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Castelliri – Parroco condannato per circonvenzione d’incapace, agli eredi il diritto di reclamare il risarcimento

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Castelliri – Parroco condannato per circonvenzione d’incapace, agli eredi il diritto di reclamare il risarcimento
14 Gennaio
22:03 2021

 

Sembra non avere fine la vicenda di cui è protagonista don Arcangelo D’Anastasio, sacerdote originario di Civitella Roveto.

Nel 2013 il prete era stato condannato in primo grado dal Tribunale di Cassino, oltre che alle spese processuali, a 16 mesi di reclusione e ad una provvisionale a favore della parte lesa di 120mila euro, per circonvenzione di incapace ai danni di un’anziana donna di Castelliri, insegnante in pensione. I fatti risalgono al 2009 quando don Arcangelo era parroco presso il piccolo paese: la donna, poco prima di morire, ricoverata in una clinica del sorano, testimoniò dinanzi ai Carabinieri di essere strada soggiogata dal don che, approfittando della sua radicata devozione e delle sue fragili condizioni psicologiche, l’aveva convinta a trasferire sul conto del prete la somma di 110mila euro. Successivamente l’uomo di chiesa si era fatto firmare tre assegni per un totale di 30mila euro.
Poco prima della sentenza di condanna in primo grado don Arcangelo venne trasferito presso un’altra parrocchia. La donna è deceduta qualche mese dopo la denuncia per cui fu suo fratello a costituirsi parte civile, ma anche quest’ultimo è venuto a mancare. Adesso, nonostante il reato sia prescritto, gli eredi potranno far valere il loro diritto al risarcimento del danno subito: infatti in appello «il giudice ha confermato le statuizioni civili stabilite in primo grado in merito alla domanda risarcitoria, ovvero è stato disposto a favore degli eredi una provvisionale di €120.000 rimandando la liquidazione totale del danno a giudizio civile», così come spiegano gli avvocati Antonio Rosario Bongarzone e Federica Nardone. Parrebbe, tra l’altro, che gli eredi abbiano provveduto a far pignorare presso l’Istituto Diocesano per il Sostentamento del Clero anche la cosiddetta “offerta”, che ha sostituito la congrua, cioè la somma integrativa che l’Istituto elargisce ai sacerdoti.
Un illecito che si sarebbe consumato all’ombra del silenzio e della solitudine. Un episodio che ha sicuramente infangato l’impegno, l’abnegazione e lo spirito di sacrificio di tanti rappresentanti della Chiesa Cattolica che, ogni giorno, si dedicano al prossimo in maniera incondizionata, spinti semplicemente dall’amore verso il prossimo e dal “sogno” che la società possa presto riscoprire i valori fondamentali della condivisione.
Sara Pacitto

 

 

 

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