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ESCLUSIVA Veroli – L’arte ai tempi del Covid-19, intervista a Ornella Ricca e Pietro Spagnoli

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ESCLUSIVA Veroli – L’arte ai tempi del Covid-19, intervista a Ornella Ricca e Pietro Spagnoli
23 Aprile
13:00 2020

 

 

 

Il sodalizio artistico tra Ornella Ricca e Pietro Spagnoli nasce nel 2010, con la fondazione del MAC –Museo Atelier Casa. I due artisti uniscono e mettono in dialogo le loro precedenti esperienze maturando una collaborazione che li porta a realizzare varie sculture e installazioni. I temi affrontati sono la pace, i diritti dell’uomo e l’ambiente. Mai come oggi così attuali.

 Come reagisce l’arte ai tempi del Covid-19?

 Pietro: Il mondo cambierà sempre più rapidamente e anche il settore dell’arte oggi si trova in un momento intermedio tra un prima e un dopo, alla ricerca di un suo nuovo equilibrio. L’arte forse potrebbe approfittare di questo momento per rivitalizzarsi, porsi nuove domande. Purtroppo la sensazione è che l’arte reagirà, come al solito, in “ordine sparso”. In realtà è difficile immaginare un “mondo dell’arte” omogeneo, forse è un mondo che neppure esiste. Esiste altresì un insieme variegato formato da figure diverse: artisti, collezionisti, amanti, critici, curatori, galleristi, organizzatori. Un insieme troppe volte diviso da interessi contrastanti.

Ornella: Però qualche segnale positivo c’è: sembra di assistere ad un rinnovato entusiasmo, una grande voglia di fare. In questo periodo sul web si vedono iniziative e idee artistiche che non si notavano da molto tempo. Sembra che il mondo dell’arte – musei, gallerie, artisti, critici – si stia organizzando per andare incontro finalmente alle persone, cercando di togliersi di dosso quella polvere di snobismo che troppo frequentemente si respira in questo ambiente. Assistiamo nella rete ad un serie di possibilità di visite virtuali a musei e mostre.  Un uso intelligente della tecnologia.

Mostre, eventi tutto sospeso. Un silenzio che aiuta a creare?

Ornella: Negli ultimi anni abbiamo intrapreso numerosi viaggi attraverso le più belle città italiane, dove abbiamo presentato vari lavori. La quarantena ci ha imposto la sospensione di tutti gli appuntamenti programmati, a cominciare da quello di aprile a Milano, nella prestigiosa sede dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Pietro: Per non parlare dell’invito ricevuto dalle Autorità ad andare in Medio Oriente, per elaborare una testimonianza artistica sulla situazione attuale. La speranza è che tutti questi appuntamenti siano solo rimandati. Comunque in questi giorni particolari, abbiamo avuto modo di riprendere alcuni progetti iniziati e non terminati, per mancanza di tempo. Il silenzio che si respira in questo periodo aiuta molto.

Come trascorre le giornate un artista?

Ornella: Al contrario di ciò che romanticamente si pensa, le giornate di un artista, o almeno le nostre, trascorrono in maniera ordinatamente disciplinata, con orari di lavoro abbastanza regolari. La creazione di un’opera d’arte ha bisogno di tanta cura e dedizione, di giorni e mesi di lavoro costante.

Pietro: Per il resto cerchiamo anche di tenere in forma il corpo, nei limiti del possibile, con attività fisiche all’interno di casa, tipo la pratica Yoga per Ornella e la cyclette per me. Il tutto accompagnato da un’alimentazione mediterranea bilanciata, perché in questi giorni il mio rapporto con la bilancia è drammatico. Insomma la nostra vita si svolge quasi identica al periodo pre-virus, l’unica differenza è che, siccome noi lavoriamo insieme su molti progetti, e ciò comporta frequenti e a volte molto animate discussioni, quello che manca in questi tempi è la possibilità di fuga. Scherzo naturalmente, andiamo abbastanza d’accordo.

Il contatto con il proprio pubblico è vitale. Quanto manca?

Ornella: Si, il contatto con le persone, la possibilità di relazionarsi, di scambiare idee, sorrisi e sogni ci manca molto. Ci mancano anche le visite che amici e conoscenti facevano al nostro studio.

Pietro: Certo ci sono le telefonate, i social, ma in realtà non sono la stessa cosa. Il contatto diretto stimola energie straordinarie, da cui nascono sempre nuove strade e la curiosità di percorrerle.

Molte delle vostre opere invitano al ritorno di una Umanità meno concentrata su interessi di natura economica, meno ostile ed egoista. Argomenti mai come oggi attuali.

Ornella: Molti sistemi terrestri sono stati forse irreversibilmente degradati dall’attività umana, e la stessa salute della nostra specie è colpita da questi cambiamenti. Negli ultimi anni abbiamo posto la nostra attenzione alla realizzazione di lavori che potessero contribuire a stimolare riflessioni e confronti sui problemi che minacciano il nostro pianeta e sulla speranza di salvarlo. Le nostre opere ‘Earth’, ‘Building Pace’, ‘Il Giardino delle rotelle mancanti’ e tante altre, sono grida d’allarme, spunti di riflessione, inviti a non restare indifferenti davanti alle brutture e alle bruttezze che ci circondano.

Covid-19 è forse una delle ‘rotelle mancanti’ del vostro Giardino? Ciò che inceppa quel grande ingranaggio che chiamano umanità?

Pietro: La nostra installazione “Il giardino delle rotelle mancanti” parla dei meccanismi creati dall’uomo, molti dei quali si dimostrano difettosi, fino al punto da compromettere il suo stesso futuro, mettendo in pericolo se stesso e tutto il pianeta. Il Covid-19 non è una delle rotelle mancanti, ma è una delle conseguenze di questi meccanismi difettosi. In questo caso specifico è stata l’incapacità di organizzarsi per tempo, visto che dal mondo della scienza c’erano continui avvisi del pericolo di possibili e tragiche pandemie.

 Ci sarà posto per l’arte in futuro?

Pietro: L’arte continuerà a esistere: l’ha sempre fatto. Sappiamo solo che sarà tutto diverso, ma non ancora come. Proprio ora che l’inimmaginabile è diventato realtà occorre tanta immaginazione per trovare soluzioni adatte per l’arte. Creare “nuove proposte”, idee innovative che siano selezionate con criteri diversi da quelli dettati dal mercato e dalle mode del momento, come purtroppo stava succedendo. Solo così sarà possibile rivitalizzare un “mondo dell’arte” che appare sempre più stagnante e omologato dal punto di vista dei linguaggi; un mondo in cui sembrano fare un po’ tutti le stesse cose. Un mondo chiuso in se stesso, sovrappopolato da “addetti ai lavori”, dove tutto sembra bellissimo e ogni artista bravissimo, ma in realtà tutto perde di credibilità. Credo che sia fondamentale, per quanto forse utopistico, iniziare a lavorare ad un riequilibrio tra aspetti economici e culturali del sistema dell’arte.

Ornella: Comunque oggi, come non mai, si sente veramente il bisogno di persone con le competenze e le visioni giuste. Per l’arte cambiare significa forse guardare al passato. Un passato dove l’arte anticipava i tempi, suggeriva percorsi nuovi, era portatrice di messaggi sociali, esplorava coscienze, disegnava mappe della realtà. Insomma, l’arte deve tornare ad essere affamata di cambiamento, perché ogni cambiamento ha in sé la speranza di un miglioramento.

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