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FOCUS – Chi sono i “resistenti”, le persone immuni al Covid non si ammalano e non si contagiano

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FOCUS – Chi sono i “resistenti”, le persone immuni al Covid non si ammalano e non si contagiano
25 Gennaio
21:07 2021

 

 

 

Una nuova ricerca condotta dagli scienziati dell’Università Tor Vergata di Roma diretti dal professor Giuseppe Novelli, genetista di fama internazionale e da altri esperti americani sta provando a far luce sui cosiddetti ‘resistenti’, le persone che pur essendo fortemente esposte al Coronavirus non solo non si ammalano di Covid 19, ma non sviluppano nemmeno l’infezione asintomatica. Il segreto potrebbe essere nei geni.

Un’interessante ricerca condotta dagli scienziati dell’Università Tor Vergata di Roma e da altri esperti spiega come molto probabilmente alcune persone, chiamate “resistenti”, grazie ai loro geni non si ammalano di Covid 19 seppur esposte fortemente al virus e non sviluppano neanche l’infezione in maniera asintomatica. Dopo quasi un anno di pandemia è sicuramente emerso che i soggetti più vulnerabili al Covid sono le persone anziane, di sesso maschile e con patologie pregresse. Anche se questo non puà essere ritenuta una “scienza precisa”. Tanti anziani malati hanno infatti superato senza problemi il Covid, ed è pur vero che tanti giovani in salute hanno perso la vita a causa del virus. Poi c’è una “terza situazione”, sono stati chiamati dagli scienziati i “resistenti” e sono quelle persone che pur stando a stretto contatto con uno o più positivi al Covid 19 non si ammalano e non contraggono neanche l’infezione. Gli scienziati vogliono analizzare a fondo il Dna dei “resistenti” e capire come riescono ad evitare la malattia e il contagio pur essendo esposti al Covid. Gli studiosi ipotizzano che la genetica di questi individui li renda immuni. I resistenti al Covid probabilmente presentano una mutazione o più mutazioni che hanno un effetto protettivo. Nello specifico hanno scoperto che una minima percentuale dei casi gravi dell’infezione da Covid è dovuta alla genetica, specificatamente ad alterazioni che influenzano il funzionamento dell’interferone di tipo I, una proteina appartenente alla famiglia delle citochine che regola l’attività del sistema immunitario, si tratta della prima molecola di difesa. Una parte dei pazienti gravi presenta auto-anticorpi in grado di attaccare questa proteina e distruggerla, mentre altri non la producono in modo corretto per via delle mutazioni. I resistenti potrebbero avere un gene mutato che permette di produrre una quantità superiore di interferone e quindi essere protetti.

Anna Ammanniti

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