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Editoriale – Lazio Pride, la libertà di manifestare… un principio di tutti!

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Editoriale – Lazio Pride, la libertà di manifestare… un principio di tutti!
08 Giugno
09:33 2019

 

 

 

(di Andrea Tagliaferri) Il Pride di Frosinone (e non Gay Pride come molti erroneamente chiamano non cogliendo una sottile ma fondamentale differenza), a leggere i commenti sui social, le dichiarazioni di alcuni esponenti politici e visti i rallentamenti nelle pratiche relative all’organizzazione più o meno voluti, fa già riflettere ancor prima della parata vera e propria.

E questa è la conferma che la scelta del capoluogo ciociaro per il Pride Lazio quest’anno sia stata la più azzeccata. C’è bisogno di svegliare questa provincia e portarla al passo con i tempi, al di là dell’essere pro o contro i temi che rappresenta. Si, perchè non è questo lo scopo del nostro editoriale, che vuole difendere i due principi fondanti della nostra professione e della nostra vita, garantiti costituzionalmente, ma troppo spesso messi in discussione in questo difficile periodo storico. E’ così che la redazione di Tg24 vuole affermare che la libertà di parola, di manifestare il proprio pensiero e di scendere in piazza a difendere le proprie istanze (quando legittime), sono intoccabili così come fatto in ogni occasione.
Al di là dell’essere favorevoli o contrari alle esagerazioni colorate e colorite delle parate dei Pride, che è una questione di gusti personali (ovviamente parliamo di esagerazioni legali e che non varchino il senso della decenza), una cosa va affermata con forza: una manifestazione pacifica e in linea con le leggi vigenti, qualunque essa sia e di qualsiasi tema parli, non può essere negata, ostacolata, denigrata.
Non lo si farebbe con una manifestazione religiosa di ebrei, ortodossi, buddisti, non lo si farebbe per una manifestazione dei diritti delle persone di colore, non lo si farebbe per i diritti di persone con disabilità, non vedo perché lo si possa permettere o lo si debba accettare per la manifestazione pro diritti civili di una consistente parte della popolazione.
Questa cosa non è propria di uno Stato di Diritto, di una Democrazia come quella dettata dalla nostra Carta Costituzionale che all’articolo 3 recita esplicitamente che «tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche e di condizioni personali e sociali», sancendo il principio della uguaglianza giuridica dei cittadini (uguaglianza formale) intesa come regola fondamentale dello Stato di diritto. Costituzione che va anche oltre, perchè al secondo comma, assegnando allo Stato il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che di fatto limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, sancisce, anche l’aspirazione all’uguaglianza di fatto (o uguaglianza sostanziale). Per questi motivi questa resistenza alla libertà altrui va combattuta senza se e senza ma, da sinistra, da destra, dal centro, senza distinzione di colori perché se un partito è nell’alveo costituzionale, a certi principi non può derogare in nessun caso. Non è, infatti, una distinzione tra progressisti e conservatori, bensì tra persone democratiche e persone  illiberali. Non si sta chiedendo a politici e cittadini di scendere per forza in piazza al fianco dei manifestanti che credono in questi diritti, che denunciano discriminazioni, anche se sarebbe auspicabile l’appoggio di tutti su certi temi come la lotta alle discriminazioni, ma almeno di evitare di ostacolare, sbeffeggiare e insultare chi lo fa, perché difendere la libertà di ciascuno di manifestare il proprio pensiero dovrebbe essere una priorità DI TUTTI poichè se lo si comincia a vietare agli omosessuali, verrà poi il giorno che lo stesso atteggiamento lo si terrà nei confronti dei disabili (come già in parte accade), lo si farà per altre confessioni religiose (come in parte già accade), come del resto lo si fa già abbondantemente per gli immigrati, ma sarà possibile per le persone sovrappeso, per chi è di destra, per chi è vegetariano e così via. C’è sempre un “diverso” da attaccare e a seconda del periodo storico e di chi va al potere, se non c’è un sostrato democratico forte e saldo, il rischio di diventare vittima di razzismo può capitare a chiunque. Come si dice… la ruota gira e non ci vuole nulla a passare da una parte all’altra, dall’essere discriminante a discriminato. Quindi anche solo per “egoismo” si dovrebbe tutelare il diritto di tutti di scendere in piazza pacificamente a manifestare il proprio pensiero.
Andando, poi, sul contenuto specifico del pregiudizio sul Pride o sui Gay Pride, giudicati da molti troppo estremi, volgari e quant’altro, c’è da chiarire alcuni concetti: se siamo d’accordo sulla libertà di pensiero, parola e manifestazione degli stessi, non la si può vincolare o “moderare” secondo i nostri gusti personali. A meno che non violi le leggi dello Stato, la libertà sancita nella Costituzione non può avere limiti. Può piacere o non piacere ma certamente non può essere oggetto di trattativa. Tra l’altro si parla senza cognizione di causa, solo per schemi, per sentito dire o per qualche immagine colorita vista sui mass media che, secondo la normale logica delle vendite, ovviamente non mostrano tanto le migliaia e migliaia di famiglie, bambini, persone comuni che popolano queste manifestazioni, ma vanno a pescare quelli più appariscenti, colorati e coloriti. Fa più scoop un uomo vestito di pelle nera o al guinzaglio che due mamme con un bambino, una coppia mano nella mano e così via.
In più, visto che si tratta anche di sensibilità personali, c’è ovviamente anche chi esagera, come in qualsiasi altro contesto o manifestazione, ma questo non può e non deve inficiare l’importanza di un’intera massa critica che scende in piazza a manifestare su temi così importanti come l’uguaglianza, la lotta alla discriminazione etc. Se due tifosi di calcio gridano insulti razzisti dagli spalti non condanniamo certo l’intero mondo del calcio o delle tifoserie. Così come non condanniamo l’intera comunità studentesca quando manifesta e alcuni gruppi isolati magari infiltrati mettono a ferro e fuoco la città. Se una cosa non ci piace, non la facciamo o ci voltiamo dall’altra parte, certo non stiamo lì a condannarla, a passare giornate intere a scrivere post razzisti, commenti volgari sotto gli articoli che parlano di Pride, o addirittura, ad ostacolarne lo svolgimento. In quel caso si parla di “razzismo” e di illiberalità che- questi si – sono atti da censurare e, a volte, anche reati. Anche perché come spiega ormai da decenni la psicologia, se ci si irrita così davanti ad un tema o ad un evento che in realtà è del tutto normale, è sintomo e segno che qualcosa “non va in noi”.
Da ultimo, da persona che non ha mai preso parte ad un Pride, non per contrarietà ma per puro caso, tempo addietro ho lanciato un sondaggio social, passato inosservato, ma che poneva ingenuamente proprio una questione di questo tipo: per il Pride di Frosinone preferireste uno stile sobrio e contenuto per non dare adito a critiche ed accuse facili da parte di chi è contrario, forze estreme e popolo facilmente influenzabile, oppure lasciare a tutti la libertà di manifestare se stessi come si vuole senza censure? (ovviamente nel limite della decenza e della legalità). In seguito, tuttavia, anche grazie al confronto con amici, conoscenti o semplici contatti social, ho capito che la domanda era sbagliata già in sè perché se ci si fa il problema di dover apparire diversi da quello che si è solo per compiacere qualcuno, allora si perde in partenza. E il motivo principale, fondante del Pride è proprio ribadire L’ORGOGLIO DI ESSERE COME SI È.

Andrea Tagliaferri

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