Aggiornato alle: 20:30 di Sabato 15 Giugno 2019
Testata Giornalistica Telematica n.1/12

Editoriale – Il giorno della memoria “Avevo i capelli lunghi”

 ULTIME NOTIZIE
Editoriale – Il giorno della memoria “Avevo i capelli lunghi”
27 Gennaio
09:00 2019
(di Ester Evangelisti) Avevo i capelli lunghi sempre legati in una coda alta che mi rincorreva per le strade del mio piccolo mondo.

Avevo i capelli lunghi e qualche ciuffo ribelle che non stava mai al suo posto, così ribelle che s’ostinava, imperterrito, a fermarsi sulla mia fronte pulita per poterla accarezzare. Ricordo ancora, se solo mi sforzo, di quante volte ho piegato le labbra all’insù per frenare, con uno sbuffo, il loro timido solleticare…

Avevo i capelli lunghi e profumati.

Profumavano di quella vita spensierata fatta di gonne al vento, giravolte con le scarpe nuove; profumavano di quella vita, fragile e timida, che lasciavo nascondere dietro il rossore delle guance giovani, sotto la sabbia calda che mi colorava gli occhi immacolati…

I miei capelli profumavano di vita, quella vita potente che ornavo di sogni e speranze, quella vita che mi stringevo addosso ad ogni passo, perché era mia. Mia come il cappotto rosso, quello che amavo tanto, quello che m’aveva regalato papà, quello che lasciavo rattoppare da mia mamma per non dovermene separare, quello che ora, addosso, non sento più…

Non ricordo più che sapore ha il calore, non ricordo più che forma hanno le carezze. Il mio corpo, ormai, ha imparato a piegarsi solo sotto la mano che vibra sulla pelle per squarciarla.

Ha imparato a supplicare acqua per strappare dalla bocca quel sapore amaro che m’hanno forzato ad ingoiare, che m’hanno forzato ad accettare come mio, come se fosse amara la mia vera essenza, come se non avessi mai conosciuto o meritato la dolcezza.

Il mio corpo, ha imparato a sottostare, straziato, al dolore dilaniante, feroce, quel dolore randagio che ti s’attacca addosso come un lupo affamato, che t’affonda i denti sulla pelle che sembra mancare, che non ti dà tregua, non ti lascia respirare, che t’afferra, ti strattona e affonda, affonda, affonda sempre di più fino a graffiarti le ossa per godere delle loro urla, del loro sangue che cerca un po’ di sollievo, che spera in un po’ di pace…

Pace…

Il mio cuore non la sente più.

Il mio cuore non lo sento più.

L’ho lasciato rotolare tra i capelli che m’hanno buttato a terra, e l’ho visto morire calpestato sotto la morsa soffocante del potere, sotto lo sguardo assassino della superiorità, sotto il peso di un corpo umano come il mio, così simile al mio…

Avevo i capelli lunghi ma, ora, se alzo la mano sento solo vuoto, il nulla, il loro sfiorarmi le dita non lo avverto più.

Avevo un nome bello, che amavano, un nome che m’hanno strappato, un nome che non riesco a pronunciare più.

Avevo una vita felice ma, ora, quella vita che tanto amavo attraversare, non ce l’ho più.

Io non ci sono più,

“per la colpa di esser nata.” (Liliana Segre).

Ester Evangelisti

Articoli Correlati

LE PIU' LETTE