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Editoriale – Rischiare di morire per una partita persa, punire drasticamente gli episodi di violenza!

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Editoriale – Rischiare di morire per una partita persa, punire drasticamente gli episodi di violenza!
18 Novembre
16:31 2018

 

 

(di Anna Ammanniti) Questo fine settimana il calcio dilettantistico non ha giocato, in realtà tutta la settimana il mondo del calcio dilettantistico è stato fermo per una vicenda vergognosa. L’episodio che ha scatenato la decisione dell’AIA di bloccare l’invio dei fischietti sui campi di calcio è la violenza vigliacca nei confronti di un giovane arbitro, preso a pugni e calci dopo una partita.

La violenza sugli spalti, la violenza in ambito sportivo dovrebbe essere riconosciuta moralmente come una componente denigratoria dello sport, dovrebbe essere bandita dalle società stesse e non come succede spesso e volentieri che viene appoggiata, in alcuni casi anche finanziata e nascosta dietro quei muri di omertà che rendono gli uomini ancora più piccoli.   Dall’agonistica del settore giovanile fino alla categoria Eccellenza sui campi di calcio, l’Associazione Italiana Arbitri ha deciso di non inviare i propri tesserati in tutta la regione Lazio per una settimana. Uno sciopero per denunciare un fatto grave, l’aggressione di domenica scorsa. In un quartiere di Roma a fine partita un giovane arbitro è stato malmenato, preso a pugni, buttato a terra dove ha sbattuto malamente la testa ed ha rischiato di morire. Tutto questo è accaduto a fine di una gara di Promozione, secondo i primi accertamenti dei Carabinieri, il giovane arbitro Riccardo Bernardini, è stato picchiato da due tifosi della squadra locale, perché gli ospiti, dopo due espulsioni dei giocatori di casa, avevano vinto in rimonta 3 a 2. I due tifosi a fine match hanno raggiunto l’arbitro negli spogliatoi prendendolo a botte e scaraventandolo a terra. Il giovane ha sbattuto la testa e fortunatamente è stato salvato dal medico presente, altrimenti sarebbe morto perché stava soffocando con la sua stessa lingua. L’arbitro è stato aiutato dalla società ospite, viene da chiedersi: la società di casa come ha potuto permettere che due tifosi entrassero nello spogliatoio dell’arbitro? La speranza che questo fatto venga punito adeguatamente dalla legge e che chi deve prendere le decisioni per il caso, tenga presente che anche la società è colpevole. Queste persone devono essere allontanate dal mondo del calcio, devono essere punite in modo esemplare, per porre fine a simili gesti, per stoppare una violenza totalmente gratuita e fuori da ogni logica. Gli arbitri possono sbagliare come il portiere che durante una partita fa una papera, come l’attaccante che sbaglia il rigore, agire con la violenza è assurdo e tutto per una partita persa!

Fin dalle categorie più giovani, partendo dagli under14 si osservano genitori inveire contro gli arbitri, che avranno all’incirca l’età dei propri figli. Parolacce, insulti, minacce, uno spettacolo che non ha niente a che vedere con il calcio e lo spirito sportivo e che sicuramente provocano anche vergogna nei piccoli calciatori in campo. Vergogna di quei genitori che dagli spalti insultano un loro coetaneo.  La regione Lazio purtroppo dall’inizio dell’anno si è resa protagonista di otto episodi di violenza nei confronti degli arbitri. Un numero che lascia pensare, evidentemente c’è qualcosa di sbagliato nella concezione di sport e di calcio, sicuramente bisogna cambiare rotta e investire in una cultura diversa da quella che è stata insegnata finora. Insegnare a perdere, questo è un appello agli allenatori e ai dirigenti delle società, insegnare il rispetto degli altri, questo è un appello rivolto ai genitori. Chi si rende protagonista di violenza, anche al di fuori dell’ambito sportivo risulterà essere aggressivo. Lo sport deve restare un mondo pulito, dove si insegnano i sani principi e i sani ideali. C’è urgenza di allontanare necessariamente certi elementi che danno un sapore amaro al calcio, un sapore di marcio che si scontra completamente con ciò che è lo sport. Bisogna ripartire dalla base, dal senso di ciò che rappresenta una partita, è solo un gioco, un divertimento, sana competizione. Lo sport e il calcio, è il mondo in cui si creano amicizie, rapporti che dureranno anche tutta la vita. Lo sport è condivisione di una passione, è inaudito che ci possa scappare il morto per una partita. Chi di dovere applichi le necessarie punizioni, per impedire che simili episodi portino alla fine dello sport.

Anna Ammanniti

Roma – Arbitro aggredito ha rischiato di perdere la vita: segue la “punizione” dell’AIA

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