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Editoriale – Marco non sogna più, come far odiare il calcio ai ragazzi 

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Editoriale – Marco non sogna più, come far odiare il calcio ai ragazzi 
23 Marzo
19:30 2019

 

 

(di Anna Ammanniti) È successo alla categoria under 14, di una nota società della provincia di Frosinone. Era agosto quando è iniziata la preparazione e Marco (nome di fantasia) con addosso la maglia della sua città fa il suo esordio nell’agonistica.

Il suo sogno è stato sempre quello di difendere i pali della squadra della sua città. Gioca in una società importante, il cui settore giovanile milita nei campionato regionali ed elite. Meta ambita, ma da subito si ha sentore che sarà una stagione difficile, la struttura non è delle migliori, motivo per cui scappano tanti atleti, non appena arrivano a fare i provini. Ma a Marco non importa, anche se ha il corpo pieno di lividi ed ammaccature per il terreno duro, per lui è importante quella maglia, tutto il resto è secondario. Stringe i denti, torna a casa e ormai il ghiaccio per le battiture è diventato il suo buon amico, ma ogni livido è un attimo di felicità in più. Affronta tutta la prima parte del campionato come unico portiere, gioca alcune partite con la febbre pur di non abbandonare la squadra, i compagni. La stagione non è quella delle migliori, a dicembre la squadra si ritrova nella zona rossa, il pericolo di retrocedere è dietro l’angolo. Il numero 1 è bravo tra i pali e nel mercato invernale alcune società lo vorrebbero come portiere. Ne parla con il mister perché a soli 13 anni ha maturità da vendere. Lui da capitano e unico portiere sente tutta la responsabilità di continuare un cammino, difficile, di non non abbandonare, sara’ dura, ma è felice. Il mister gli chiede di restare e lui resta. D’altronde è l’unico punto saldo di una squadra che fatica a concretizzare. Succede che la società fa un pasticcio, chiamiamolo così, ma sappiamo bene che ormai il calcio e settore giovanile è solo business. A dicembre arrivano altri due portieri. La competizione è il sale dello sport … si certo, ma quella sana! Il genitore di uno dei due nuovi arrivati si pavoneggia fuori dalle porte della struttura sportiva, dicendo che il figlio è arrivato in città perché deve giocare, ‘deve’. Ma dicevamo che la competizione, quella sana, fa bene, è motivo per dare sempre il massimo. Purtroppo non è cosi, iniziano le pressioni all’allenatore e al direttore sportivo, come loro dichiarano e Marco ben presto, dopo un paio di giornate del girone di ritorno, da capitano della squadra e primo portiere, finisce in panchina. Peccato che i gol incassati parlano chiaro, Marco è sicuramente più forte del nuovo portiere. Nelle partite che seguiranno anche quando giocherà, il mister decide di umiliarlo ulteriormente, gli toglie, senza dargli spiegazioni, la fascia da capitano. Non capisce che facendo il “dittatore” non risolve niente, con i giovani va avviato un dialogo, lo insegnano i corsi con gli psicologi. Marco è un ragazzo educato non ha mai risposto e ha sempre accettato le decisioni del mister. Il sistema non si debellera’ mai, poi ci lamentiamo se l’Italia non partecipa ai mondiali? Il settore giovanile ruota ormai solo dietro al denaro. Fino a quando la Procura Federale non si deciderà ad aprire inchieste ed entrare nelle società di calcio per mettere ordine, non ci sarà speranza. A 13 anni sei un adolescente e davanti a situazioni in cui ti fanno capire che il mondo è marcio, devi crescere in fretta. Marco ha perso le sue certezze, non è più felice. Ogni livido, ogni battitura diventa grossa come un macigno. La sua onestà nel restare in squadra non è stata corrisposta da chi ha in mano le redini della squadra, anzi alla prima occasione è stato  “tradito”. Messo in panca a lasciare il posto a chi a detta degli esperti non è più bravo. Allora cosa si vuole insegnare ai giovani? Che basta avere il portafoglio gonfio per mandare avanti un atleta? In quanti muri sbatteranno tutti quelli che sono andati avanti solo per denaro? Gli adulti cosa hanno voluto evidenziare? Cosa ricorderanno i calciatori adolescenti di questa stagione, di questa esperienza? “Mi ricordo quando avevo 13 anni smisi di giocare a calcio, perché ho capito quanto può essere sporco uno sport” ” Un brutto ricordo legato a un mister che ha tradito la mia fiducia, quando invece io sono stato corretto” “Quello giocava al posto mio perché il padre faceva la spola tra telefono e ufficio del direttore sportivo”. Gli adulti hanno il dovere di lasciare intatti gli ideali dei giovani e non far capire che il mondo va avanti a suon di raccomandazioni. Marco non ride più, ha deciso di lasciare il calcio. Ha deciso di non sognare più. “I ragazzi imparano ciò che vivono. Se ai ragazzi dai solo critiche, imparano a condannare. Se vivono con l’ostilità, imparano ad aggredire. Invece se i ragazzi sono incoraggiati, imparano ad essere sicuri di sé. Se i ragazzi vivono con l’approvazione, imparano a piacersi. Se i ragazzi vivono con il riconoscimento, imparano che è bene avere un obiettivo. Se i ragazzi vivono con la sicurezza, imparano ad avere fiducia in sé stessi e nel prossimo. ( cit. DOROTHY LAW NOLT)”

Anna Ammanniti

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