FOCUS – Covid: vaccini e trombosi, parla il medico flebologo Gabriella Lucchi | TG24.info
Aggiornato alle: 16:33 di Sabato 12 Giugno 2021
Testata Giornalistica Telematica n.1/12

FOCUS – Covid: vaccini e trombosi, parla il medico flebologo Gabriella Lucchi

 ULTIME NOTIZIE
FOCUS – Covid: vaccini e trombosi, parla il medico flebologo Gabriella Lucchi
07 Maggio
13:33 2021

 

 

(di Anna Ammanniti) Il rischio di prendere una trombosi con il Covid, è parecchio maggiore rispetto al rarissimo rischio di prenderla con il vaccino. È stato riscontrato nei pazienti gravi con Covid che 1 su 10 ha un evento trombotico, mentre parliamo di 1 su 100mila, 1 su 200mila, il rischio di avere una trombosi cerebrale dopo il vaccino.

Queste e tantissime altre informazioni utili fornite dalla dott.ssa Gabriella Lucchi medico flebologo esperta di trombosi, su Radio Day durante un’intervista del direttore di Tg24 Alessandro Andrelli. Ormai è argomento comune parlare di trombosi e vaccini anti Covid, diffuso è il timore di vaccinarsi, soprattutto quanto la questione non è chiara e magari ci si affida a coloro che sono poco esperti di trombosi e di medicina in generale. La dott.ssa Gabriella Lucchi ha spiegato che spesso si usano parole a sproposito quando si parla di trombosi. Innanzitutto è necessario capire cosa sia una trombosi. È un fenomeno con il quale ad un certo punto il sangue che è un liquido e quindi fluido, tende a coagulare. Normalmente è giusto che ci sia questo fenomeno nel nostro organismo, perché se abbiamo una ferita o un’emorragia, il sangue deve coagulare per riparare la ferita o l’emorragia. La coagulazione del sangue è quindi un evento normale del nostro organismo. Diventa pericoloso quando il sangue coagula in un modo o in un momento inadeguato. Quando il sangue ad un certo punto diventa solido va ad ostruire un’arteria, o una vena o dei capillari, determinando dei danni. Una vena o un’arteria sono come dei tubi di irrigazione nei quali se avviene un’ostruzione, il liquido non riesce più a passare. Quindi nelle vene o nell’arteria se si ostruisce il passaggio del sangue possono crearsi seri danni. Se succede in un’arteria i danni saranno ancora maggiori, perché il sangue portato va a nutrire per esempio i nostri organi. Se la trombosi avviene in una vena si rischia di non far tornare il sangue al cuore e si crea un danno. Il trombo può formarsi ovunque nel nostro organismo.

Le trombosi riscontrate in correlazione con la somministrazione di alcuni vaccini, soprattutto di AstraZeneca e Johnson & Johnson sono trombosi diverse. La gente è molto spaventata e nelle ultime settimane sono bombardata di richieste di visite, soprattutto da parte di giovani donne che devono fare la vaccinazione per le classi di appartenenza (forze dell’ordine, insegnanti). Vogliono sapere se sono a rischio con le trombosi, confondendo un po’ la situazione. Queste trombosi riscontrate con la somministrazione del vaccino, che sono estremamente rare, non sono le classiche trombosi che conosciamo. Si tratta di trombosi in sede anomale, sono trombosi cerebrali, di una vena che si trova all’interno del cervello e trombosi addominali. Hanno un meccanismo completamente diverso dalle trombosi che conosciamo del braccio o della gamba. È un meccanismo differente e non c’è nessuna analisi preventiva. Il meccanismo di queste rarissime trombosi si chiama immunoimmediato. È legato ad alcuni anticorpi che si formano come degli anticorpi impazziti che riconoscono delle cellule del nostro sangue come cellule nemiche. Le fanno legare tra di loro e si formano dei trombi. Non esistono analisi che possono dirci che siamo predisposti a questi tipi di trombosi e non ci sono farmaci che possono prevenire, Ema con noi medici è stata chiarissima. C’è un’ansia generalizzata, le persone sono spaventate e cercano rassicurazioni. Io la rassicurazione voglio darla, perché queste persone che in generale sono più predisposte nella loro vita ad eventi trombotici sono tutti i giorni della loro vita esposti ad altri fattori scatenanti, tra i quali il Covid. Il Covid ha avuto scientificamente delle dimostrazioni di eventi trombotici seri, come le trombosi degli arti inferiori, embolie polmonari, infarti, ischemie cerebrali, in una percentuale molto più elevata rispetto a queste trombosi cerebrali che vengono riscontrate con i vaccini. Il paziente predisposto con fattori di coagulazione alterati se prende il Covid ha un rischio più elevato di avere una trombosi, un’ischemia, un infarto. Queste persone devono vaccinarsi con AstraZeneca, J&J, Moderna, Pfizer, per evitare tutti i rischi, non solo respiratori, multiorgano, ma soprattutto rischi trombotici che il Covid può causare.

I dati scientifici al momento ci dicono che questa rarissima trombosi avviene nelle giovani donne, quindi al di sotto dei 60 anni e sono riscontrate soprattutto dopo la prima dose di vaccino, tra il 5/7^ giorno e il 14^ giorno. Gli eventi di trombosi non si sono manifestati al di fuori di questa tempistica. Noi che siamo nell’ambito scientifico dobbiamo stare ai dati scientifici. Questi dati dicono che al momento questa rarissima forma di trombosi che insorge tra il quinto, settimo e quattordicesimo giorno dalla somministrazione del vaccino, nella categoria donne al di sotto dei 60 anni, non sono stati riscontrati a dora fattori di rischio predisponenti. Perciò a maggior ragione dico di non fare analisi a tappeto per cercare qualcosa che non sappiamo di cercare, perché non è stato riscontrato nulla che ci dica se questa trombosi cerebrale verrà. Ai miei pazienti dico che dobbiamo prestare attenzione a dei particolari sintomi che sono quelli della rarissima trombosi cerebrale e addominale. Se dopo il quinto, settimo o quattordicesimo giorno dalla vaccinazione si avverte un mal di testa incoercibile, ossia non passa con nessun farmaco, anzi peggiora e subentrano sintomi come disturbi della vista, oppure non si muove bene un braccio o una gamba, allora si tratta di trombosi cerebrale e bisogna andare all’ospedale. I sintomi della trombosi addominale sono mal di pancia, dolori addominali incoercibili, piccoli lividi su tutto il corpo. I pazienti mi chiedono se possono fare l’eparina o prendere la cardio aspirina dieci giorni prima della somministrazione del vaccino, per evitare le trombosi. In questo modo si prendono rischi maggiori di sanguinamento o altri rischi collaterali, si va incontro a rischi maggiori, rispetto il bassissimo rischio del vaccino. Questi trattamenti fatti prima del vaccino rischiano oltretutto di alterare i dati dei prossimi mesi. Potrebbe risultare che il vaccino provoca sanguinamenti e invece la colpa è dell’anticoagulante fatto prima della somministrazione.

Volevo inoltre sottolineare che non esistono vaccini di serie A e vaccini di serie B, il vaccino è un’arma a nostra disposizione per vincere la guerra contro il Covid. Il vaccino al 99.9% non ci fa morire, non ci manda in ospedale e soprattutto in terapia intensiva. Se non finisco intubato o ricoverato per me è già una grande vittoria. È ovvio che ci sono persone con patologie, sono più fragili e fare un vaccino tipo Pfizer dà più protezione rispetto ad AstraZeneca, che ha una protezione minore. “Io non faccio il vaccino perché non so tra sei mesi cosa mi può causare!” A queste persone rispondo che non lo sappiamo cosa può succedere tra sei mesi, non abbiamo i dati ma altresì non sappiamo cosa ci può causare il Covid dopo sei mesi, un anno, tre anni dalla patologia. Il Covid è di recente insorgenza e non possiamo sapere cosa può succedere né con il virus né con il vaccino.

Anna Ammanniti

Parole Chiave - Tags

 

IN EVIDENZA
SOCIAL
TOP NEWS