Aggiornato alle: 14:01 di Mercoledi 20 Marzo 2019
Testata Giornalistica Telematica n.1/12

++Esclusiva++ Sora – Intervista a Luca D’Ambrosio, ideatore degli oscar del giornalismo musicale online

 ULTIME NOTIZIE
++Esclusiva++ Sora – Intervista a Luca D’Ambrosio, ideatore degli oscar del giornalismo musicale online
23 Settembre
15:38 2016

 

 

 

 

 

 

(di Irene Mizzoni) È un sorano l’ideatore degli oscar italiani del giornalismo musicale online. Si chiama Luca D’Ambrosio, grande appassionato di musica e fondatore di MUSICLETTER.IT. Lo abbiamo contattato per rivolgergli alcune domande. Ecco cosa ci ha detto.

Luca, prima di cominciare: vinile o musica liquida?

Un vinile è per sempre, è una questione affettiva, romantica e spesso anche di qualità. La musica liquida invece, ovvero quella fruibile online e attraverso supporti tecnologici non tradizionali, è una questione soprattutto di comodità e praticità. È il paradigma di una “società liquida” che va sempre di corsa, che usa e getta qualsiasi cosa e che vuole tutto e subito.

Oggi la musica è soprattutto intrattenimento. Non a caso la maggior parte delle persone ascoltano le singole canzoni, le playlist, e non più gli album interi. Forse sto esagerando, ma in sostanza le cose stanno più o meno così.

Ascoltare un disco fisico, soprattutto in vinile, è al contrario un rito che richiede attenzione e premura. In una parola, amore. Del resto, come scrivo nel sottotitolo del mio blog personale, “L’amore per un disco è un sentimento reale”.

La tua top ten…

Visto che non mi hai indicato un determinato periodo, butto giù, in ordine sparso, dieci titoli di album che adoro e che mi vengono in mente in questo preciso momento: Lifes  Rich Pageant (R.E.M.), London Calling (The Clash), Marquee Moon (Television), Kind of Blue (Miles Davis), Rum, Sodomy & The Lash (The Pogues), Goo (Sonic Youth), Sometimes I Wish I Was an Eagle (Bill Callahan), Le Radici e le Ali (The Gang), Out Of Season (Beth Gibbons & Rustin Man), Blood on the Tracks (Bob Dylan). Comunque, dieci titoli sono davvero pochi.

Luca D’Ambrosio, sorano, è l’ideatore degli oscar italiani del giornalismo musicale online. Che cosa sono gli oscar italiani del giornalismo musicale online?

Sono dei premi nazionali che ogni anno, a partire dal 2013, vengono consegnati al “miglior sito web” e al “miglior blog personale” di informazione musicale e culturale, e che prendono il nome di Targhe Mei Musicletter.

Come ti è venuta l’idea di questo premio?

L’idea mi è venuta navigando in rete e leggendo tantissime recensioni, talvolta ben fatte e ben scritte, altre volte invece scritte male e piene di inesattezze. Come ben sai il web è un posto straordinario dove ci si può informare e arricchire culturalmente, però c’è anche tanta improvvisazione e disinformazione.

C’è gente che “copia e incolla” di default tutto ciò che trova in rete, senza accertarsi della veridicità della fonte, senza approfondire l’argomento, senza alcun tipo di analisi e riflessione. Tutto questo accade anche quando si parla e si scrive di musica. Ecco perché è nata la Targa Mei Musicletter, per cercare di andare a premiare i più bravi della rete, quelli che oltre a essere appassionati sono anche meticolosi, scrupolosi, attenti e sempre al passo con i tempi. Con la speranza che questo riconoscimento possa servire come stimolo e miglioramento anche per quelli che non lo sono.

L’idea si è concretizzata grazie all’incontro con Giordano Sangiorgi, il patron del Mei (Meeting degli indipendenti), che mi ha supportato fin dal primo momento. In questi anni abbiamo premiato i siti Onda Rock, Distorsioni e Sentireascoltare e i blog dei critici musicali Eddy Cilìa, Federico Guglielmi e Carlo Bordone.

Ora siamo giunti alla quarta edizione e domenica 25 settembre, alle ore 15, presso il cinema Sarti di Faenza, premieremo i vincitori del 2016 che sono: Dance Like Shaquille O’Neal quale miglior sito, e Tony Face di Antonio Bacciocchi come miglior personale.

Inoltre consegneremo un premio speciale come “miglior programma radiofonico” dell’anno a Rock and Roll Circus – Rai Radio 2, condotto da Pier Ferrantini e Carolina Di Domenico, e Rock Bazar – Virgin Radio, con Massimo Cotto. Testimonial della premiazione sarà Renato Marengo.

A chi è rivolto e perché proprio al “giornalismo musicale online”?

Come ti dicevo prima, il premio è rivolto a tutti quelli che fanno informazione musicale sul web. Perché sul web, spesso e volentieri, non c’è alcuna forma di filtro. Tutti possono aprire un sito o un blog. E tutti possono scrivere corbellerie, anche se non è sempre così.

Dall’anno scorso però abbiamo introdotto anche un premio speciale che non è strettamente legato al web e che, di volta in volta, va a premiare una particolare categoria di operatori del settore.

Nel 2015 abbiamo dato un premio speciale alla “migliore rivista cartacea” (Blow Up), mentre quest’anno, come scrivevo precedentemente, al “miglior programma radiofonico” che è andato ex aequo a Rock and Roll Circus (Rai Radio 2) e Rock Bazar (Virgin Radio).

Spiegaci come funzionano… Come si conquista l’oscar?

Sono tre le fasi. Nella prima viene costituita una giuria, ampia e qualificata, da me presieduta. Ne fanno parte critici, musicisti e addetti ai lavori. Nella seconda vengono rese note le nomination. Nella terza e ultima fase, infine, vengono decretati i vincitori. Non c’è bisogno di alcuna iscrizione. È la giuria che decide in piena libertà, considerando anche i suggerimenti che arrivano dalla rete.

Parliamo di te… chi è Luca D’Ambrosio?

Sono un appassionato di popular music fin da quando ero adolescente. Compro ancora dischi fisici ma ascolto anche la musica in streaming. Ho scritto per diverse webzine. Nel 2005 ho messo su un sito di informazione musicale e culturale chiamato Musicletter.it. Faccio parte della giuria delle Targhe Tenco. Collaboro con la Rappresentanza in Italia della Commissione europea nell’ambito del programma radiofonico “22 Minuti, una settimana di Europa in Italia”. Ho scritto un articolo per il “Mucchio Selvaggio”. Ho pubblicato alcuni scritti su “Gazzetta Italia” e su un paio di libri. Da sempre organizzo festival e concerti, ma soprattutto ne seguo molti da spettatore. Scrivo recensioni per il mio blog e realizzo interviste con musicisti di livello nazionale e internazionale.

Immagino che a spingerti a fondare Musicletter.it ci sia prima di tutto una grande passione per la Musica e poi tanta curiosità, giusto?

Sì, senza passione non si va da nessuna parte. Quando c’è passione, c’è anche curiosità e voglia di scoprire cose nuove, anche se non bisogna mai perdere il contatto con il passato. Per fare tutto questo però bisogna anche essere tenaci e consapevoli delle proprie capacità.

Il panorama musicale è in costante evoluzione: tu, da critico, come selezioni i gruppi da recensire?

Il panorama musicale è sicuramente in continua evoluzione anche se ancora non ho capito bene dove stiamo andando. Credo, ma non vorrei sbagliarmi, che le cose più innovative ci giungano dall’elettronica e dall’hip hop. Tutto il resto invece è un ritorno al passato, dal folk al pop passando per il rock. Un passato lievemente riveduto e attualizzato. E poi, a mio avviso, a partire dagli anni zero il cantautorato ha avuto tante donne protagoniste.

Più che selezionare i gruppi, seleziono i dischi, sempre più numerosi. Impossibile stare dietro a tutte le uscite discografiche. Ormai tutti fanno un disco seduti comodamente nella propria cameretta e lo diffondono con un semplice click. E in questo sacrosanto “trambusto musicale” ci sono, come al solito, cose belle e interessanti ma anche cose brutte e inascoltabili.

Personalmente ascolto i dischi con calma e attenzione, anche più volte, e prima di esprimere un giudizio definitivo cerco di riflettere bene. Provo, insomma, a scindere quanto più possibile il gusto personale dall’aspetto oggettivo, anche se non è sempre facile.

Questo è un lavoro impegnativo, non facile (specie se vuoi trasformare l’hobby in lavoro): consiglieresti agli appassionati come te di intraprendere questa strada, cioè quella del critico musicale?

Fare cultura, e quindi occuparsi di musica, è molto impegnativo e spesso anche deludente, perché non paga gli sforzi e i sacrifici fatti. Per esempio io sono una persona che si è guadagnata la stima di tanti operatori del settore (musicisti, giornalisti, produttori…) ma che sopravvive con rimborsi spese e gettoni di presenza, ma soprattutto facendo altri lavori.

Pertanto non ho veri e propri consigli da dare a chi intende intraprendere la strada di critico musicale. Ciò che posso dire è di seguire sempre, con passione e determinazione, il proprio istinto e le proprie inclinazioni, cercando tuttavia di non illudersi e di rendersi conto dei propri limiti e delle proprie capacità. Tanto la musica non ci abbandonerà mai.

Ci racconti una tua giornata tipo? Quanta musica ascolti? Quanto tempo dedichi al blog?

Faccio colazione, leggo le mail, apro le buste dei dischi che mi vengono spediti, preparo il materiale da pubblicare, scambio qualche opinione con i lettori e i collaboratori, esco di casa e ascolto attentamente almeno un disco al giorno. Quanto tempo dedico al blog? Be’, mediamente 3 ore al giorno, lavoro permettendo.

Articoli Correlati

LE PIU' LETTE