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Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Editoriale – Il virus non ha ucciso solo 33mila persone, ha annientato milioni di neuroni

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Editoriale – Il virus non ha ucciso solo 33mila persone, ha annientato milioni di neuroni
03 Giugno
11:01 2020
(di Anna Ammanniti) La pandemia Coronavirus ha costretto gli italiani in casa per quasi 3 mesi. Chi doveva lavorare lo ha fatto comunque, uscendo tutti i giorni, è stato a stretto contatto con il virus.

Qualcuno non è più tornato a casa, penso ai dottori, agli infermieri, alle forze dell’ordine, ai volontari, ai 33 mila morti di Coronavirus. I bambini e i ragazzi restano le persone che meglio si sono adeguate alla pandemia. Chiusi nelle stanze hanno portato avanti con sacrificio il loro compito, quello di imparare. Le persone che hanno lavorato in smart working e ancora oggi lo fanno, nel silenzio delle loro scrivanie, hanno dato un grande contributo a tutto il Paese. Poi penso ai malati di ludopatia, costretti in casa senza macchinette, senza i gratta e vinci, saranno usciti ancora più fuori di testa; penso ai tossici dipendenti con le piazze chiuse avranno avuto difficoltà nel reperire droga; penso ai ladruncoli, ai truffatori, ai rapinatori, ai furbetti in genere dell’illegalità, obbligati in casa, abituati senz’altro ai domiciliari forzati, ma saranno andati ancora di più fuori di testa. Finito il lockdown si sono riversati nelle piazze e invece di ringraziare come è andata a finire, parlano di dittature, di virus lanciato dagli alieni e di pandemia inesistente.  Si percepisce, si tocca quasi con mano il loro disagio, la rabbia smisurata dell’essere stati quasi 3 mesi senza i loro vizietti, le loro condotte criminali. Ora sono arrabbiati, la loro rabbia fa paura, alcuni di loro sono arrivati addirittura a invocare la morte del presidente della Repubblica. Il disagio va curato, l’astinenza spesso sfocia in violenza, siamo un popolo civile che troppo spesso viene macchiato dall’atteggiamento surreale di teste vuote, che private dal loro malaffare, attentano la serenità e la salute di un’intera comunità.

Anna Ammanniti

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