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Editoriale – Urban Waste olet, ma pecunia non olet

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Editoriale – Urban Waste olet, ma pecunia non olet
16 Luglio
11:15 2019
(di Anna Ammanniti) La vicenda Urban Waste pone in evidenza aggrovigliati e per nulla chiari, rapporti tra imprese che forniscono servizi, amministratori pubblici e tecnici degli enti locali.

Ad Anagni, la vicenda giudiziaria sta assumendo toni da thriller, da una parte le vivaci proteste della minoranza, che ha rivolto al sindaco precise domande, cadute nel vuoto, accantonate di fianco alle numerose interrogazioni dell’ultimo anno e dall’altra parte l’imbarazzante silenzio del sindaco. Il tutto condito da qualche sconcertante articolo, chiaramente orientato a mischiare i fatti e buttare tutto in caciara. Nell’articolo, oltre al sindaco, si fa riferimento anche a un consigliere comunale anagnino, coinvolto nella vicenda, mai nominato, ma di cui viene specificato l’incarico politico: un capogruppo (allora si conosce bene!).

Questa circostanza pone una domanda: ma la vicenda riguarda solo il sindaco o anche parte della maggioranza? Non è il caso che anche la maggioranza si confronti su questa vicenda? Altrimenti il silenzio di tutti, diventa ancor più imbarazzante. L’articolo afferma in modo chiaro che sia il sindaco che il consigliere sono stati avvisati mesi fa delle indagini sul loro conto e la loro consapevolezza della totale estraneità ai fatti avrebbe consigliato a entrambi la “nonchalance”. Un turbinio di domande si affollano alla ricerca di risposte, se non immediate, quasi. Se c’era questa consapevolezza, perché non dire chiaramente (come ha fatto il sindaco Antonio Corsi) dell’indagine in corso? Nell’articolo si parla di peccato veniale, si legge del sindaco che sollecita gli uffici per accelerare l’affidamento della disinfestazione. Un sollecito che avrebbe portato addirittura a gravi (veniali?) irregolarità di procedura, stando sempre alle accuse mosse, così come emerge dagli organi di stampa. L’articolo, nell’italica tradizione buonista, inaugurata dal libro Cuore, conclude che si è soltanto trattato di una raccomandazione per far lavorare un padre di famiglia disoccupato. Sarebbe interessante sapere perché proprio quel padre di famiglia, visto che di padri di famiglia disoccupati, che aspettano la chiamata dagli uffici di collocamento (quelli previsti per legge), ce ne sono tanti. Sempre nell’articolo si apprende di tecnici che non seguono regole (le leggi) e si parla di opposizione che si infila in una ghiotta occasione, tralasciando che mezza e forse più città, aspetta delle risposte e non si accontenta di semplice ironia. Si parla di “ferocia” della minoranza nell’affrontare la vicenda, dimenticando che domandare è lecito, rispondere è cortesia e velare nelle parole, sottili minacce di ritorsioni legali a chi “osa” chiedere, non fa certo parte di un sistema democratico, sul quale la nostra Repubblica si fonda. Si aspettano ancora risposte a più di dieci giorni dai fatti; se non arrivano si è legittimati a pensare che Urban Waste olet (alla faccia di Vespasiano)!!!

Anna Ammanniti

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