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Editoriale – Le scarpe sulla riva del Danubio, per non dimenticare lo sterminio degli ebrei

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Editoriale – Le scarpe sulla riva del Danubio, per non dimenticare lo sterminio degli ebrei
27 Gennaio
19:00 2019
(di Anna Ammanniti) Sullo sterminio degli ebrei abbiamo tracce, testimonianze dei pochissimi sopravvissuti ai lager, racconti scioccanti sulla follia umana, l’odore della morte, il terrore della deportazione, la paura per i propri familiari i bambini, gli anziani, le persone deboli, l’angoscia di lasciarli morire, il senso di impotenza.

Di fronte alla morte non resta che fare silenzio, ma di fronte alla malvagità umana non bisogna tacere e soprattutto è essenziale non dimenticare. La Giornata della Memoria, il ricordo di quando l’odio, la discriminazione nei confronti di un popolo, portò al “la soluzione finale”,  il nome in codice usato per indicare l’eliminazione fisica sistematica degli ebrei d’Europa. Uomini, donne, bambini, anziani, dopo essere stati giustiziati vennero bruciati dai nazisti nei forni crematori.  L’Olocausto, il genocidio di cui furono responsabili le autorità della Germania nazista e i loro alleati. Uno dei peggiori crimini contro l’umanità, lo sterminio degli ebrei d’Europa, ritenuti da un pazzo esaltato, inferiori e indesiderabili. Gli ufficiali nazisti non ci hanno lasciato documenti precisi con un conteggio delle vittime, e per questo motivo calcolare quante persone siano state uccise dai nazisti non è un compito facile per gli storici. Sappiamo però che nelle fabbriche della morte furono uccisi sei milioni di ebrei, sterminati nei ghetti e nei campi di concentramento dalla cattiveria umana. Dati inquietanti, tra il 1933 e il 1945 furono uccise circa 15/17 milioni di persone a causa del processo di arianizzazione promosso da Adolf Hitler e dal regime nazista. Tra le vittime soprattutto gli ebrei, ma anche i Rom nello sterminio degli zingari morirono circa 300 mila; 250 mila disabili, minaccia all’integrità ariana; 8 milioni di gruppi non ariani, soprattutto slavi non furono soggetti a programmi di completo sterminio, ma di “riduzione numerica”, “pulizia etnica”; i dissidenti politici e gli indesiderabili (omosessuali, dissidenti religiosi). I nazisti confinarono gli ebrei dapprima nei ghetti, piccole aree completamente isolate dal mondo circostante, spesso recintate. Qui gli ebrei venivano deportati, obbligati a vivere in condizioni misere, venivano costretti ad indossare segni di identificazione, come bracciali, targhette e la stella di David gialla cucita sugli abiti. Dopo vennero studiate strutture dedicate allo sterminio, approntate in luoghi come Auschwitz, dove gli ebrei saranno eliminati in massa attraverso metodi come le camere a gas.

A Budapest, sulla riva del Danubio, nei pressi del Parlamento Ungherese, c’è un toccante memoriale dell’Olocausto, un monumento, opera di Can Togay  e Gyula Pauer. Sono allineate sessanta paia di scarpe di bronzo sul ciglio della banchina della sponda del fiume. Scarpe logorate di bambini, donne, uomini, lasciate lì, abbandonate in modo disordinato vicino all’acqua, come se i loro proprietari se le fossero appena tolte. Osservandole da vicino si nota che le scarpe sono di ferro, sono arrugginite, questa è l’angosciante opera di Togay e Pauer, il memoriale in onore degli ebrei ungheresi, uccisi nella seconda guerra mondiale, sulle rive del Danubio dai miliziani del Partito delle Croci Frecciate. I miliziani trattarono le vittime senza pietà, dapprima furono imprigionate nelle loro stesse case, nel ghetto di Budapest, in seguito le assassinarono pubblicamente. Gli ebrei venivano trascinati lungo il fiume Danubio, legati a gruppi di tre, adulti o bambini, bendati, solo uno di loro veniva ucciso con un colpo alla nuca. Posizionando le vittime sul bordo dell’acqua, cadevano tutti insieme nel fiume, il cadavere trascinava con sé le vittime ancora vive. I pochi che sopravvivevano venivano uccisi dai miliziani che sparavano dalla riva del fiume, in un tragico ed infame tiro al bersaglio. Il Danubio era conosciuto come “il cimitero ebraico”. Quelle scarpe da donna col tacco, calzature da lavoro, consunte o meno, scarpe da bambino, il monumento per ricordare l’inquietante disumanità che avvolse l’Europa in quel periodo.

Anna Ammanniti

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