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Ceccano – Negato il sequestro dell’impianto di depurazione Asi

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Ceccano – Negato il sequestro dell’impianto di depurazione Asi
05 Agosto
18:33 2020

 

 

 

 

Con un’articolata indagine diretta dal Pubblico Ministero presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, Dr. Alberto Galanti, e condotta dal Corpo Forestale dello Stato e da Arpa Lazio, è stata messa in discussione l’intera gestione del Depuratore di Ceccano, di proprietà dell’Asi di Frosinone e gestito dalla società AeA S.p.a, che hanno affidato le loro difese agli Avvocati Sandro Salera, Domenico Marzi, Vincenzo Pastorino e Paolo Marandola.

In particolare, con riferimento ad episodi e fatti che sarebbero avvenuti dall’anno 2016 in poi, sono stati ipotizzati agli enti e alle società coinvolte, e ad alcuni loro dirigenti, i reati di Inquinamento ambientale, di traffico illecito di rifiuti, di esercizio dell’attività di gestione di rifiuti in assenza della prescritta Autorizzazione Integrata Ambientale.
La Procura presso la DDA di Roma a sostegno delle proprie ipotesi aveva anche richiesto il sequestro preventivo dell’impianto e la contestuale nomina di un amministratore giudiziario che gestisse in luogo dei preposti il depuratore che serve la Valle del Sacco.
Già in una prima fase le difese erano riuscite a chiarire la posizione dei propri assistiti, tanto che il Gip presso il tribunale di Roma non aveva accolto la richiesta di sequestro.
Contro tale provvedimento, tuttavia, il P.M. ha presentato un lungo ed articolato appello al Tribunale del riesame di Roma che ha fissato apposita udienza per decidere se accogliere la reiterata richiesta di sequestro e di nomina dell’amministratore giudiziario.
In tale occasione il Consorzio Asi e AEA SPA, , hanno potuto dimostrare, attraverso la produzione di memorie, documenti e lunga discussione orale, la assoluta correttezza della gestione del depuratore e l’infondatezza delle misure richieste.
Il Tribunale del Riesame di Roma, accogliendo le tesi del collegio difensivo costituito dagli Avvocati Sandro Salera, Domenico Marzi, Paolo Marandola e Vincenzo Pastorino, ha rigettato l’appello proposto dalla Procura presso la DDA di Roma, ritenendo ancora una volta che non ci siano le condizioni per il sequestro dell’impianto.

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