di concludere il suo post, cita un estratto del discorso del presidente della Repubblica. “Nel discorso di fine anno, Mattarella disse ‘anch’io mi vaccinerò, quando sarà il mio turno’. Un esempio che tanti furbastri si sono ben guardati dal seguire”.

La denuncia del giornalista ha scatenato un mare di polemiche in rete e sulla regolarità della somministrazione dei vaccini vanno comunque fatti dei chiarimenti. Un caso su tutti ha destato scalpore, il presidente della Regione Campania De Luca, tra i primi a vaccinarsi pur non avendone diritto. Oppure, da verificare in questi casi anche se i familiari di chi ha regolarmente fatto il vaccino, se magari si è comportato in maniera opportuna oppure è stato se ne è approfittato effettuando anch’egli, senza alcun diritto, il vaccino.

Intanto chi andrebbe vaccinato in questa prima fase lo chiarisce il Governo sul sito (https://info.vaccinicovid.gov.it/)

– Operatori sanitari e sociosanitari. Gli operatori sanitari e sociosanitari “in prima linea”, sia pubblici che privati accreditati, hanno un rischio più elevato di essere esposti all’infezione da COVID-19 e di trasmetterla a pazienti suscettibili e vulnerabili in contesti sanitari e sociali. Inoltre, è riconosciuto che la vaccinazione degli operatori sanitari e sociosanitari in prima linea aiuterà a mantenere la resilienza del servizio sanitario.
– Residenti e personale dei presidi residenziali per anziani. Un’elevata percentuale di residenze sanitarie assistenziali (RSA) è stata gravemente colpita dal COVID-19. I residenti di tali strutture sono ad alto rischio di malattia grave, a causa dell’età avanzata, della presenza di molteplici comorbidità, e della necessità di assistenza per alimentarsi e per le altre attività quotidiane.
– Persone di età avanzata. Un programma vaccinale basato sull’età è generalmente più facile da attuare e consente di ottenere una maggiore copertura vaccinale. È anche evidente che un programma basato sull’età aumenti la copertura anche nelle persone con fattori di rischio clinici, visto che la prevalenza di comorbidità aumenta con l’età. Pertanto, considerata l’elevata probabilità di sviluppare una malattia grave e il conseguente ricorso a ricoveri in terapia intensiva o sub-intensiva, questo gruppo di popolazione rappresenta una priorità per la vaccinazione.

Un chiarimento, poi, per personale “non sanitario” vengono intesi anche gli amministrativi che lavorano in ospedale, le guardie giurate e le persone che fanno manutenzione. L’obiettivo è stato quello di rendere gli ospedali Covid Free e per farlo bisognava vaccinare chiunque vi lavorasse dentro, compresi studenti e laureandi che sono impegnati in prima linea negli ospedali.

La domanda però è ovvia. Dei 397.583, molti fanno parte delle persone elencate dal Governo, ma ci sono anche dei “furbetti”. Ricordando che il vaccino è somministrato su base volontaria e non è obbligatorio, il rischio che qualcuno possa aver saltato la fila, e lo abbia fatto anche in maniera inopportuna c’è. Si dovranno fare le verifiche del caso, purtroppo, perché in tempi di pandemia, la corsa al vaccino non può prevedere “figli e figliastri”, ma deve rispettare alla regola le indicazioni nazionali.

Dopo i ritardi per i mancati approvvigionamenti dei vaccini nelle prossime settimane inizieranno le vaccinazioni per gli ultra 80enni che tramite i propri medici di base o tramite il portale internet della propria adibito per tale servizio (per il Lazio è SaluteLazio.it) avranno effettuato la prenotazione. Essendo, appunto, su base volontaria, ci si dovrà prenotare, non si verrà chiamati e questo purtroppo potrebbe prevedere ulteriori problematiche.

Alessandro Andrelli

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