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Editoriale – Mamme guardano i patrigni ammazzare i propri figli

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Editoriale – Mamme guardano i patrigni ammazzare i propri figli
17 Febbraio
19:00 2019
 (di Anna Ammanniti) Le pagine della cronaca nazionale in queste ultime due settimane hanno parlato di violenza, quella più brutale, quella che si consuma tra le mura domestiche; protagonisti di una raggelante realtà sono i bambini, anime innocenti che pagano lo scotto di una vita immersa nel degrado sociale e culturale.

Un bimbo ucciso a Cardito (NA), la sorellina ferita selvaggiamente, una bimba pestata brutalmente a Genzano (RM) e tante altre, troppe, storie di violenze consumate in casa, quello che dovrebbe essere il luogo più rassicurante al mondo. La scena è sempre la stessa, un patrigno – orco in azione, una mamma presente al pestaggio, una mamma che davanti alle botte, alle urla fa finta che va tutto bene. Gente piccola, mai cresciuta, donne ingenue, sottomesse fino al punto di farsi ammazzare i figli sotto gli occhi. Donne annebbiate da chissà cosa, davanti a figli pestati a morte continuano a difendere, a coprire i propri compagni. Donne che per paura di restare da sole, sono disposte a “vendere” la vita, la salute della propria prole. Donne deboli, buttate in storie di degrado sociale, incapaci di governare le proprie vite, fanno uccidere i propri figli perché inadeguate, perché non dovrebbero diventare mamme.  I figli sono la forza, sono vita, sono un appiglio per continuare a vivere davanti alle molteplici difficoltà. Sono l’incipit dell’amore, ti fanno andare avanti, sono gioia, sono tutto. Cosa passa per la testa di queste donne che lasciano ammazzare inermi i propri figli? Egoismo? Ignoranza? Cultura? Come si può leggere il terrore negli occhi dei propri figli, sentire le botte, le urla, il pianto, vedere quei lividi macchiare la pelle tenera di un bambino, di un figlio? Guardare nel silenzio, fare finta che nulla sta succedendo. Le quattro mura di casa diventano una prigione, un luogo dove si consumano gli orrori, il posto oscuro dove si consuma la terribile violenza umana. I fatti di questi ultimi giorni hanno sconvolto il Bel Paese, un bambino, Giuseppe di 7 anni ammazzato dal compagno della madre, la sorellina ricoverata all’ospedale in pessime condizioni. L’uomo, se così si può chiamare, ha picchiato le due creature con il manico della scopa, preso da una furia omicida e la mamma presente, nella stessa squallida stanza, non è intervenuta, non ha fatto nulla per fermarlo. Forse Giuseppe, poteva salvarsi se solo qualcuno avesse chiamato in tempo i soccorsi, oltre che stare lì a guardare, a non muovere un dito.  Giuseppe di 7 anni è stato ucciso dal patrigno, che ha anche ferito violentemente la sorellina di 8 anni. L’assassino ha infierito sui loro piccoli corpi, anche quando erano riversi sul pavimento sfiniti. La belva ha continuato a colpirli e la mamma era lì, impassibile ad osservare come moriva suo figlio e come sua figlia ha rischiato di morire. E non era la prima volta che accadeva, l’orco aveva altre volte colpito i pargoletti, li aveva presi a pugni, a sputi, a calci. Lei era rimasta sempre nel silenzio, non aveva mai denunciato quella bestia impazzita. Dove è finito l’istinto materno, l’istinto di protezione che ogni mamma ha? Ora Giuseppe non c’è più, è morto a causa delle percosse, è morto per mano del compagno della mamma. Il tribunale per i minorenni, fortunatamente ha sospeso la potestà genitoriale della donna, che non è degna di essere chiamata mamma.

A Genzano si è consumata la stessa tragedia, un uomo ha picchiato selvaggiamente una bimba di 22 mesi, attualmente è ricoverata in terapia intensiva al Bambino Gesù, rischia la vita. Il compagno della mamma ha inveito su di lei provocandole gravi lesioni, l’ha malmenata perché piangeva. La donna ha affermato con tutta tranquillità di non voler abbandonare il compagno, perché lui è la sua vita e ha bisogno del suo aiuto. Non importa se l’orco ha quasi ucciso sua figlia, l’importante è che lui stia bene. La piccolina è stata lasciata in balia di un soggetto con gravi problemi psicologici, la donna ha parlato addirittura di schizofrenia. Come può una mamma lasciare una bambina da sola con un uomo violento con gravi problemi? Come fa una mamma a sopportare il dolore di vedere il proprio figlio massacrato, percosso a sangue, torturato fino quasi a morire e non reagire? Il fatto ancora più inquietante è che queste donne difendono questi mostri. La paura di essere abbandonate è più forte dell’amore verso un figlio?

La violenza domestica è un fenomeno diffuso in tutti i paesi e in tutte le fasce sociali. Riguarda ogni forma di abuso psicologico, fisico, sessuale. Le vittime sono uomini, donne e bambini che spesso non denunciano il fatto per paura o vergogna. La violenza subita può portare conseguenze molto gravi nella vita psichica delle vittime, può far sviluppare problemi psicologici come sindromi depressive, problemi somatici come tachicardia, sintomi di ansia, tensione, sensi di colpa e vergogna, bassa autostima. Spesso chi vive in queste situazioni familiari, resta chiuso nel contesto di assoluta omertà, con la paura di denunciare i soprusi. Purtroppo i bambini che vivono in famiglie in cui la violenza è un habitué, apprendono che l’uso della violenza è normale nelle relazioni affettive, imparano a disprezzare le donne e le persone viste come più deboli. Da questo contesto familiare nascono gli orchi, nascono quelle persone che uccidono. Sono belve che hanno vissuto in un contesto povero di stimoli emotivi e affettivi. Probabilmente sono soggetti che sono stati vittime di maltrattamenti e quindi li rimettono in atto come se fosse l’unica realtà possibile, perché è l’unica che si conosce. Il noto psichiatra Paolo Crepet ha affermato con tranquillità che gli uomini sono violenti per colpa delle madri. «Bisognerebbe chiederlo a sua mamma. Ecco perché il femminicidio non è una questione di donne vittime e di uomini assassini. È una cosa molto più complicata: dietro l’uomo assassino c’è una donna, che è la mamma dell’assassino». Uomini violenti che ammazzano le donne, ammazzano i bambini. Per dire basta a questa violenta catena non resta che abbandonare l’omertà e denunciare.

Anna Ammanniti

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